I piatti di cannilivari: maccarruna, testê turcu e rrisu ntaanu

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4 Commenti

  1. pierrot ha detto:

    Che goduria! E mi riferisco non solo alle prelibatezze culinarie della nostra gloriosa tradizione , così bene descritte nel pezzo , ma proprio alla bellezza del Carnevale del tempo che fu, vissuto all’insegna di una sana allegria , tutti insieme, nelle case private, nelle strade, in piazza,
    al Veglione, grandi e piccini, operai e studenti, artigiani e professionisti, uomini pubblici e gruppi satirici, una vera e propria festa dell’inventiva e della creatività ( dai costumi indossati ai testi delle “ maschere” rappresentate sul palco delle Fontanelle), che coinvolgeva l’intera Comunità, non ancora così lacerata da divisioni insanabili, diffidenze e sospetti, rivalse e vendette , una Comunità di persone oneste e operose, accomunate da un fortissimo senso civico!“ “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria…”
    Grazie, prof. Genchi, per avere ricordato così puntualmente e appassionatamente come eravamo.

  2. Giuseppe ha detto:

    Lectio Magistralis sul carnevale di una volta condito dalle carnevale contemporanee.
    Grazie Professore per i sorrisi che mi ha strappato con la piacevole (come sempre) lettura. Buon Carnevale!

  3. Paolo ha detto:

    Che spettacolo leggerti!!!!! che ricordi!! sei veramente forte Prof………e i maccarruna nnò rinali ……….mi mancavano.

  4. Paolo ha detto:

    …ah! dimenticavo; ho visto nella “spalla del mascarato” quella di “muzzicaminni”.
    Buona vita Prof………quanti mi manca u paisi!

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