26 luglio 1951. L’inaugurazione del Campo sportivo

Oggi, tre quarti di secolo fa, Castelbuono si dotava di un campo da calcio. Un luogo frequentato da generazioni di castelbuonesi, in campo e sugli spalti, sempre attratti dalla magia del pallone. Dapprima con le epiche sfide del Torneo delle Madonie, poi con i campionati federali, nell’epoca dell’AC Castelbuono, quando, accompagnati da un pubblico assai numeroso, in quattro anni si passò dalla Terza categoria alla Promozione. Ma oggi c’è spazio solo per dire come e quando tutto cominciò. Nell’accingermi a fare ciò, mi preme ringraziare Tommaso Raimondo che col suo recente ricordo di Salvino Russo questo pezzo mi ha ispirato, Mario Lupo, ultimo direttore del periodico Le Madonie, e la sua segretaria Concetta Mazzola per la cortese disponibilità e la tempestività con cui esaudiscono ogni richiesta di articoli del giornale, rendendo enormemente più semplici la realizzazione di questi tasselli di memoria collettiva.
*****
(Di Massimo Genchi) – Abituati come siamo a vederlo lì, nel Piano di San Paolo, ci fa ritenere che il nostro campo da calcio da sempre si sia trovato in quel sito. Invece, come qualcuno ancora tramanda, in origine, il luogo consacrato alle partite di pallone fu la Piazza castello, allora completamente sterrata, che difatti tutti chiamavano u Chian’â bbaddra, il piano della palla, anche se la motivazione vera del toponimo era legata ad altra palla, quella del pallamaglio ventimigliano, e non al pallone da football.
Rimane il fatto che era quello il sito in cui si svolgevano le partecipate partite di pallone, con le due rampe di accesso al castello a costituire formidabili gradinate, come testimoniano le tante fotografie del periodo a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta che videro contrapposti in sfide ormai mitiche e lontane, i nero-azzurri dell’opera balilla e giallo-rossi dei giovani fascisti.
Ma quello di Piazza castello era un campo piccolissimo, polveroso, cosparso di pietre aguzze, su cui ci si ristorava cadendo e in cui si poteva giocare sette contro sette stando anche un po’ stretti.
Non sappiamo quando il football arrivò a Castelbuono ma, sicuramente, già nel primo dopoguerra si giocava a pallone se, nei primi anni Venti – come riportato dalle cronache del Bancarello – i giocatori, stanchi di sfracellarsi sul fondo disastrato dû Chian’â bbaddra, avevano cercato un luogo alternativo che fosse, innanzitutto, più esteso e meno accidentato.

E lo individuarono a valle del Castello, dove un tempo era la chiesetta campestre di San Paolo, al limitare della quale sorgeva il vecchio cimitero (con i morti seppelliti a terra) o ciò che di esso restava, dato che da circa quarant’anni il luogo di villeggiatura eterna si era trasferito poco più in basso, esattamente a chilometro uno, come scherzosamente soliamo dire.
Al Piano San Paolo, una delle terre dove i castelbuonesi esercitavano il diritto di uso civico, giocatori, tifosi e giovani di buona volontà armati di pale, zappe, picconi e tanto entusiasmo, si trasferirono per spianarlo a dovere e trasformarlo in un adeguato campo da calcio. Ma si dovettero arrendere quasi subito per via del fondo che, per quanto piano, non era perfettamente livellato e di una collinetta, un cuzzarìeddru, che sorgeva lì in mezzo, che si sarebbe dovuta spianare, cosa di difficile realizzazione con poche e inesperte braccia. Ci volevano gli operai, quindi i soldi che, ovviamente, mancavano, ragione per cui desistettero e, loro malgrado, fecero ritorno al vecchio campo di Piazza castello.
U Chian’â bbaddra, in compenso, divenne teatro di agguerriti scontri calcistici per i decenni a venire e culla di talenti che avrebbero costituito l’intelaiatura delle prime squadre di Castelbuono che si sarebbero misurate con compagini esterne: dall’ala sinistra Peppino Aiosi al terzino Mario Russo, dai fratelli Lorenzino e Pietro Bonomo, difensore e portiere, a Santi Cucco e Vincenzo Lo Re, successivamente entrambi consiglieri comunali in schieramenti diametralmente opposti. Su Vincenzo Lo Re, a lungo ricordato in paese come una figura leggendaria, si veda la seguente finestra di storia politica di Castelbuono.
Finito il secondo conflitto mondiale, anche lo sport cercava di riprendere i suoi ritmi ordinari e le vecchie società sportive si ridavano forme organizzative più moderne. Non c’era più lo Sport Club Castelbuono, società di giovani artigiani e studenti, nata prima delle Grande guerra, che abbracciava la ginnastica, il ciclismo e l’atletica, con le organizzazioni delle prime edizioni del Giro podistico fin dal 1912, non c’erano più le società sportive legate al regime. L’impulso alla rinata attività sportiva venne da giovani appassionati quali il farmacista Guido Mitra, Totò Spallino, storico organizzatore del Giro, Silvestre Zito, cronometrista ufficiale di tante edizioni del Giro, Peppe Spallino, l’insegnante Peppino Galbo, figlio del veterano garibaldino Giovanni, tutti tra i fondatori della prima Polisportiva.
Come si sa, l’onorevole Pietro Sapienza, assessore supplente alla pubblica istruzione nel primo governo Alessi della Regione Sicilia, si prodigò per il finanziamento di opere pubbliche da realizzare a Castelbuono, fra cui i due edifici scolastici di San Paolo e San Leonardo e il campo sportivo, che però venne finanziato nella legislatura seguente, sotto il governo Restivo (1949-1951). Col finanziamento regionale di duecentomila lire e diverse somme raccolte in paese dai soliti animatori sportivi, si coronava l’antico sogno di un campo sportivo degno di tal nome.

E finalmente, il 26 luglio 1951 alle ore 17,30 alla presenza di un gran numero di spettatori, avveniva la tanto attesa inaugurazione del campo da calcio con la consegna dell’impianto da parte dell’Amministrazione comunale ai dirigenti della Polisportiva. Per l’occasione, si affrontarono la squadra di casa e il Campofelice.
Il Castelbuono con la classica casacca granata (forse perché dello stesso colore della bandiera di Sant’Anna o forse in onore del grande Torino) si schierò con Pietro Bonomo fra i pali, Mario Russo e Lorenzino Bonomo sulle fasce, Angelo Marzari e Vincenzino Raimondi centrali, Giovanni Schicchi laterale sinistro, Santi Cucco ala destra, Franco Lupo e Salvino Russo interni, Peppino Aiosi e Vincenzo Lo Re di punta.

A parte il veterano ma sempre forte Peppino Aiosi e i meno che trentenni Lorenzino Bonomo, Mario Russo, Marzari e Lo Re, gli altri erano giovanissimi con Salvino Russo e Franco Lupo che di anni ne avevano appena diciassette.
Il Castelbuono si impose sorprendentemente per 5-0. Dopo che Aiosi aprì le segnature, i locali raddoppiarono su punizione realizzata Lo Re alla fine del primo tempo e, nella ripresa, dilagarono andando in rete con Schicchi, Salvino Russo e ancora Lo Re.
A partire dal 1952 il Castelbuono avrebbe partecipato al Torneo delle Madonie dove si segnalò per l’ottimo terzo posto e per la sonora sconfitta per 3-1 inflitta all’invincibile Bompietro, una sorta di nazionale brasiliana dell’epoca. Negli anni a venire, in quella squadra dei ragazzi di Sant’Anna del 1951, sarebbero stati inseriti altri giocatori molto forti, quali Alaimo, Cicero, i cugini Prestianni, che insieme agli altri non meno terribili compagni avrebbero portato “il grande Castelbuono che tremare il mondo fa” a primeggiare per tutti gli anni Cinquanta nel Torneo delle Madonie, arrivando in finale nel 1955, persa con Alimena, pur schierando una squadra attrezzatissima, affermandosi nelle edizioni del 1958 e del 1959 e perdendo la finale del 1960 col Bompietro.
Della squadra di Sant’Anna 1951, nel Castelbuono due volte campione, rimasero soltanto Santi Cucco e Franco Lupo ma il ricordo di quei ragazzi con la maglia granata rimase a lungo ben vivo nella memoria degli amanti del pallone non solo di Castelbuono.

Caricamento articoli correlati...