Giochi d’acqua fra intelligenza artificiale e idiozia naturale

(Di Massimo Genchi) – Due superbi pezzi letterari hanno chiuso coi botti il 2025: la locandina del concerto del trio di clarinetti prodotta per mano, ma sarebbe più giusto dire per piedi, dal top culturale di questa amministrazione, e un componimento notturno di monsieur Lacoste, ignorato da tutti, col quale cercava disperatamente di blaterare qualcosa in risposta al post sulla fontana di san Francesco. https://www.castelbuonolive.com/pensierino-di-natale-ogni-tinta-acqua-leva-a-siti-e-u-pitittu/
Ora, se in tutto l’emisfero boreale nessuno ha avuto dubbi sul fatto che quella specie di scritto sul concerto dei clarinetti sia stato scritto con l’Intelligenza Artificiale (perché non sono capaci di scrivere manco tre righe di proprio), similmente, nessuno ha potuto avere alcun dubbio sul fatto che Lacoste, per comporre il suo notturno abbaiare alla luna, si sia servito non già della AI, intelligenza artificiale, quanto della NI, vale a dire Idiozia Naturale.
Vi prego di leggere qui https://www.facebook.com/share/p/16fJ7DSi8D/ al fine di farvi anche voi un’idea della dissennatezza e inconcludenza delle cose che scrive, sempre con le stesse parole, noiosamente con gli stessi slogan. Ma comi un ci siddrìa? Mah!
Un tale che ha assistito a un suo componimento, e che vuole mantenere l’anonimato, mi ha detto che Lacoste possiede un ggiubbocs dove, invece dei dischi, ci sono dei fail vocali con tutti i suoi slogan. Quando deve comporre, ammacca una combinazione lettera-numero e si riproduce una frase ad effetto. Così: A1 è Grazie Castelbuono!, G5 Bella la nostra Sicilia, H8 il Sistema paese, M6 le Buone pratiche, C12 Avvelenare i pozzi, N9 Farneticazioni, D3 Vivere di sfrustazioni (scritto così) e via di seguito, di perla in perla. Insomma, si arrangia con il poco che ha. D’altra parte, anche Manzoni, ed era Manzoni, accommarava sempre con le stesse 21 lettere dell’alfabeto neca facìeva tutti ssi sfrazzi, va.
Semmai, diversamente da Manzoni, Lacoste, speddri e ccumìncia, dici sempri i stissi cosi. Senza stare a minimizzare se c’entra o no. Abbucca e bbasta. Stavolta ha esordito con un aforisma: Un uomo è appagato del proprio operato quando produce risultati concreti. 😱 😱 😱 Poi ha premuto D3 e ha quindi aggiunto: Altrimenti vive di sfrustazioni. 🫣🫣🫣
Certo, penso volesse riferirsi a qualcuno che ha maldestramente aperto e mandato in malora una ventina di attività commerciali. Certamente non a me perché io, risultati e gradimento alla mano, sono enormemente appagato dal mestiere che ho fatto, di come l’ho fatto e dei risultati concreti ottenuti. Ma ancora di più sono appagato dalle mie innumerevoli attività di ricerca scientifica di cui tutto il paese sa. Quindi lasciamolo bofonchiare al livello del suo pantano culturale.
Ciò premesso, sulla fontana di san Francesco, come al solito, l’ha presa alla larga, ha fatto delle circonvoluzioni, i soliti discorsi che partono dall’origine del mondo, “ma che bravo amministratore che sono”, “ma quanti complimento ci hanno fatto”, “ma la gente quanto apprezza”, mantenendosi però accuratamente distante dal succo della questione e cioè: di questi lavori, gli uffici, sono a conoscenza? Ci sono progetti e autorizzazioni riguardanti l’intervento? O invece, come sempre succede, tutto nasce e si realizza nella sua mente? Tutto nasce da arbitrarie disposizioni fissate da lui, che tutto sovrintende e tutto tiene ammantato, rigorosamente in un rapporto tête-à-tête, aumm-aumm?
Poiché abbiamo imparato a nostre spese a non credere a una sola virgola di ciò che esce da quella bocca della verità di monsieur Lacoste, nel tempo vedremo a cosa servirà questo orrendo casotto di dimensioni abnormi rispetto a quella pietra! Vedremo se in corrispondenza di ogni fontana ne sorgerà uno simile e vedremo anche se la lampeggiante autobotte dei miracoli si fermerà, attingerà e ripartirà o invece si farà desiderare a San Francesco. Oggi, le rassicurazioni di Lacoste valgono meno di zero essendo il personaggio lo stesso che venti anni fa si sbuccazziò a lungo propalando ai quattro venti che avrebbe rifatto il municipio esattamente nella medesima foggia che ebbe negli anni Cinquanta. E infatti abbiamo visto: la stessa, identica, precisa di quella. Manca sulu a parma nell’androne.
A proposito dell’autobotte, Lacoste può fare tutto lo sciacallaggio di cui è capace ma che nel comune vi fosse un’autobotte non bollata, non assicurata né revisionata nel paese lo sanno cani e gatti ma lo sanno anche nelle sedi giudiziarie. Inoltre, in un municipio dove il livello sovietico di controllo esasperato e asfissiante degli impiegati è annichilente, non c’è bisogno che sia io ad accusare di negligenza alcun funzionario, ci pensa monsieur Lacoste in maniera mirabile, istante per istante, oltre che, immancabilmente, ad ogni consiglio comunale. Non v’è seduta consiliare, infatti, in cui, venendo messo con due piedi in una scarpa sulle sue ottime pratiche amministrative, si lava le mani delle sue malefatte scaricando le colpe sui suoi impiegati e funzionari. Lui sì, accusandoli pesantemente di negligenza senza alcun pudore.
Ma la parte del componimento notturno in cui tocca vette che non conobbe neppure Baudelaire con i suoi Paradisi artificiali si registra quando affronta la questione della pertinenza comunale sulle sorgenti. Sale sul pulpito e, in maniera solennemente spocchiosa, pontifica più o meno testualmente: dal momento che le risorse idriche sono di proprietà dello Stato non è un crimine prelevare acqua da sorgenti ricadenti nei territori di altri comuni. Tanto è vero che da Castelbuono viene erogata acqua anche a Pollina e San Mauro.
Si badi bene, però, che ciò non è una elargizione, una benevola concessione di Lacoste ma un diritto che quei due comuni vantano da svariati decenni sulle nostre sorgenti. Inoltre, non è che vennero aum aumm a ntrummari tubba a Cientimasi, questo diritto, e la precisa quantità di acqua spettante loro, gli è stato riconosciuto per decreto. Quindi non è Castelbuono che eroga in loro favore ma sono i comuni di Pollina e San Mauro che prelevano per regolare concessione. C’è una bella differenza. E soprattutto c’è ancora la legge e i decreti a governare tutto. Quella legge che tanto importuna l’azione incontrollata e a briglia sciolta di Lacoste.
Si aggiunga a ciò che Pollina e San Mauro, paghi di quanto la legge ha assegnato loro a suo tempo, non si sognano di fare incursioni in territorio di Castelbuono a scavare fossi e invasi o cos’altro nel tentativo di pescare acqua come invece ha fatto monsieur Lacoste a Vicaretto, in zona di tutela del Parco, territorio di Geraci, circostanza, questa, nota financo alle balate della piazza. Anche queste sono sfrustazioni e farneticazioni, Monsieur?

Ora io mi chiedo: se l’acqua è dello Stato e, per quel che dice Lacoste, ogni comune avrebbe dei diritti di attingimento, perché mai si dovrebbero “innescare polemiche e tensioni tra comuni”? E perché mai se non c’è frode di un comune nei confronti di un altro “tali tensioni dovrebbero realmente prodursi” e determinare addirittura la mancata erogazione dell’acqua? Evidentemente le cose non stanno per niente in maniera così limpida e Lacoste ha il carbone, oltre che sporco, anche bagnato. Ed è per questo che dà la stoccata, una vera e propria minaccia nei miei confronti, il suo marchio di fabbrica. Ma questo monsieur Lacoste che cosa mpapòcchia? Se, come dice, ha tanta acqua che può rifornire pure il mare, cosa teme? Che qualche sindaco si possa alzare un giorno ccu l’ùovu vutatu? Ma poi, con i rapporti molto belli che Lacoste ha con tutti sindaci delle Madonie, che problemi dovremmo avere? Saremmo in una botte di ferro. Allora i casi sono due o l’acqua ce l’ha o non ce l’ha. Se ce l’ha non ha cosa temere, se non ce l’ha ha imbrogliato.
Infine, posso rassicurare monsieur Lacoste di trovarmi nel pieno del mio equilibrio psichico e di non avvertire alcun fastidio, né nervosismo, né rabbia né frustrazione per le sue quattro elezioni. Libere, si capisce. Da persona di sinistra, a perdere le elezioni, storicamente, ci sono abituato. Perdere, fa parte dei casi che si possono verificare nelle sfide, capisco che non tutti hanno l’intelligenza per capirlo e di abituarsi alla sconfitta. Io ci sono abituato a perdere, senza mai rinunciare alla mia dignità. Non sono abituato a mendicare il consenso, a chiedere il voto implorando l’elettore, facendo spuntare lacrime di circostanza sul mio viso, che da sempre conosce il rossore e il senso della vergogna.
Dunque, non provo rabbia. E non provo rabbia neppure per il mio paese che muore, che precipita al rango dei tanti paesi anonimi, senza regole e senza civismo. Avverto solo commiserazione per il mio paese, vedendolo così come lo ha ridotto questo soggetto: senza identità, che si trascina stancamente rassegnato e senza reagire verso la sua fine, senza più un alito vitale, sporco, disordinato e sciatto come lo zzàccano che Lacoste tiene nello spazio oltre lo stradone di fronte casa sua dove d’imperio abbatté il muraglione della strada per San Guglielmo per creare un passaggio a suo uso e consumo. Anche lì c’è una questione di acqua del Passetto che, secondo il suo asserto, è dello Stato e, per transitività, sua. L’acqua è sua, il paese è suo, il municipio è suo, a Matri Sant’Anna è sua, il Donbass è suo, la Groenlandia è sua, il petrolio del Venezuela è suo. Le colpe delle sue malefatte amministrative sono, invece, dei funzionari e degli impiegati comunali.
Ora che è giunto agli ultimi attrantuna, ora che il 2027 è alle porte, nessuno gli dà più retta, anzi in diversi cominciano a sfilarsi, a evitarlo. Insomma, già u pusaru. E ancora siamo a niente.
Però Lacoste, dall’alto del suo raziocinio equilibrato, intenderebbe parlare delle mie relazioni con la comunità di Castelbuono che, secondo lui, sarebbero inesistenti, dovendosi misurare col numero di ore passate a grattarmi la pancia, stravaccato al tavolo di un bar o a girare senza senso, chiazza-chiazza.
I miei rapporti con la mia comunità, lo sanno tutti, sono senza alcun secondo fine e quindi sono limpidi e scevri da ogni interesse materiale.
Le relazioni reali, vere, di Lacoste con la nostra comunità le valuteremo dopo il 2027, quando non avrà più il potere e allora tutti gli renderanno la pariglia, evitandolo accuratamente, esattamente come successo con certi carabinieri e vigili urbani che furono esageratamente zelanti e vessatori durante il loro servizio o come certi ex potenti politici. Qualcuno dice che si è fatto regalare un barboncino (cusà si l’accattava) che, a partire dal 2027, gli farà compagnia per il suo ntampasiarichiazza chiazza. Così, almeno, nessuno potrà dire che attorno a lui non c’era neanche un cane.

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