Il francescano castelbuonese P. Matteo La Grua verso gli altari. Avviata la fase preliminare per la beatificazione

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6 Commenti

  1. Orazio Cancila ha detto:

    Ho saputo della fama di padre Matteo La Grua a Trapani negli anni Sessanta, ma personalmente non ci siamo mai incontrati, mentre talvolta mi fermavo volentieri a parlare per strada con il fratello Antonio, sottufficiale dell’aeronautica. L’ho seguito a Palermo nei decenni successivi: me ne parlavano con entusiasmo persone che lo frequentavano. Ma neppure allora c’è stata occasione di incontrarci.
    Nel 2017, il preside Tommaso Gambaro, con la generosità che lo contraddistingue, ha voluto farmi dono di un pdf contenente un testo dattiloscritto dal titolo “Castelbuono. Sua Monografia con brevi cenni storici e Guida pratica”. Ne era autore nel 1956 tale Nebrodo, uno pseudonimo chiaramente del tutto sconosciuto. La parte strettamente storica è oggi certamente superata. Nebrodo invece conosce molto bene il suo tempo (il testo è una bella fotografia della Castelbuono degli anni Cinquanta) e soprattutto conosce benissimo la storia dell’arte. I riferimenti a Roma sono molto frequenti e dimostrano una conoscenza di primissima mano delle opere artistiche della capitale, che gli consente di parlare con approfondita competenza delle opere artistiche di Castelbuono.
    Ma chi era Nebrodo? Con Mario Lupo ci siamo scervellati per settimane, senza riuscire a venirne a capo. A chi chiedere? In passato, in caso di dubbi mi ero rivolto a persone di me più anziane, come il mio maestro Pippo De Luca – autore di pagine di storia paesane che meriterebbero di essere riproposte – e talvolta Sasà Di Liberti. Ma De Luca non c’era più e Sasà era irreperibile. Con Mario dovemmo prendere atto che ormai i più vecchi eravamo noi ed eravamo noi a rappresentare la memoria storica. Se non lo sapevamo noi, non l’avrebbe saputo nessuno. In un lampo pensai ad Alfredo La Grua e lo chiamai al telefono. Scoprii così, due giorni prima che Alfredo ci lasciasse per sempre, che Nebrodo era suo fratello Matteo Gregorio, ossia padre Matteo.
    Dalla nota di CastelbuonoLive apprendo ora della sua permanenza a Roma dal 1935 al 1940: ecco dove Nebrodo aveva studiato storia dell’arte.
    Da tempo pensavo all’opportunità di dare alle stampe il dattiloscritto, ma la volontà di portare a termine altri lavori, che non vorrei lasciare in asso, me lo ha impedito. Ne ho accennato alla prof. Barreca, direttrice del Museo Civico, che si è detta disposta a occuparsi della stampa del volumetto (cento dense pagine). Da parte mia, prometto soltanto una breve prefazione. Non oltre, perché mi restano ancora parecchie altre cose da portare a termine.

    • Giuseppe ha detto:

      Professore, è sempre un piacere leggerLa, sia in un breve post che in un voluminoso saggio.
      Mi riempie di orgoglio avere i suoi stessi natali, orgoglio che per fortuna supera la vergogna di essere concittadino di tanti ignoranti che purtroppo al giorno d’oggi occupano cariche pubbliche rappresentandoci.
      Io per fortuna non mi sento rappresentato da costoro ma solamente da personalità come la Sua o come di altre citate nel suo post.

  2. Considerazione ha detto:

    Giuseppe questo post poco educato te lo potevi risparmiare. Quella gente ignorante di cui non ti denti rappresentato, è stata eletta democraticamente a differenza tua che sicuramente rosichi per un tuo insuccesso . Perciò ti consiglio un po di rispetto per gente che neanche ti considera.

  3. Considerazione ha detto:

    E meno male che non è rappresentato da te.

  4. Rosi ha detto:

    Sarà SANTO PRESTO

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