Caro avv. Lupo è giunta l’ora di abbattere il muro del silenzio

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6 Commenti

  1. La Verità ha detto:

    Grande Massimo, come sempre. Parole sante e vere. Purtroppo tutto quello che dici è la triste verità

  2. Angelo ha detto:

    Complimenti vivissimi prof. Genchi, Castelbuono ha gli uomini e le donne capaci di riportare in paese quella libertà, e quella serenità di cui il paese ha di bisogno.

  3. mario ha detto:

    Super Massimo la tua onesta INTELLETTUALE da una carica importantissima a questa comunità , condivido in toto quanto scritto .

  4. sociologo ha detto:

    Mi chiedo se veramente è esistita un tempo quella comunità cui lei fa riferimento, perché se n’è perso perfino il lontano ricordo, tanto è pessima l’aria che si respira.
    La decadenza culturale di Castelbuono data dal 1993, l’anno della “rivoluzione democratica” , della presa di potere da parte di forze che dovevano costruire sulle “ macerie” lasciate dalla classe politica che avevano sconfitto con le denunzie del 1992, che poi si risolveranno in una assoluzione piena per gli imputati .
    È stato un processo lento, inarrestabile e molti fattori hanno contribuito al decadimento della società castelbuonese, ma la prima radice sta nella delittuosa rottura operata da quei fatti: il paese si è spaccato, nel corpo sociale si sono insinuati paura e diffidenza verso l’altro, prima nell’ambito politico e poi in tutte i rapporti sociali.
    Castelbuono aveva un’anima, una identità, si nutriva di memoria e di futuro a tutti i livelli e, fatto importantissimo, a Castelbuono si DIALOGAVA, magari scontrandosi fortemente, ma tutti ( il bracciante , il pastore, l’artigiano, l’impiegato, il professionista, l’universitario…) partecipavano con passione alla discussione sui temi di interesse pubblico, e spesso si approdava a soluzioni condivise.
    Ovviamente , anche per tanti altri fattori, ( non solo per colpa della politica) questo non avviene più e l’interesse individuale o familiare prevale del tutto su quello del bene comune.
    Ciò che riguarda tutti e, quindi, “ciascuno “è oggetto di totale disinteresse da parte dei più.
    Si deve ripartire dalle fondamenta, egregio professore Genchi, occorre davvero un sussulto di orgoglio e dignità da parte di tutti, non contro qualcuno , ma contro un pericoloso e purtroppo ormai diffuso modo di opinare e di agire che si riassume nella frase: “ Ma a mia chi m’ interessa?”
    La frase peggiore che si possa udire, in cui si esprimono insieme il disamore per la propria terra, la mancanza di cura per il futuro dei propri figli e la rinuncia alla propria essenza profonda di uomo che è davvero tale solo se realizza pienamente la sua natura di animale sociale, (politicon) come ci insegna Aristotele.

    • Giuseppe ha detto:

      quanto espresso da sociologo è vero, ed è anche una conseguenza di quanto accade a livello nazionale. Poi se mi permette, io ritengo che quella comunità che si evoca e si dipinge sembra come quando Tito Livio, almeno mi par fosse lui, rimpiangeva i re di Roma che governavo da un trono di giunchi. Reminescenze dei tempi del Mandralisca a parte, io ritengo che forse si idealizzi il passato, vestendolo di ciò che non è mai stato. Semmai cosa è cambiata è l’educazione delle persone che oggi fanno politica, sia in senso letterale che in senso lato e culturale. FIglio di trenta anni di esposizione a talk show divenuti combattimenti di galli nel pollaio.
      La classe politica precedente aveva fatto altre scuole, altra disciplina, altra educazione anche a casa.Tutto altro. Così pure la sfiducia totale nelle istituzioni, quando una generazione sentiva l’obbligo di impegno nella politica, oggi le migliori teste ne rifuggono come la peste. Veramente, ma:” a me chi mi ci porta?”.

  5. sociologo ha detto:

    Come dice Giuseppe, si tende sempre a rimpiangere il passato o a mitizzarlo, questo è vero, ed è anche vero ( come accennavo nel mio intervento) che si sono molti altri fattori che hanno portato a questo stato di cose, tra cui il ruolo diverso della scuola e dei media
    e se mi è consentito, anche lo spettacolo offerto da moltissimi politici, incompetenti, disonesti, carrieristi … da qui l’equazione politica = cosa sporca …
    Ma , nel nostro paese, è innegabile che i fatti del 92 hanno segnato il passaggio da un modo e un mondo politico – pure pieno di storture e contraddizioni, ma dove finiva col prevalere la nozione di bene comune e quindi uno spirito costruttivo- ad un modo e ad un mondo totalmente diverso , dove prevale il proprio “ particolare”.
    Questo, almeno, risulta dall’analisi ( confutabile) del sociologo. E anche dalle testimonianze di tutti i protagonisti del tempo che fu, oltre che dai cittadini più attenti e sensibili alle vicende della nostra storia.
    Ma non è questo il luogo per un dibattito che sarebbe , questo sì, davvero interessante.

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