La "Cuccia", è frumento bollito con aggiunta di ceci. Si prepara il giorno della festa di S.Lucia.
L'usanza si fa risalire ad un miracolo di S.Lucia. Questa Santa fu martirizzata a Siracusa nel 304, al tempo di Diocleziano. Si racconta che nel 1646 a Siracusa, decimata dalle epidemie e dalla carestia,finirono le scorte alimentari, il Vescovo Elia De Rossi raccolse il popolo per invocare S.Lucia. Mentre la folla era raccolta in preghiera, entrò in chiesa una colomba con una spiga di grano, questo fatto fu giudicato come un presagio augurale. Infatti, quel giorno nel porto di Siracusa si erano rifugiate delle navi cariche di frumento per scampare ad una tempesta. Si gridò al miracolo e da allora ogni anno, il 13 dicembre, per la festa di S.Lucia c'è l'usanza di mangiare la "cuccia". A Castelbuono, poichè esiste una chiesetta di campagna dedicata alla Santa, l'ultima domenica di settembre vi è la festa con distribuzione di cuccia.

Caratteristica del Natale Castelbuonese è, la novena che viene cantata con l'accompagnamento degli strumenti del gruppo di canto popolare dei Lorimest. Ogni sera per nove giorni, nelle edicole votive del paese, viene eseguito il "Viaggiu dulurusu di Maria cu lu so spusi", cioè il viaggio che Maria e S.Giuseppe compiono per recarsi a Betlemme dove dovrà nascere Gesù. Tutta la gente del quartiere interessato, si riversa in strada e partecipa alla novena con un calore spontaneo e un'adesione che trascende il momento religioso. Nel periodo natalizio Castelbuono si riempie di luci: luci dei negozi, e luci dei lampioncini che insieme alle stelle di natale vengono predisposti dall'amministrazione comunale, per ornare le vie principali che si animano di un'atmosfera festaiola.. Da ammirare gli artistici Presepi nelle chiese, secondo la rigorosa tradizione voluta da S.Francesco. La foto ritrae il Presepe dell'artista castelbuonese Michele (Enzo) Sottile, allestito in Piazza Margherita, originalissimo nella struttura ed esaltato dalla degnissima cornice della piazza medievale.

Il Carnevale Castelbuonese ha una storia forse secolare; infatti, era considerato una forma di divertimento popolare per eccellenza. Puntuale ogni anno nel suo duplice aspetto di privato e pubblico, il carnevale trascorre tra sfilate di carri, balli nei locali adatti o adattati, satira, nella forma del cabaret, dei personaggi, politici e non, di Castelbuono, sempre nei limiti del decoro e della decenza. Oggi il carnevale castelbuonese va sempre più perdendo l caratteri originali per conformarsi, agli standard isolani e nazionali che, trova la sua espressione più fastosa nella sfilata dei carri allegorici, che riproducono fatti e personaggi locali. Una volta il carnevale castelbuonese si identificava con il Veglione al Teatro Comunale, dove tra balli sfilavano, sul palcoscenico, i gruppi che recitavano in prosa ed in versi, alternando parti cantate, la loro satira ai personaggi locali disposti a subire e a riderci sopra.Tra i Gruppi che hanno fatto la storia del Veglione castelbuonese vi sono: Gruppo Associato - Rififì - Scarpone - Poeta - Figli di nessuno - 2001 - Niputi da zà Cicca - Scarafuna etc. Il merito di questi gruppi è anche quello di aver salvato una tradizione che a Castelbuono ha radici antiche, infatti si può riallacciare ai Giullari della Corte dei Ventimiglia.

La festa di San Giovanni Battista ricorre il 24 giugno. A Castelbuono c'è l'usanza di mangiare le fave bollite. Nelle piazze e nelle vie vengono approntate enormi pentole di rame "le quarare" dentro cui si mettono a cuocere le fave. E' quasi un rito propiziatorio per l'avvenuto raccolto, di sapore pagano, ma ricco di fascino. Tra fave appena scolate e fumanti, vino, e musica di mandolini chitarre e fisarmoniche, scorre una festa tra schiamazzi e tanto divertimento fino a tarda notte, consapevoli che una volta l'anno è lecito fare "follie". La tradizione è tenuta viva dalla locale ProLoco, che ogni anno mette a disposizione le fave per tutti coloro che ne fanno richiesta.

 

 

L'Arruccata dei Ventimiglia. E' una manifestazione storico-folkloristica tratta dall'omonima opera del poeta castelbuonese Giuseppe Mazzola Barreca. Essa è la rivisitazione della storia di Castelbuono attraverso i personaggi che ne hanno scritte le pagine lungo i secoli fino al 1860. I Ventimiglia, o meglio il loro insediarsi da padroni, mecenati, benefattori sulle Madonie e ad Ypsigro (Castelbuono) in particolare, è il tema dominante di tutta la trama dell'opera che viene rappresentata in due fasi: la prima attraverso una sfarzosa sfilata in costume d'epoca,lungo le vie principali della citta'; la seconda con la recita, nel luogo naturale di piazza castello, in cui i vari personaggi si snodano lungo le rampe, rievocando suggestioni di altri tempi, con i chiaroscuri di uomini e vicende,su cui troneggia la figura rassicurante di Sant'anna.Per l'occasione le vie cittadine, oltre al naturale aspetto medievale, vengono addobbate con i gonfaloni del casato Ventimiglia, Principi di Castelbuono, ricreando, atmosfere d'altri tempi propri della Capitale dei paesi della contea.