1° maggio – il lavoro non è una ricorrenza ma una responsabilità

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».

L’articolo 1 della Costituzione non è solo un principio. È un impegno.

Un caposaldo che i padri e le madri costituenti hanno posto alla base della nostra democrazia: il lavoro come dignità, come libertà, come condizione essenziale per rendere effettivi tutti gli altri diritti.

Perché senza lavoro non c’è libertà.

E senza libertà non c’è democrazia.

Il 1° maggio si rinnova ogni anno dentro questa visione.

Ma porta con sé anche ferite profonde per la nostra storia.

79 anni dopo, Portella della Ginestra ci ricorda che il lavoro è sempre stato terreno di conflitto, di conquista, di resistenza per diritti, la dignità, per difendere la nostra terra e il suo futuro.

Oggi c’è ancora tanto, troppo da rivendicare.

Per le donne, che continuano a scontrarsi con disuguaglianze e pregiudizi, figli di una mentalità sterile.

Per tutti i lavoratori che, anche nei giorni di festa, tengono in piedi servizi essenziali, spesso considerati ancora invisibili.

Per chi nel precariato vive, ai limiti di ogni forma di sicurezza e di questo muore.

Per i giovani, soprattutto siciliani, che hanno competenze, energie, visione, ma non trovano più le condizioni e il coraggio per restare.

Lo spopolamento non è solo un dato percentuale. È fatto di volti, storie, vite, scelte forzate, possibilità negate.

È fatto di comunità che si svuotano e territori che rischiano di perdere la propria identità e il proprio futuro.

Per questo oggi parlare di lavoro è anche parlare di diritto a restare.

Come Partito Democratico Castelbuono ci crediamo, fermamente. 

Serve una visione politica nuova che metta al centro le persone, i territori, le comunità, che accomuni attorno al concetto di cura, che non è assistenza ma spirito di iniziativa e assunzione di responsabilità.

Il percorso intrapreso dal PattoxRestare rappresenta un’occasione concreta in tal senso. Una proposta politica capace di connettere bisogni e competenze, di trasformare l’economia sociale in opportunità stabile di lavoro, per costruire sviluppo a partire dai territori.

La proposta presentata all’Assemblea Regionale Siciliana il 29 aprile va in questa direzione: creare strumenti reali per generare occupazione, investire nei servizi, rafforzare la coesione sociale. Un progetto che le forze progressiste si sono impegnate a tradurre in legge e fatti.

Una strada alternativa a politiche che continuano a incentivare la partenza invece del radicamento e che premiano chi assume le nostre migliori risorse fuori dalla nostra terra. 

La Sicilia non ha bisogno di essere svuotata.

Ha bisogno di essere messa nelle condizioni di funzionare.

E questo significa investire nel lavoro, nei servizi, nelle infrastrutture sociali.

Significa credere nelle persone, soprattutto i più giovani e nella loro scelta politica di restare.

Lo diceva Danilo Dolci:

«Le parole non muovono le montagne. Il lavoro sì.»

Il 1° maggio deve tornare a essere questo:

non solo celebrazione, ma direzione.

Per la pace, la democrazia, la salute e la sicurezza, la Costituzione.

Un impegno collettivo per dare valore al lavoro, e quindi al futuro delle nostre comunità.

Perché solo allora questa potrà essere davvero la festa di tutti. 

La Segretaria 

Luciana Cusimano

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