Il Giro di Castelbuono visto dalla giornalista Manuela Collazzo: “Un’accoglienza che ti fa sentire a casa”

Pubblichiamo di seguito un articolo della giornalista Manuela Collazzo, del GR1 Rai, dedicato al Giro Podistico di Castelbuono e all’esperienza vissuta in occasione dell’edizione del Centenario, durante la quale ha ricevuto il Premio giornalistico Ypsigro. Nel suo racconto Collazzo sottolinea in particolare il forte legame tra la corsa, il territorio e la comunità castelbuonese, soffermandosi sull’accoglienza ricevuta e sul valore sportivo e culturale della manifestazione.

L’articolo ci è stato inviato da Tommaso Raimondo, che nel proporlo per la pubblicazione ci ha scritto:

«Ho ricevuto con molto piacere questo articolo della giornalista Manuela Collazzo, del GRUno Rai, che ha ricevuto il premio giornalistico Ypsigro in occasione della edizione del centenario del Giro podistico.

Si tratta di una gradita eco della corsa, che a mio avviso merita di essere pubblicata.»


(Di Manuela Collazzo) – Castelbuono non ti accoglie, ti abbraccia. Pur conoscendo il Giro Podistico più antico d’Europa, mai ero stata in questo borgo medievale adagiato sulle Madonie, ricco di storia, proprio come la sua corsa, fatta di fatica, sudore, e amore di chi la segue con passione; ma anche di un’ospitalità che non credo abbia eguali. Anche questa è arte, l’arte di farti sentire a casa, in famiglia. Solo chi ha vissuto personalmente questo evento (com’è successo a me per l’edizione del centenario) può capire e apprezzare fino in fondo.

E per capire davvero cos’è il Giro di Castelbuono per chi lo organizza e per chi vi partecipa, prima di volare in Sicilia ho studiato e ho sentito chi a Castelbuono ha corso. Mi hanno colpito i racconti (per esempio quello del presidente federale Stefano Mei): una corsa come poche ancorata al territorio, eppure così attuale. Affascinante e dura al tempo stesso, ti mette alla prova, fisicamente, emotivamente; ma si fa amare e ricordare.

Onorata ed emozionata per essere in qualche modo entrata a far parte di questo racconto, per un riconoscimento che sostiene e valorizza il giornalismo sportivo; ma non solo. C’è l’attenzione al territorio, c’è l’impegno sociale: è un premio che dice molto di Castelbuono, della sua comunità, che nei giorni del Giro si compatta e lavora unita per l’obiettivo, per la riuscita dell’evento, che la Sicilia ha ufficialmente inserito tra i beni immateriali del patrimonio culturale della Regione, al pari della mitica Targa Florio. Perché il Giro di Castelbuono è sport, ma è anche cultura.

E, a proposito di miti, per me che sono cresciuta con l’amore per lo sport, che mi ha spinto a trasformarlo in una professione, è stato un personale orgoglio aver conosciuto e condiviso le emozioni di quei giorni con chi ha scritto pagine indelebili della nostra atletica, ne cito uno senza far torto ad alcuno: Marcello Fiasconaro.

Vorrei eleggere una parola per riassumere e rappresentare la mia esperienza a Castelbuono: accoglienza. L’incredibile senso di casa, in ogni gesto, in ogni persona, l’incredibile cura che tutti (organizzazione, istituzioni, cittadini) hanno dimostrato fin dal mio arrivo, fin dal primo momento. La capacità di farti sentire parte della comunità: calore umano autentico, che solo i piccoli borghi sanno dare. E io, che sono cresciuta in un piccolo borgo della Basilicata, apprezzo e sono grata. La Basilicata mi unisce a Doriana, stimata collega che ringrazio per avermi fatto scoprire questo posto magico. Un grazie a Tommaso, il nostro Cicerone, che ci ha portati alla scoperta dei segreti di Castelbuono, delle sue bellezze e della simpatia della sua gente. Passione, dedizione, cura: tutto questo è Castelbuono.

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