Cosa bolle in pentola? (magari al Palazzaccio lo sanno!)

(Di Massimo Genchi) –
Beh, che questi tre tipi sul filo del mezzogiorno
con grande sorpresa di chi si trovava lì intorno
si siano potuti incontrare casualmente
non ci crederà nessuno, certamente.
Interrogati dai curiosi e increduli passanti,
hanno cercato scuse poco credibili e fuorvianti.
Però, per trovarsi nello stesso posto,
soprattutto per come hanno risposto,
e poi alla stessa ora tutti e tre,
na cosa è certa: Cc’è cchi cc’è!
Il sorriso beffardo che quella tipa al centro sventola,
fa capire che qualcosa di importante bolle in pentola.
E quello di sinistra
(che poi è di destra, almeno dal suo punto di vista)
assumendo quell’aria affabile e vagamente trasognata
par che dica: «Tenetevi forte, stavolta saremo una corazzata».
Mentre quello di destra
(che poi è un sinistrone, sempre secondo la sua personale opinione)
con la sua faccia tòrbita espressa a bella posta
sa bene cosa si trama ma la tiene ben nascosta.
Accenna solo: «Ci si prepari a ridere a crepapelle
perché a breve se ne vedranno delle belle».
Proprio in quel momento, giusto da lì passava un personale
che, a quel vedere, in viso si fece nero come un temporale.
Transitò subito di moto uniformemente accelerato
e mentre abbassava gli occhi, svelto ha mormorato:
«Minchia!, qui la situazione per davvero si fa critica,
per essere insieme quei tre, il motivo è certo la politica».
«Le cose, però, quasi mai sono come appaiono» – gli fece Borsone –
«Perché il motivo dovrebbe essere la politica e non il veglione»?
Al che quella di centro rincarò la dose, rimanendo sulle sue:
«Oppure, per esagerare: la politica e il veglione. Tutte e due»!
«Càrricu»!, disse Facci tòrbita
e con la sua dizione chiatta e mòrbita
aggiunse: «Certu, u nenti unn’è
ma cocchi cosa la stanno preparando questi tre.
Sempri, si capisci, cosi ppi ddari truccu
ma nzocchi è, vû dicu a picca a picca.
Neca sugnu saccu ca M’ABBUCCU».
[e questa è satira politica]

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