Democratici per Castelbuono. Le dimissioni farlocche dell’ex consigliere Prisinzano: non si piegano le Istituzioni agli interessi particolari

(Riceviamo e pubblichiamo) – La vicenda delle pasticciate dimissioni dell’ex consigliere Domenico Prisinzano ha raggiunto livelli inaccettabili e conferma ciò che avevamo già denunciato: il gruppo di minoranza della Costituente ha anteposto i propri equilibri interni e la difesa di interessi particolari all’irrinunciabile rispetto per le Istituzioni che dovrebbe caratterizzare ogni forza politica democratica.
È chiaro a tutti che:
1. L’ex consigliere Prisinzano ha presentato le sue dimissioni per motivi personali in data 11 marzo 2026, mediante la PEC istituzionale appositamente fornita dal Comune a ciascun consigliere, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento del Consiglio e con le stesse identiche modalità degli altri casi del passato (surroga Morici-Aquilino).
2. Solo in seguito ad “alcune sopravvenute notizie interne al proprio gruppo politico” è stato pretestuosamente sollevato il vizio formale da parte della Costituente, di fatto delegittimando e ponendo sotto tutela l’ex consigliere Prisinzano il quale, peraltro, non ha mai disconosciuto la veridicità delle proprie dimissioni.
3. Chiunque, al posto di Mimmo Prisinzano, dopo aver preso atto del vizio formale, si sarebbe immediatamente presentato al protocollo, con la schiena dritta e a testa alta, sanando il vizio e confermando la propria volontà senza ombre.
4. L’eventuale incompatibilità dell’Ing. Raimondo è stata preannunciata dalla minoranza stessa e non rilevata dal Comune, in quanto sarebbe scattata solo in seguito alla surroga (che quindi sarebbe stata pienamente legittima). La minoranza ha utilizzato il vizio formale delle dimissioni di Prisinzano per attuare un’azione preventiva al fine di evitare le procedure di surroga del consigliere dimissionario.
5. Il Presidente Piscitello e il Segretario (cui esprimiamo la nostra solidarietà per le gravi insinuazioni ricevute) hanno agito con senso di responsabilità e rispetto rigoroso delle Istituzioni. Data la complessità e non univocità della vicenda hanno prudenzialmente ritenuto di sospendere la convocazione del Consiglio e richiedere un parere al competente Assessorato regionale, con il solo spirito di garantire il corretto funzionamento dell’organo consiliare e la regolarità delle procedure, anche e soprattutto a tutela della minoranza.
La responsabilità politica e morale della “paralisi del Consiglio Comunale” ricade esclusivamente sul gruppo della Costituente, sulla capogruppo Cangelosi e sull’ex consigliere Prisinzano, che attraverso comportamenti ambigui e il rifiuto di sanare formalmente le dimissioni hanno voluto piegare il normale funzionamento delle Istituzioni a proprio vantaggio. Altro che sciacallaggio politico!
Ci chiediamo, inoltre, cosa c’entrino con questa vicenda le scelte politiche del passato del Presidente Piscitello e della Vicesindaca Mazzola rispetto alla “sindacatura Tumminello del 2012 a quella di Cicero del 2017 e del 2022”?
Comprendiamo che la capogruppo Cangelosi possa essere nervosa e risentita personalmente, essendo stata parte di quell’esperienza politica e non essendo riuscita a diventare assessore con una lista civica composta a maggior trazione di centrodestra (salvo poi non andargli più bene cinque anni dopo per potersi autocandidare a sindaco): da che pulpito viene la predica verrebbe da dire!
Ma questi sono problemi della Cangelosi e non di chi, in seguito ad una chiara scelta di campo, da dieci anni è stato chiamato al governo del paese – attraverso il mandato popolare – e si è speso con responsabilità, dedizione e spirito di servizio.
Infine, quando i componenti della Costituente dichiarano che “il consigliere Prisinzano ha deciso di non sanare il vizio di forma riservandosi di ripresentare le dimissioni quando verrà meno l’incompatibilità dell’ing. Raimondo” davvero non si rendono conto della gravità di tali affermazioni?
Non sappiamo – e poca importanza ha ormai – se l’ex consigliere Prisinzano abbia subìto pressioni, se sia stato ammonito o diffidato dal suo stesso gruppo al punto di smentire sé stesso o se abbia agito in malafede. Oppure, e peggio sarebbe vista la sua storia personale, se ha scelto consapevolmente di calpestare la propria dignità pur di garantire equilibri interni e tutelare gli interessi di altri.
Restano il dato politico e alcuni interrogativi.
L’ex consigliere Prisinzano potrà anche tornare a sedere tra i banchi del Consiglio grazie ad un vizio di forma ma, sapendo di essere un consigliere a tempo determinato, con che serenità e credibilità potrà continuare il “suo” mandato?
E con che dignità subentrerà – quando la Costituente lo riterrà opportuno e salvo nuovi incarichi, sia chiaro – l’ing. Raimondo, protagonista suo malgrado di questo pasticcio?
E se fosse tutta una manovra per impedire al secondo dei non eletti di subentrare in Consiglio, magari per ragioni politiche?
Ribadiamo ancora una volta che questa vicenda ha fatto emergere una grave e seria “questione morale” dentro la Costituente: sempre pronta a denunciare e puntare il dito contro gli avversari, ma poi triste protagonista di una politica fatta di tatticismi, manovre opache e calcoli di convenienza, lontana anni luce dall’interesse collettivo.
Movimento Democratici per Castelbuono


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