“Debbo rimproverarLa pubblicamente”. Lettera aperta dell’avv. Mario Lupo al Sindaco di Castelbuono

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9 Commenti

  1. Angelo ha detto:

    Carissimo avvocato Lupo, voglio semplicemente complimentarmi, nella speranza che il suo appello venga accolto per il bene di Castelbuono e di tutti i Castelbuonesi.

  2. Margot ha detto:

    Ho un ricordo alle Fontanelle, di una rappresentazione. Andavo all’ultimo anno d’asilo o prima elementare… Era uno spettacolo di Cappuccetto Rosso… Non so se qualcuno se lo ricorda. Il lupo era interpretato dal signor Obbole, non ricordo il nome. Quando morì, andai da mia madre e le dissi che era morto il lupo di cappuccetto Rosso…
    Ho altri ricordi di bambina, ma questo mi è rimasto impresso perché il “signor lupo” ci permise di accompagnarlo dietro le quinte e noi bambini siamo rimasti meravigliati per quell’ambiente così magico.
    Non avevo ancora la televisione a casa…
    Signor sindaco, si è ancora in tempo per darci il teatro che chiediamo e che meritiamo.

  3. Pensante Curioso ha detto:

    Caro Avvocato, Mario Lupo, si dice comunemente che non c’è più sordo di chi non vuole ascoltare. La propensione all’ascolto è una  delle attitudine  più frequenti in persone  intelligenti, curiose, desiderose di conoscere e, dunque, colte e consapevoli. Pertanto, chi non “coltiva”, nel tempo, queste peculiari  capacità  è destinato, progressivamente, ad una “sordità  comportamentale” (non “sente” le ragioni degli altri). Non è un caso, infatti, che il sordo, spesso non consapevole del limite che lo affligge, tende ad alzare la voce, ad inveire  contro i suoi interlocutori e,  nei casi più  gravi, passa a delle incontenibili  aggressioni verbali. A volte anche volgari ed offensive. Di solito, in questi casi, basta “ascoltare” quello che ci rammenta un vecchio saggio:
    ” Quando l’ ignorante (sordo compertamentale) attacca con la bocca, il saggio  si difende col silenzio”.
      

  4. vuolsicosìcolàdovesipuote ha detto:

    Mario Draghi ,nel suo discorso al Senato, ha detto: ” C’è un modo di sprecare il tempo del potere ed è quello di usarlo cercando di fare di tutto per non perderlo” .Queste parole ,chissà perchè, mi vengono in mente leggendo l’appello- l’ennesimo- dell’avv. Mario Lupo al Sindaco di Castelbuono. Mario Cicero, con una sola parola rivolta ai progettisti, potrebbe davvero consegnare il suo nome alla storia di questo paese.
    Se non lo farà, ci spieghi almeno i motivi di questo suo ostinato rifiuto, spieghi perchè, secondo quali logiche, dovremmo preferire una sala polifunzionale ad un teatro. Ha il dovere di spiegarcelo.

    • Professore ha detto:

      “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.
      Mi permetto di spiegare ai lettori meno “allitterati” il significato del Suo nikname che la dice più lunga del Suo stesso post. Giusto per rendere onore a Dante, il padre della lingua italiana, questa sconosciuta da parte dell’attuale compagine amministrativa.
      Il significato in prosa è più o meno “Questa è la volontà di chi detiene il potere, non chiedere altro” (si vuol così là, dove si può). Nel linguaggio comune l’espressione viene usata per indicare (anche in maniera sarcastica) la volontà di qualcuno che non può essere messa in discussione, cioè l’ordine di un superiore che ha il potere ultimo di decisione, contro il quale ogni lamentela è inutile, sottintendendo quindi una gerarchia inoppugnabile. Il “colà” inteso come luogo dove si decide, assomiglia per analogia a quello dell’espressione della cosiddetta “stanza dei bottoni”.
      Da Wikipedia, oggi non serve necessariamente essere professori.

  5. Professore ha detto:

    Castelbuono “muore” nel 2002, ucciso dai suoi stessi elettori, che preferendo un Mario ad un altro Mario consegnano il paese alla mediocrità politica per i successivi 20 anni. A prescindere dai candidati sindaci, invito i lettori ad andare a rivedere le liste dei candidati consiglieri di quella fatidica tornata elettorale: alla cultura del candidato sindaco e dei candidati consiglieri, gli elettori scelsero l’ignoranza. Non intendo offendere nessuno, sto valutando i titoli di studio e le intelligenze. Nel 2002 morì quindi la Castelbuono culturale che ci avevano consegnato i nostri avi, non necessariamente laureati, ma anche bravi artigiani e contadini che avevano compreso che attraverso la cultura potevano riscattare la propria condizione sociale (ricordate i sacrifici fatti da tanti contadini ed artigiani per far sì che i propri figli studiassero).
    E questo è il risultato: un “cammaruni” al posto di un teatro. Ma anche se è vero che ogni popolo ha il governo che si merita, Castelbuono non merita questo. È solo la conseguenza di una legge elettorale balorda che teoricamente permetterebbe di eleggere un sindaco con il 10% delle preferenze (se ipoteticamente ci fossero 10 candidati). Quattro anni fa furono in 4 e adesso ne paghiamo le conseguenze. Mi auguro che l’anno prossimo siano soltanto in due in modo che vinca la parte migliore del paese, come è giusto che sia, anche con l’attuale legge elettorale.

  6. Oreste ha detto:

    A questo punto ,dopo le innumerevoli richieste da parte di personaggi dello spettacolo e comuni cittadini , chiederei al sindaco di fare non 1 ma 2 passi in dietro e dare la facoltà ai castelbuonesi di scegliere.

  7. Antonio Di Garbo ha detto:

    Caro avvocato, nel complimentarmi per la precisa e puntuale rievocazione dei suoi ricordi che, fra l’altro mi hanno dato la conferma su chi ha commissionato il progetto per la demolizione del glorioso Teatro di corte ed alla ricostruzione di questo che, anche dai loro discendenti politici, oggi viene definito “un obbrobrio”
    Rimango tuttavia fermo nel mio convincimento che, il tutto va in ogni caso contestualizzato nel periodo in cui è stato fatto. Vale a dire nell’immediato dopoguerra, dopo che l’Italia intera aveva una sola ambizione, quella di distruggere tutto quello che era vecchio e poteva ricondurre a ricordi di stenti e di sofferenze, e sostituirlo con il nuovo che rappresentava il nuovo e quindi il benessere.
    Basti pensare al rifacimento della via Vittorio Emanuele (‘a strata longa) ed a tutti i mobili in legno massello presenti in tutte le case, buttati o addirittura bruciati, per fare posto successivamente a quelli in formica.
    Nonostante tutto, per molti “l’obbrobrio” rimane soltanto il teatro, non curanti di tutto quanto è stato operato in tutta piazza castello, dove l’unico manufatto degno di nota, naturalmente oltre il castello, è rimasto solamente la chiesa dell’Annunziata. Però è molto più comodo parlare del teatro.
    Purtroppo devo confessarle che, a mio modestissimo parere, l’argomento del teatro è lo specchio dell’attuale situazione politica, dove chi viene eletto sindaco si ritiene “padrone” di tutto, anche del tempo in cui è chiamato ad amministrare il comune.
    Nei ricordi della sua notte insonne, lei fa riferimento alle elezioni amministrative del 2002, vinte dall’attuale sindaco e lei “bidonato” da una frangia del suo stesso schieramento, da quello che si è capito perché “qualcuno” allora non è rimasto soddisfatto della “spartizione delle poltrone”.
    La cosa purtroppo si è verificata anche in seguito, al punto che mi sono fatto un convincimento secondo cui, molti di coloro che scendono in campo, non lo fanno per mettere a disposizione le proprie capacità per amministrare il Paese, ma per la propria bramosia di potere, per non dire altro. Ma ho scoperto l’acqua calda.
    Tutto ciò mi fa pensare che non sia stato il signor Mario Cicero a vincere le elezioni, bensì siano stati altri a perderle.
    Chissà se in queste occasioni non sia stata proprio Castelbuono a perdere la battaglia se non addirittura la ‘guerra”?
    Aggiungo un ultimo pensiero, o meglio una provocazione, sul nuovo progetto del teatro:
    Se “per forza” si deve realizzare questo “coso” forse è meglio rinunciare al finanziamento.

  8. vuolsicosìcolàdovesipuote ha detto:

    Ringrazio “Professore” per la sua opportuna e gradita spiegazione del mio nikname.

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