Il circolo di Castelbuono del Partito Democratico aderisce all’appello di Libera

20 Commenti

  1. mozart ha detto:

    dato che volete fare tutta questa solidarietà,portateveli a casa vostra.

    • Massimiliano Città ha detto:

      Una cortesia, quando scegliete pseudonimi fatelo con accortezza, non mettete parole sconce in bocca a Mozart.

  2. Elena ha detto:

    Una maglietta rossa per la solidarietà e l’accoglienza, condivideranno le foto e i video con i loro telefonini da 1000 euro, poi torneranno a casa davanti alla tv, magari in 4k a rivedere la manifestazione su sky grazie al loro contratto da 50 euro al mese, poi usciranno a cena in pizzeria o in un bel ristorantino, una birretta con gli amici e magari pure in discoteca…
    Oh, a saperlo prima che bastava una maglietta rossa per salvare il mondo me la sarei messa ieri per i terremotati, oggi per i disoccupati e domani per chi ha perso tutto e si è pure suicidato, per i pensionati minimi o chi non ha nemmeno i soldi per curarsi… Speriamo che prima o poi lo facciano anche per loro, ma forse non è abbastanza ipocrita…”

  3. Radical ha detto:

    Scusi signor Mozart, cos’è che dovrebbero portarsi a casa loro? I bambini morti affogati?!?!
    Perché è su questo che quel radical chic di Don Ciotti, invitandodoci tutti a indossare delle magliette rosse, vuole richiamare l’attenzione: dei poveri bimbi morti! Bimbi! non Italiani, neri, ma bimbi. Possibile che neanche questo riesca a toccarvi. Possibile che anche di fronte a questi episodi drammatici l’unico vostro problema sia la caccia al fighetto, al radical chic, che siccome possiede i due euro che occorrono per prendere una “ birretta al bar con gli amici”, farebbe bene a tacere( che per lui è facile parlare di integrazione, con la pancia piena!) Smettetela vi prego.

  4. Ora finitela col vostro ditino ha detto:

    Ora finitela col vostro ditino

    Vorrei fare un discorsetto serio a quella razza superiore che giudica dall’alto il mondo, il prossimo e chi non la pensa come loro. Dico alla sinistra e alle loro insopportabili autocertificazioni di superiorità. Lo dico dopo la catastrofe elettorale del 4 marzo, la caduta di Renzi e del renzismo, l’esodo delle Boldrini, dei Grasso, dei governanti dalle istituzioni. Ma lo dico partendo alla larga e da lontano, da altri ambiti non politici. Per esempio, io non ce l’ho con le attrici, gli attori, i registi e i cineasti di sinistra che s’indignano contro il sessismo e le violenze alle donne e poi non solo tolleravano ma trescavano coi produttori maiali e il loro disgustoso mercato del sesso; molti di loro sapevano, facevano e tacevano. Io non ce l’ho poi contro i cantanti di sinistra che portavano i soldi guadagnati in nero in Svizzera o in qualche paradiso fiscale, dopo aver predicato per la giustizia e i più deboli.

    E ancora. Io non ce l’ho con gli intellettuali di sinistra che hanno goduto di privilegi, cattedre e carrozzoni coi soldi pubblici da cui mungere soldi, viaggi e premi, o che pretendono di essere pagati in nero, salvo tuonare contro i privilegi e i ricchi. Io non ce l’ho con gli intellettuali e gli scrittori di sinistra sorpresi a plagiare testi altrui. Non ce l’avevo nemmeno con gli intellettuali di sinistra che furono fascisti, ebbero cattedre, giurarono fedeltà al regime e alle leggi razziali, ma esercitarono poi un intransigente magistero antifascista e toglievano la parola e la dignità a chi non si professava antifascista. Io non ce l’ho con tutti loro, a volte amo le loro canzoni, leggo i loro testi, mi confronto con le loro idee, vedo i loro film e in ogni caso so distinguere il loro lato umano miserabile dalle loro qualità, che riconosco quando non sono palloni gonfiati. No, non ce l’ho con loro.

    Ce l’ho col loro ditino. Quel ditino ammonitore che ruota nell’aria quando pretendono d’insegnare agli altri la morale e la coerenza che non praticano o peggio quando disprezzano, ignorano, escludono chi sta a destra, i populisti o i cattolici, i moderati, comunque non nella loro brigata. È quel ditino che decreta solo per appartenenza i lodati e i dannati, le opere e gli autori da recensire e da premiare, e quelli da ignorare e vituperare. Ma ora che sappiamo quanto prendevano, come prendevano, dove portavano, da dove copiavano, come si facevano strada, a prezzo di cosa, quel ditino non lo sopporto più. Non voglio vedervi in galera, alla gogna, censurati, ma col ditino abbassato. Non li mettiamo all’indice, ma all’indice voi non mettete più nessuno.

    Fatta quest’ampia premessa sul brutto vizio della sinistra “culturale” scendiamo sul terreno della sinistra politica o di quel che ne resta. Anche qui non ce l’ho con la sinistra di governo che ci ha lasciato in eredità un paese a pezzi, ingovernabile, coi grillini primo partito e il rancore come sentimento pubblico prevalente. Salvo inveire contro i populisti, fingendo di non sapere che tutto quanto essi denunciano come abnorme, patologico, eversivo – dal neofascismo presunto al nazismo immaginario, dai berlusconiani ai leghisti fino ai grillini – è nato in reazione e per rigetto al loro modo di essere, di fare e di governare, alla loro presunzione e alla loro cecità, all’aver ceduto la dignità di un paese, all’aver barattato la morale tradizionale col moralismo ideologico bigotto, all’aver tradito le istanze popolari e sociali senza mai diventare classe dirigente, ma restando sempre – come diceva Gramsci – classe dominante. E lo dico riferendomi ad ogni sinistra: infatti l’unica cosa che accomuna Renzi ai suoi nemici di sinistra e alla vecchia casta radical-progressista o ex-pci, compreso l’episcopato a mezzo stampa e tv, è la spocchia, l’arroganza, il complesso di superiorità. Quella che Giacomo Noventa già nei primi anni 50 definiva “boria”. O “l’albagia” come ama dire di sé e del suo teo-narcisismo il marcescibile Eugenio Scalfari.

    Vi sorprenderà, ma io credo che il segreto del fallimento di Renzi non sia stato quello di essersi discostato dalla sinistra ma, al contrario, di esserne stato figlio e prototipo. Renzi ha perduto per la sua arroganza, per la presunzione di usare gli altri come corrimano o materiale di scarto; per il culto di sé, l’autoincoronazione di Migliore e di Predestinato che può permettersi tutto. Anche di piazzare mezze calzette al potere. In una parola, si è reso indisponente per quel vizio antico della sinistra di ritenersi superiori e rivelarsi antipatici – per dirla con Luca Ricolfi. Renzi e il suo cerchio magico si sono resi insopportabili, così come fu per i D’Alema e gli altri sinistrati, fino ai radical chic di lotta e di salotto.

    Non mettiamo all’indice nessuno, non alziamo il ditino contro nessuno. Ma ora che siete ridotti a quattro ossa elettorali, cenere politica e fumo intellettuale, smettetela di dare lezioni agli altri, come ancora fa il Frankenstein creato da Renzi, quel Martina che spiega al mondo come si pensa seguendo una visione… Erano insopportabili le lezioni col ghigno dei trionfatori, ma sono insopportabili e grottesche le lezioni con la boria dei nobili decaduti, la vanteria dell’élite sconfitta dalla vile plebe populista, che lascia le ultime istruzioni alla servitù e ai parvenu. Non fate più i maestrini, please.

    Siate francescani, e non nel senso di rifugiarvi sotto la tonaca di Papa Francesco. Recuperate del poverello l’umiltà e l’ascolto. E come Francesco, parlate agli uccelli, perché la gente non vi vuole più sentire.

    Marcello Veneziani

    Il Tempo 23 marzo 2018

  5. camilleri ha detto:

    se pure uno che si dice orgogliosamente fascista viene preso come esempio significa che siamo alla frutta

  6. Alberto Granado ha detto:

    E sì, però se uno come questo diventa un opinon-maker e c’è pure più di qualcuno, specie fra i giovani, che lo segue anelando al ritorno dei manganelli, dell’olio di ricino e di quell’altro personaggio che fu preso mentre scappava con l’oro, significa che prima di ogni altra cosa le istituzioni, la scuola e la politica hanno fallito miserabilmente.

    • Stufo ha detto:

      No vuol dire semplicemente che la gente ne ha le scatole piene della vostra spocchia e della vostra ipocrisia

    • Pino ha detto:

      Che sia stato preso che scappava con l’oro lo scrive la storiografia di sinistra (le fedi nunziali poi, quelle del 1936 quando ci imposero le sanzioni, isolandoci spingendoci tra le braccia della Germania nazista) è un dato di fatto che la povera Claretta Petacci, la quale ebbe la sola colpa di amare l’uomo sbagliato, fu appesa a piazzale Loreto senza biancheria, perché evidentemente vittima della brutale violenza di tanti che si dicevano “partigiani”.con questo non giustifico le stragi perpetrate da fascisti o la dittatura, sia chiaro. Solo puntualizzo la storia

      • La Svizzera era vicina ha detto:

        Non aveva l’oro…. non scappava…. morì eroicamente andando incontro al nemico….. le sanzioni imposte……..la povera claretta uhuhuh… poveretto, il panzone era un agnellino….la storiografia di sinistra… che cattivi…

  7. stufetta ha detto:

    Ecco, tu sì che hai capito molte cose….

  8. Platone ha detto:

    “Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria;
    quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità;
    quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
    In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte;
    in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti
    ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
    Ecco, secondo me, come nascono le dittature.
    Esse hanno due madri.
    Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.
    L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi,
    precipita nella corruzione e nella paralisi.
    Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è
    pronuba e levatrice.
    Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
    E prima che nel sangue, nel ridicolo.”

    Tratto da: Platone, La Repubblica – Cap. VIII.

  9. Vincenzo ha detto:

    A proposito di partigiani: le stragi che si giustificano sono solamente quelle perpetrate dai partigiani comunisti nel triangolo della morte, nel modenese, facendo una pulizia “etnica” come quella voluta da hitler con gli ebrei, uccidendo anche donne e bambini rei di appartenere a famiglie fasciste. Poi se vogliamo ricordare il tabù dei comunisti sulle foibe volute dal compagno maresciallo Tito, nelle quali vennero uccisi, anche qui, donne e bambini, proprio come ad Auschwitz, per non parlare di tutte le altre barbarie operate dai compagni comunisti. Infine vorrei ricordare al compagno “camilleri”, che evidentemente si ritiene orgogliosamente comunista, e probabilmente vorrebbe essere preso lui come esempio, di essere differente dai fascisti solamente nella forma, ma non nella sostanza.

  10. Il senso grossolano della storia ha detto:

    Ma perché i nazifascisti hanno mai ucciso qualcuno?
    Matteotti? Un suicida…
    Anna Frank? Una disadattata…
    Ma ci sono stati campi di concentramento?
    l’olocausto? Ma dite vero?
    Heichmann? Goebbels? Himmler? Mengele Delle persone per bene.
    Non è vero niente tutta propaganda degli sporchi comunisti……

  11. Vincenzo ha detto:

    Ma lei è pure grossolano quando legge? Non ho assolutamente detto o minimamente pensato tutto quello che lei ha scritto. Ho semplicemente detto che i fascisti e i comunisti sono fatti della stessa stoffa, e le stragi e le persecuzioni sono state perpetrate sia dai fascisti che dai suoi amici comunisti. Non ho menzionato Matteotti o Anna Frank, così come non ho menzionato Solgenitsin, i campi di lavoro forzato,i gulag o tutti i dissidenti russi uccisi perche tentavano di fuggire dal “paradiso” sovietico. Poi se lei non gradisce quello che io penso, e tenta di rivoltare la frittata, sono affari che non mi riguardano,come non mi riguarda la caduta del (vostro) muro di Berlino e il consenso elettorale dei comunisti ai minimi storici. E se state per sparire come il sale nell’acqua se ne faccia una ragione. E la chiudo qua perché ho molto da fare: il mio motto non è “compagno tu lavori e io magno”.

  12. Giuseppe ha detto:

    Vincenzo, non perda tempo con i sinistroidi sinistrati. È fiato sprecato. Hanno subito 60 anni di vulgata, non capirebbero mai.

  13. Il senso grossolano della storia ha detto:

    Visto che ha molto da fare poteva anche non intervenire, già la prima volta. Nessuno l’avrebbe reclamata.
    Lei sicuramente fa parte della categoria di gente che lavora e paga le tasse. Ma se siamo noi a dirlo di noi stessi non vale niente, è puramente autoreferenziale.
    Nel suo grossolano scritto non ho letto niente contro i fascisti, penso che questo sia evidente. Devo dire che è buffo sentire dire che nel triangolo rosso (dove ci sono stati dei regolamenti di conti, senza dubbio) si sia stata una pulizia etnica.
    Ritorni pure alle sue cose, e includa magari qualche lettura storica meno infarcita di revanscismo.
    Io comunque sono sempre orgoglioso della fine che l’Armata Rossa ha fatto fare ai suoi amici a Stalingrado.
    A mai più risentirla

  14. Il senso grossolano della storia ha detto:

    Cosa è storia, cosa non lo è, quali sono i crimini, lo stabilisce lei dal suo predellino e dall’alto della sua preparazione. Gli altri non sanno, non capiscono, sono degli impediti o in malafede. Lei coi suoi interventi, dalla storia di questo paese a quella europea, ha dato prova invece di essere un illuminato. Tutti avvertiamo la grande mancanza della periodica menata dell’elenco delle grandi opere eseguite nel periodo in cui erano in auge i suoi idoli. Non ci faccia aspettare ancora tanto, per favore.

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