Chi è il proprietario del Parco delle Madonie? Il Cinghiale

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8 Commenti

  1. Filippo botta ha detto:

    La verità e’ una ed una sola la gente che non vive nei paesi dentro al Parco non riesce a capire i problemi e le difficoltà in cui sono costretti a convivere gli operatori che avrebbero bisogno si’ della natura incontaminata ma non attaccata continuamente dalle devastazioni dei suidi che ormai rimangono gli unici reali padroni del parco del nostro territorio della nostra economia che si trova sempre più’ ridotta agli angoli della tollerabilità . Il presente appello dovrebbe allertare tutte le amministrazioni locali ad una concentrazione massiccia e forte nei confronti delle istituzioni regionali affinché una volta per tutte si ponga fine ad una questione che sta assumendo toni sempre più’ drammatici. Siamo stanchi per la situazione economica in cui siamo relegati ma siamo ormai scoglionati di dovere tollerare ancora tante scellerate prese di posizioni regionali!!! Non tramutate in soluzioni risolutive del problema!!!
    Siamo stanchi trasformiamo una situazione deleteria in una risorsa economica con meccanismi che già esistono in altre parti di Italia

    • Antonio ha detto:

      che poi non regge neppure la tutela “biologica” infatti ormai non è neppure corretto parlare di cinghiale, ma semmai di suidi inselvatichiti che non rappresentano nè una specie originaria dell’habitat, seppur reintrodotta utilizzando il ceppo più simile, nè un elemento di biodoversità animale.in assenza di nemici naturali (uomo compreso) che ne controlli la popolazione, questa semplicemente continuerà a espandersi.
      ho letto da qualche parte che già era stata effettuato un esperimento del genere (non ricordo peròse sulle madonie o sui nebrodi)nella prima metà del secolo scorso. ed anche lì crescita divergente della popolazione…finchè fu eradicata con la caccia, allora risorsa anche alimentare di molte famiglie.

    • Antonio Di Garbo ha detto:

      Carissimo Filippo, purtroppo da qualche tempo viviamo in un mondo in cui tutti hanno diritti, tranne le persone normali. In un tempo futuro, quando saremo in via d’estinzione, forse allora saranno i suidi a salvaguardare la nostra specie!

  2. Roberto ha detto:

    (Premettendo che le femmine di cinghiale danno alla luce dai 6 ai 12 cinghialetti per parto.ed io sono personalmente contrario alla caccia)
    “Non si può tollerare che l’ambientalismo fondamentalista del “NO!” a priori alla caccia abbia il sopravvento sulla necessaria risoluzione di una situazione
    che minaccia sempre più la conservazione delle biodiversità e la salute dell’uomo”, io mi chiedo: dove sono le proposte concrete per risolvere il problema? se anche volessimo confermare il “NO!” alla caccia, quali sarebbero allora le misure alternative da adottare? Ci sono delle idee?? Perchè non vengono immediatamente applicate?? Chi sono i responsabili di tutto ciò? “Non riusciremo mai noi poveri cittadini impotenti alla macchina burocratica della Regione Siciliana ad avere risposte a queste domande da chi guarda l’ambiente non nell’ottica dello sviluppo sostenibile, ma in quella unidimensionale della demagogia”. Il nostro bosco ha bisogno d’aiuto! Non aspettiamo che il problema diventi una vera e propria catastrofe,per poi dire; “si potevamo ma!”.
    “Si crei un centro di ricerca (magari catturando e dotando di micro-chip anche gps gli esemplari presenti nel Parco)affinchè ci sia un controllo delle nascite di quelle specie che, se presenti in eccesso, rischiano di essere pericolose per la tutela dell’equilibrio ecosostenibile delle aree naturali protette”
    Il tribunale del Tar ha bocciato la proposta di abbattimento mirato dei cinghiali nel Parco delle Madonie, dove questa specie in eccesso sta causando gravissimi danni, quantizzati nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. L’immissione dell’uomo nel territorio Madonita di un modesto numero di cinghiali che incrociandosi con nuclei di maiali inselvatichiti ha prodotto lo sviluppo incontrollato di popolazioni di voracissimi ibridi, che stanno determinando danni vistosi all’ambiente naturale e alla stessa agricoltura, con gravi ripercussioni sulla sicurezza dell’uomo e sull’economia del territorio”.
    Turismo è Territorio e Territorio è Turismo.

  3. Sandro Morici ha detto:

    Egregi signori, condivido pienamente le vostre considerazioni e lamentele. Vorrei solo ricordare che esattamente un anno fa (il 23 marzo 2013) l’Amministrazione comunale di Castelbuono organizzava un convegno sul problema-suidi con tanto di esperti, grandi professoroni, politici locali e regionali. Conclusione: un “gruppo di lavoro” avrebbe studiato il caso e avrebbe riferito in sede regionale. Ovviamente molti di noi abbiamo criticato fortemente tali comportamenti demagogici (…o per meglio dire…a presa per i fondelli), denunciando pubblicamente le gravi scorrettezze (vedi nostri interventi sui blog e sui periodici locali del tempo). Ebbene, passano gli anni e il problema resta tal quale, pur esistendo linee-guida nazionali ed internazionali risolutive, che risalgono a una ventina di anni fa. A questo punto non resta altro che aspettare che ci scappi il fatto di sangue (presumibile attacco di suidi a danno di un bambino), che intervenga la magistratura, che i cittadini si costituiscano parte civile e che i responsabili (irresponsabili) abbiano infine le giuste condanne penali.

    • natale ha detto:

      il Sig.Sandro ha pienamente “ragggione” se non succede il danno non si muove nulla perchè il gruppo di cacciatori che c’era e stato sciolto?,,perchè l’ente parco non esercita il potere di tutelare otre agli animali coloro che vivono nelle campagne in e dentro il parco? .La prevenzione dove sta? ………

  4. Daniele ha detto:

    E poi si parla di zone protette come quelle degli agrifogli giganti o dell’abies nebrodensis. Andate a vedere cosa hanno fatto e cosa fanno animali di ogni genere (anche da pascolo) a quelle zone per così dire protette… Il problema è che una volta la montagna si viveva… oggi si guarda solo dal basso…

  5. Sandro Morici ha detto:

    Corroborati dall’omelia di Papa Francesco di stamane, di buon mattino, sulla corruzione (….presenti 500 politici italiani…)e sull’invito alla “dialettica della libertà”, vogliamo tornare proprio su un argomento che nega la libertà alle popolazioni della Madonie.
    Il grido di allarme di Roberto Conoscenti giunge nel momento di una eccezionale congiunzione astrale, avvenuta proprio sui cieli delle Madonie: i Sindaci dei Comuni che fanno parte del Parco delle Madonie, che quindi dovrebbero tutelare l’incolumità dei loro concittadini, oggi fanno parte pro tempore del Consiglio del Parco stesso. Cioè in questo momento della travagliata storia del Parco delle Madonie (e del complesso problema connesso ai conflitti di competenza tra autorità varie) la sorte della gestione dei suidi è nelle mani delle stesse persone, che potrebbero (o meglio… che possono, o meglio ancora…che devono) trovare le soluzioni più adeguate all’emergenza suidi, denunciata dalle popolazioni madonite.
    Non ci sono più scuse o pretesti per rinviare le decisioni, visto che i Sindaci sono a quel posto per decidere e non per discutere sul sesso degli angeli-suidi.
    Certo, abbiamo fortemente contestato il passo del Sindaco di Castelbuono che un anno fa (il 23 marzo 2013) organizzava un (…l’ennesimo) convegno, che in conclusione rinviava allo studio di un “gruppo di lavoro” sine die, ben sapendo che sulla gestione dei suidi esistono innumerevoli linee-guida, emesse nel tempo da insigni istituzioni pubbliche, che aspettano solamente di essere applicate nei territori madoniti.
    Ancora una volta non serve gridare all’emergenza (sulle perdite economiche, sui danni alle attività agro-silvopastorali, sui pericoli di trasmissione di malattie infettive, sui possibili attacchi fisici agli esseri umani, su invasioni di animali selvatici affamati in zone periferiche degli insediamenti abitativi, ecc.), già tutto detto e ripetuto da anni.
    Occorre piuttosto gridare ai decisori pubblici di imboccare la giusta via secondo percorsi razionali:
    a) COPIATE in buon accordo le metodologie di gestione adottate dal mondo intero;
    b) leggete bene le norme e i vincoli della Regione Sicilia (che a quanto pare si preoccupano solo di “equilibri ecologici” non meglio specificati);
    c) trovate insieme le opportune soluzioni metodologiche indicate nelle numerose linee-guida;
    d) concordate un piano di interventi cost-benefit (…tra i vari sindaci ci sono tanti laureati in economia e sanno bene il senso di questo termine tecnico), in modo da non accampare scuse sulla solita questione dei fondi che mancano anche per le emergenze eco-socio-sanitarie; e infine
    e) FATE (imperativo del verbo “fare”, non plurale delle protagoniste carine dei libri di favole). E fate adesso.
    Noi abbiamo gridato….speriamo che gli Amministratori non rimangano sordi ancora a lungo: qui non si può ancora scherzare perché i rischi-suidi, molto elevati, vanno a pesare ulteriormente su popolazioni afflitte da tante altre preoccupazioni. E tutto ciò è negazione di libertà.

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