Castelbuono fa il pieno di turisti per l’infiorata. Piazza Armerina e Randazzo si aggiudicano ex equo il gran premio del Mediterraneo

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1 Commento

  1. Antonio ha detto:

    riporto il contenuto di un articolo di Gian Antonio Stella di ieri, sul corriere… si commenta da solo

    Nel 1951, quando sulle Madonie grandi auto e grandi piloti si contendevano la Targa Florio, l’intero Pil siciliano era un ottavo di quello italiano, oggi è un ventesimo



    «Eio lasso ‘a casa mia, lasso ‘o paese, / e me ne vaco ‘n America a zappare. / Pe’ fa’ furtuna parto, e sto nu mese / senza vede cchiú terra: cielo e mare. / E lasso ’a casa mia, l’Italia bella, / pe’ ghi luntano assaie, ’n terra straniera…» Centoquattro anni dopo quel lamento di Raffaele Viviani nel testo teatrale Scalo marittimo, sono ancora davvero tante le contrade del sud che continuano a perdere abitanti. Dal 2002 al 2021, meno di vent’anni, ha scritto sul Sole24ore, in un reportage sulle Madonie, Nino Amadore, uno dei più attenti osservatori della Sicilia, «solo tre comuni (Cefalù, Campofelice di Roccella e Lascari) su 21 considerati sono cresciuti in termini di abitanti mentre tutti gli altri hanno avuto un calo vistoso: in aggregato la flessione è stata di oltre il 23,5%». Quasi un abitante su quattro: «Sono sparite oltre 11.000 persone: un paese».
    Non sta scendendo giù soltanto la frana che da mesi spaventa Polizzi Generosa, il paese d’origine del regista Martin Scorsese e dello stilista Domenico Dolce. Sono tutte le Madonie che slittano verso una povertà simile a quella che spinse centinaia di migliaia di siciliani ad andarsene lontano a cercar fortuna. Nonostante alcune eccellenze imprenditoriali, dice un sondaggio fatto da un gruppo di ragazzi del movimento Controcanto, con base a Petralia Sottana, «quasi un madonita su quattro tra quelli emigrati non è disposto a tornare nemmeno a parità di condizioni di lavoro o di studio». «E sempre secondo quel sondaggio, insiste Amadore, tutti i comuni madoniti mostrano un tasso di decrescita medio del 10% in dieci anni». Da brividi.
    Spiegò pochi anni fa Ivan Lo Bello, protagonista di un momento di speranza dell’imprenditoria siciliana, che «nel 1951 il Pil pro capite isolano era al 64,8 % della media italiana e, dopo essere salito fino al 74 nell’’83, è poi inesorabilmente retrocesso fino a precipitare al 64,4 % nel 2012. Insomma, «in sei decenni la Sicilia, a parte la crescita drogata dalla spesa pubblica, si è impoverita». In quel 1951, quando sulle Madonie grandi auto e grandi piloti si contendevano la Targa Florio, l’intero Pil siciliano era un ottavo di quello italiano, oggi è un ventesimo. Come mai? Lo sanno tutti, come è andata. Lo sanno, lo sanno…
    DECRESCITAEMIGRAZIONESICILIA
    7 giugno 2022, 22:58 – modifica il 7 giugno 2022 | 22:58

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