Gli ultimi attrantuna di un coccodrillo tutt’altro che tranquillo

(Di Massimo Genchi) – Dopo il bagno di folla di giovedì scorso alla Piazzetta, che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, il coccodrillo in squamatura estiva, domenica 6 luglio, si è prodotto in un impetuoso bis â Chiazzannintra. Ma cambiando la lochescion il numero degli intervenuti, ahilui, non cambia. Infatti, quattro gatti erano giovedì alla Piazzetta e altrettanti se ne sono contati domenica â Chiazzannintra. Diverse defezioni pesanti fra i suoi consiglieri ma anche fra i suoi fedeli e i suoi ghostwriter, i quali tutti si saranno abbondantemente rotti le balle del suo arrucculari. Pubblico esterno ai cosiddetti democratici uguale ai gradi centigradi che si registrano â çiumara in una notte di gennaio: tre. Nella fattispecie, due curiosone della Costituente da una latata della piazza e Peppe Fiasconaro dall’altra latata. Punto. Al circolo delle forbici, sapendo che doveva urlare lui, quasi tutti hanno evitato di presentarsi. Agli avventori dei bar, ignari di doversi sorbire tutto quel tollamatolla, certo gli sarà andato di traverso l’ottimo gelato e avranno tirato giù le madonne. Giustamente.

Il coccodrillo è apparso nella vuota piazza, non già con l’abbagliante pantalone bianco della sera prima ma con un camicione arancio triglio, scasaccato fuori dai pantaloni.

Dopo la velocissima prolusione del presidente Piscitellò, il quale ha detto due cose più per dovere di scuderia che per piacere, la palla, cioè il microfono, è passata al coccodrillo il quale scalpitava come un puledro, mostrando chiari segni di impazienza. E Piscitellò, che al comizio ci andò controvoglia e con molta noia, tosto gli passò il microfono quasi dicendogli: teccà, arricrìati! Gli echi di quella cavalcata oratoria si sono propagati lontanissimo nel tempo e nello spazio, fin oltre la Barraca, dove lo hanno sentito urlare come un ossesso fin oltre le 21. Che poi uno dice: ma che cazzo gridi se ti stanno ascoltando solo quattro dei tuoi e sostanzialmente stai parlando a una piazza vuota? Niente, è il suo amato baccagliare, il suo solito abbaiare alla luna. Il raglio dell’asino.

L’aspetto più eclatante della lunga performance sbraitatoria non è stato tanto avere annunciato che scriverà un libro, la sua autobiografia, quanto, invece, che non si candiderà più. Basta. E certo, come si ricandida? La legge non glielo consente. Queste leggi italiane fatte per penalizzare la gente perbene! l’uomo delle buone pratiche! In uno stato democratico, constatato che un altro amministratore come il coccodrillo non lo si troverebbe neanche a cercarlo con un detector, gli avrebbero detto, senti, sacrificati, rimani a vita anche perché tu fai risparmiare l’ente pubblico con la tua parsimonia e i tuoi viaggi e i prodotti tipici portati in macchina e non invece spediti. Invece qui, no. In Italia sempre a intralciare chi lavora dall’alba al tramonto e oltre. E quindi il povero coccodrillo cosa deve fare? Non si ricandida più. Certo, i più disperati devono essere i dipendenti comunali. Quelli su cui ogni giorno fa ricadere le colpe di errori non commessi su atti amministrativi errati, quelli che sbagliano il numero di metri da scavare lungo l’alveo del fiume Castelbuono, i dipendenti che con le loro lentezze bloccano i bilanci. Questi dipendenti, poveretti, appena lui non ci sarà più dovranno andare in cura presso uno psicologo molto bravo. Quelli che attualmente prendono il Maalox prima di recarsi in municipio come faranno? Certo, saranno cunzumati! Un disastro.

Il libro, invece, la sua autobiografia, è la summa degli autoerotismi mentali di una vita. Ce ne sarà di materiale, si capisce. Dicono l’abbia scritto di getto con AI, quindi, non ci saranno strafalcioni morfosintattici. Non ci sembrerà vero. L’unico vero scoglio, al momento, è il titolo. Sì, lui, a quanto pare, vorrebbe un titolo che rimandasse ai capolavori di Victor Hugo, di Cesare Beccaria, di Silvio Pellico. Però, coccodrillo, mi scusi, perché impaludarsi in autori così inveterati, così retrò? Visto il suo fervente antifascismo io mi permetterei di suggerire un autore del nostro tempo: Primo Levi. Considerato, poi, che si tratta di una autobiografia il titolo che calza alla perfezione è: Se questo è un uomo.

Ma lasciamo stare, avrà tempo per pensarci, visto che lo darà alle stampe alla fine del suo quarto mandato.

Il coccodrillo, strappato il microfono di mano a Piscitellò, esattamente come si fa col testimone al cambio della staffetta quattro per cento, è partito, senza basca e senza niente, un siluro, più che un coccodrillo, e per mezz’ora filata ha parlato della situazione mondiale come solo lui sa fare: senza dire niente. Ma con la consapevolezza di essere l’uomo del destino mandato in terra per risolvere le sorti dello sciagurato pianeta. E un pensierino al premio Nobel per la pace sicuramente lo fa. D’altronde, Trump sì e iddru no? Che differenza c’è tra i due? Oggettivamente nessuna! Uno peggio dell’altro. Sulla Palestina, Israele, Gaza, Netanyahu, Trump, Von der Leyen, Meloni, Cucuzzi ha usato parole di fuoco. Fuoco di paglia. Ce ne sono state per tutti, anche per chi non ha dato alcun risalto mediatico al suo prolungato sciopero della fame anche se, a dire il vero, a nessuno di chi lo vede frequentemente è sembrato particolarmente debilitato nel fisico, anzi. Avi du tèmpuli ca si cci pùoni scacciar’i pruci.

Dopo la prolusione di politica internazionale, è piombato sul locale. Meno male che non ha colpito nessuno. E qui, le solite scemenze che continua a ripetere senza annoiarsi da quando portava i càvisi curti. Che tu dici: ma come fa a non sbottare a ridere? Un attore di talento, un Paolo Stoppa dei nostri tempi. Magistrale. Peccato che reciti mestamente a un teatro vuoto. Soprattutto perché nessuno lo vuole più sentire. Un po’ come quegli sbrindellati attori d’avanspettacolo irrisi dal pubblico che a gran voce grida loro: ma vai via! Forse, per esorcizzare che si verificasse ciò, ha fatto distruggere Le Fontanelle per farvi l’ennesimo punto di mescita a posto fisso. Ma quella fine da attore da avanspettacolo non lo scanserà. Si tratta di sapere aspettare.

Cosa ha detto? Niente di la quale. Voleva toccare il tasto della famosa Renegheid, ha provato a ostentare sicumera (io sono SE-RE-NO, sì come un cielo che minaccia temporali), a bluffare, a fare due conti – lui che è bravissimo, come dimostra la sua lunga storia – saltando però a piè pari sul fatto che tra il dire e il fare c’è di mezzo la LEGGE.

E quindi, da lì, è andato a finire dove tutti sapevano: dunni cci mancia, dove gli prude. L’opposizione. In effetti, come dargli torto? Poveretto, non c’era abituato. Con questa opposizione, se non ci arriva, e in effetti non ci arriva, neca cci po mèttiri a scala, come in altri casi. La scala serve ad appianare altre pratiche, altri dislivelli. Ma di ciò si parlerà in una apposita puntata dedicata al papa buono.

Quindi, l’opposizione. L’opposizione non ha visione, a dire del coccodrillo. E, in effetti, all’opposizione in questo momento serve tenere gli occhi aperti sulle carte consiliari e amministrative, assai spesso lubriche. In base al responso delle urne, la visione politica è richiesta a lui che ha vinto. Lui che avrebbe la pretesa di vedere la visione politica in chi ha perso, è un vero peccato che, fin dal 2002, questa weltanschauung non l’abbia mai espressa, se non a castigo di Dio.

Che visione politica è quella di uno che pensa, sogna, vaneggia di investire in una lotteria abbinata al giro podistico di Castelbuono, come se fosse abbinata al carnevale di Viareggio o alla corsa di trotto di Agnano? Il coccodrillo, nella sua mente è veramente convinto che dire ‘sono di Castelbuono’ è come dire ‘sono di New York’.

Che visione politica ha uno che amministrando un paese di quattro gatti, nomina, come se fosse l’imperatore del Laos, i consoli referenti? Che poi non si è mai capito cosa dovessero realmente fare costoro. A parte incentivare i rapporti commerciali con Barcellona e la Catalogna, che oggi, come tutti sanno, sono floridissimi. Un c’è cchi ddiri.

Che visione politica e culturale ha uno che anziché ristrutturare al meglio uno spazio teatrale praticamente pronto, lo rade al suolo, fa maciullare tutti i reperti archeologici e vi fa costruire una cosa per rinchiudervi un trattore e qualche automezzo? Ma anche i tavolini dell’aquarium bar, possibilmente?

Che visione politica, culturale ed educativa ha uno che si fa costruire alcune cellette, dette aule, per una scuola costruita ex novo che non ha né una mensa né una palestra né spazi adatti per i laboratori di indirizzo di quella scuola?

Che visione politica e ambientale ha uno che, a fronte di un pianeta che frigge per le alte temperature, si produce nel suo sadico sport preferito di radere al suolo 115 alberi ornamentali del centro urbano?

Che visione politica della sicurezza sul luogo di lavoro degli operai comunali ha uno che ha fatto il sindaco per buona parte del periodo in cui il dipendente Peppe Failla contraeva il mesotelioma polmonare che lo avrebbe impietosamente ucciso? Sì, certo, potrebbe averlo contratto dal 1993 al 1997 quando sindaco era Ciolino (al quale sarà dedicata gran parte della autobiografia del coccodrillo, così il paese scoprirà quale fu, se ci fu, l’ultima automobile di proprietà del coccodrillo prima dell’attuale carrozzone di proprietà comunale). Però abbiamo visto la nonchalance con cui l’amianto veniva maneggiato e trasportato da Santa Lucia a via Mazzini, nei pressi dell’asilo, non nel 1995 ma nel 2019, sindaco il coccodrillo. Dunque che visione politica circa la sicurezza ha il sindaco di un paese dove di amianto si muore. Così come si morì di Covid, nonostante le vergognose negazioni di allora?

Che visione politica, ma ancora di più reale, ha uno che brucia ottantamila euro di soldi pubblici per dare godimento alle sue turbe psico-gastronomiche che in una escalation sconfinata di delirii lo portano ad innalzare a un livello folle una gastronomia come la nostra, povera, comune, e, oggettivamente, strasuperata da tante altre in Italia?

Che visione equilibrata della realtà ha uno che dichiara, dopo essere stato bocciato sonoramente la prima volta, nonostante le raccomandazioni politiche che andava cercando, di volere spendere l’anno prossimo ancora soldi per ricandidare Castelbuono a città creativa dell’UNESCO, che tanto il dossier è pronto, lo stesso con cui abbiamo perso? O c’è qualcos’altro sotto che bisogna necessariamente tacere?

Si potrebbe continuare, forse si dovrebbe, ma mi fermo, per decenza. A tutto c’è un limite. Al buonsenso, innanzitutto. Sempre più persone sono stanche e parecchio scocciate di tutto ciò, di questo modo insensato di procedere, soprattutto della sua parte politica. Qui non si tratta di visione ma di previsione. In altri termini, di riuscire a prevedere quanto tempo abbiamo ancora prima di vedere il nostro paese, così come lo abbiamo conosciuto e amato, inabissarsi per sempre. Non ci vorrà tanto, ancora, purtroppo.

Facciamo in modo che costui, che ha distrutto parecchie cose in vita sua, devastato dalla sua scellerata mania di grandezza, non debba distruggere anche il nostro paese più di quanto non abbia già fatto durante il Ventennio.

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