Il comizio del Capo e del Presiden-TE! di domenica 3 maggio: Milli voti Gesù!

(Di Massimo Genchi) – Domenica scorsa 3 maggio in Piazza Margherita è andata in scena, ancora una volta, una strabiliante commedia dell’assurdo. L’orario dello spettacolo, fissato alle ore 19,45 o anche alle ore 20, in verità, non era di alcuna rilevanza perché, tanto, ad assistere all’allucinato gioco delle parti dei due poveri personaggi che abbaiavano alla luna, c’erano solo loro due. O forse neanche.

Non si può neppure dire che siano stati circondati dal conforto dei parenti perché a supportarli in questa terribile farsa non c’erano neanche i più intimi della loro parte politica, quelli sempre pronti a mettere i soliti cinque mi piace sui derelitti post dei cosiddetti Democratici per Castelbuono o del loro Capo o dei loro pennivendoli. Insomma, oltre alle balate della chiazza nnintra e ai tavolini con i malcapitati avventori dei bar (che, a sentire quei due tromboni, si saranno fatti due palle quanto la cupola di San Pietro) non c’era anima viva. Solo i due intrepidi attori protagonisti: il Capo e il Presiden-TE!

Un comizio strano fin dalla sua presentazione, accuratamente non divulgato nella pagina del gruppo di maggioranza (traficu c’è!, in giro si dicono cose strane) ma spacciato come una sorta di impellente comunicazione istituzionale da parte del Presiden-TE! e del Capo, pubblicizzato pertanto come comizio dell’amministrazione con tanto di stemma del Comune. Lasciando stare i farneticanti slogan della locandina “Ogni sindaco merita…..” e “Noi firmiamo il futuro….”, i due ormai inscindibili oratori, come prevedibile, hanno parlato non di fatti amministrativi ma di cose politiche di livello rasoterra riparandosi sotto l’ombrello delle insegne del Comune di Castelbuono.

Se qualcuno volesse passarsi la briga di andare a verificare, con ogni probabilità, potrebbe constatare che le spese di questo comizio sono state completamente a carico del Comune, cioè nostre. Quindi i due nostri talenti del microfono, non si sono potuti permettere neppure di approntare di tasca propria una manciata di miserabili euro per pagare le spese vive del comizio, dettato – questo è da ribadire – non da necessità istituzionali ma da un loro capriccio personale.

D’altra parte, il capo  non è per niente nuovo a brillantezze del genere, avendo organizzato l’intrattenimento del proprio matrimonio in municipio. Ma non per spilorceria, per non spendere i soldi del locale, dû cammaruni, Noooooo! Nessuno lo pensa. Solo per una nobile questione di obiezione di coscienza anticonsumistica e anticapitalistica!

Ora, questo comizio di domenica, non sarà ricordato per i soliti tormentoni insulsi del Capo, il quale, ancora una volta, non ha perso l’occasione per profondere il suo acclarato esprit de finesse, il suo savoir faire da elefante in una cristalleria, speronando in maniera ignobile e cafona, come solo lui sa fare, l’ingegnere Nicola Raimondo. Il quale, come tutti sanno, in quanto a dignità, onestà, professionalità, serietà, competenze, umanità e molte altre cose ancora, rispetto al Capo, si situa su un livello che è venti ordini di grandezza superiore. Ora però sorge subito un problema. Nei Democratici chi glielo spiega al Capo cos’è l’ordine di grandezza? Gesù, Gesù, Gesù!

Questo comizio, però, passerà alla storia per la sfolgorante perfòrmanz del Presiden-TE! il quale, a proposito del Capo, ha detto testualmente e senza mezzi termini che «sarebbe giusto dare una benemerita a questo sindaco per i suoi 20 anni di sindaco». Ora, capisco che Froid con i suoi lapis ha fregato tanti ma qualcuno dei più intimi dovrebbe far notare al Presiden-TE! che la benemerita è l’Arma dei carabinieri. Gesù, Gesù, Gesù!

Oh, bbona finìu! Se proprio lui, il Presiden-TE!, con tutto il trasporto che abbiamo sentito, fa la proposta di procurare una benemerita a questo sindaco per i suoi 20 anni di sindaco, non solo avrà le sue buone ragioni (sa cc’a vvistu, mischinu!!!) ma troverà d’accordo una moltitudine di persone, non solo in paese, ma in tutto il mondo. Il Mondo!

Ora, a parte questo lapis (perché a livello subliminale il Presiden-TE! pensa veramente ciò che ha detto, ma a livello della coscienza lo deve reprimere perché c’è la fascia di mezzo), la gran parte del suo appassionato ed ispirato intervento ha riguardato le dimissioni dell’ingegnere Prisinzano con annessi e connessi. Una questione che, nell’esercizio delle sue funzioni di Presiden-TE!, ha affrontato fin dal primo istante con molto entusiasmo, facendo e dicendo, ma soprattutto senza sapere esattamente cosa stesse dicendo. Come i fatti, ben presto, hanno impietosamente dimostrato. Povero Presiden-TE! 

In tutta la vicenda, il Presiden-TE!, stando alle sue stesse parole ha proceduto «a schiena dritta e a testa alta, forte di una condotta senza macchia alcuna». Senza macchia alcuna bisognerebbe chiederlo all’Omino bianco e al Dixan che avranno una certa contezza. Più che a testa alta sarebbe il caso di dire a testa fra le nuvole (che è pur sempre testa alta, anzi molto alta). A schiena dritta sì, però. Sicuramente a schiena dritta ha proceduto il Presiden-TE!, quando, animato dal massimo zelo istituzionale possibile, dopo che la procedura di presentazione delle dimissioni di Prisinzano si è rivelata affetta da errore formale, ha permesso, rendendosi complice, che la mail di dimissioni ricevuta da Prisinzano, venisse smistata dal Capo al più alto in grado del bracciantato politico. Quest’ultimo, come è nelle sue corde, ne ha fatto un post pubblico acido e velenoso dove, da ogni parola, sono trapelati amorevoli termini come se stessero parlando della Banda della Magliana. E, come se non bastasse tutto ciò, una copia della lettera di dimissioni di Prisinzano fu pubblicata in quel post. In sintesi, il Presiden-TE! procedendo a schiena dritta, ha permesso che si diffondesse un documento riservato che non poteva rendere pubblico. Insomma, avrebbe commesso un grave abuso, dove si potrebbero configurare gli estremi di reato. Ma, si capisce, rigorosamente a schiena dritta e a testa alta. Oltre che senza macchia alcuna. Insomma, come Aiax tornado bianco: più forte dello sporco.

Si è detto dell’effervescenza del Presiden-TE! (sottintendendo quella dello spumante che indubitabilmente è stato immediatamente stappato, come si usa nei migliori ambienti, allorché si apprendono notizie degne di scatenare radiosa felicità) nell’apprendere mediante la ricezione della ormai famosa mail delle dimissioni di Prisinzano. In meno di mezz’ora, era già all’opera pressando – spicciàmuni, subbito – per convocare il consiglio comunale onde procedere alla surroga. Pari-ca stava scappannu! Pari-ca si cci stava abbruçiann’a casa!

Peccato che il Presiden-TE! sempre a testa alta com’a zzit’ê Puoddrina, abbia tralasciato di riferire in comizio cosa gli hanno esattamente risposto dall’Assessorato regionale alle sue raccapriccianti domande tese a dimostrare che lui e il Capo e tutti gli intellettuali della loro parte politica avevano ragione sulla accettabilità delle dimissioni. L’assessorato regionale li ha presi per ignoranti facendogli fare un ternu trunzu di malafuura (tanto, ogni cientu malafuuri un sordu). Quindi le cose non stavano per niente come diceva il nostro enciclopedico Presiden-TE! 

Per inciso, il Capo in un sibillino passaggio del suo intervento nel comizio ha detto che lui non auspicava che Prisinzano si dimettesse. E Lo ha detto in maniera accorata. Gli si sono inumiditi gli occhi, gli sono scappate anche alcune lacrime: ecco, il coccodrillo! Lui, in verità, ce l’aveva con un’altra persona. E glielo aveva anche scritto in un messaggio privato a Prisinzano. Capito? ha disposto le cose in maniera tale da appiccare il fuoco qualora questa comunicazione non fosse stata socializzata dall’interessato ai suoi compagni. Peccato, gli è andata male, così come non gli è riuscito di affondare l’opposizione.

il Presiden-TE!, sempre a testa alta, si capisce, ha pure dimenticato di dire come mai dopo le forti furie iniziali, ora che in data 30 aprile l’ingegnere Prisinzano ha protocollato le sue dimissioni, il Presiden-TE! non mostra più alcuna fretta di convocare il consiglio comunale, che pure deve convocare entro dieci giorni, per procedere alla surroga dell’ingegnere Prisinzano con l’ingegnere Raimondo. Strano, no? Chissà cosa stanno tramando nell’ombra lui, che governa, e anche gli altri suoi sodali. In ogni caso, questo silenzio e questa inerzia sono naturalmente «a schiena dritta e a testa alta, forte di una condotta senza macchia alcuna».

Ora, a chi fa notare al Presiden-TE! di contraddistinguersi per l’estrema approssimazione con cui procede e di non essere il presidente di tutto il consiglio ma solo della sua parte politica e quindi di essere assolutamente inadeguato a ricoprire quel ruolo, l’imperturbabile Presiden-TE! ha ribadito, anche domenica, che mentre le opposizioni si occupano di capire quanto lui sia adeguato a fare il presidente di tutto il consiglio LUI SI OCCUPA DI GOVERNARE. Ormai la fascia gli ha dato alla testa. Che, ricordiamolo, è sempre alta, però.

In generale, a quanti gli fanno notare inadeguatezze relative alla carica che ricopre o pagine poco decorose della sua carriera politica, come quella di avere agito, nel 2014, sindaco Tumminello esattamente come Scilipoti, cioè come un voltagabbana (e non certamente per motivi di coscienza), o una qualsiasi delle innumerevoli paraccate commesse dal nostro ineffabile, lui, il Presiden-TE! risponde sempre allo stesso modo: governiamo da nove anni, quindi abbiamo fatto bene perché la gente ci rinnova la loro fiducia.

Meno male che in paese ci conosciamo tutti e tutti sappiamo esattamente di questo largo consenso, alla faccia della libertà di espressione ma soprattutto del suffragio universale. Se volete, però, possiamo esprimere il concetto così come lo ha pubblicamente espresso lui: “le opinioni sono leggittime (mi raccomando con due g per dare più forza al discorso), ma i fatti sono ostinati” che non si capisce bene che cazzo voglia dire ma sicuramente esprime un concetto di assoluta verità.

Ora, i fatti saranno pure ostinati ma ancora più ostinato appare il Presiden-TE! quando dice di essere impegnato a governare. Non si capisce cosa stia governando. Avrà forse un cavallo e lo governa con la biada? Boh. Sicuramente ciò che appare evidente è la sfrenata libidine del Presiden-TE! scaturente dalla voluttà di indossare quella fascia giallo-rossa, indubbiamente simbolo di potere, di visibilità, di comando, di elevazione. La cosa simpatica è che i suoi colleghi presidenti del consiglio dei paesi circonvicini si chiedono cosa cazzo sia quella fascia gialla e rossa che loro non conoscono e, per quello che mi hanno detto, utilizza solo il nostro Presiden-TE! Ora, a pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina. Vuoi vedere che quella fascia giallo-rossa è una idea del Capo, una delle sue trovate, lo zuccherino che somministra il Capo al nostro Presiden-TE! per farlo sentire un’autorità e tenerlo attaccatu? Insomma potrebbe essere andata a finire che il Presiden-TE! non solo porta i voti al Capo ma per giunta gli rimane eternamente grato per questa pseudo onorificenza della fascia. Insomma, anche il Presiden-TE!, come altri compagni di processione del Capo, del passato più o meno recente, fa rràriri e paari. Questo, Presiden-TE!, è il prezzo della gloria. Gesù, Gesù, Gesù. Milli voti Gesù!

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