Il Sindaco Tumminello scrive alla Regione per sbloccare il Piano di Gestione del Bosco Comunale di Castelbuono

Forse ti piacerebbe leggere...

6 Commenti

  1. Filippo Botta ha detto:

    Bravo sindaco così si potrebbe d’estate effettuare anche la pulizia dei viali parafuoco e poi in periodi opportuni procedere al taglio dei comparti e carbonizzare riducendo i costi del prodotto che, stante gli usi civici esistenti nel bosco comunale, verrebbe gravato del solo onere occorrente per la produzione, salvaguardando ,però il bosco dagli incendi e creando occupazione vera per tanti braccianti agricoli. I cittadini potrebbero riprendere ad acquistare carbone e legna a prezzi di realizzo

  2. antonio ha detto:

    e accussi ni mittemu a beddra cunculina di na’ vota….
    e ci mittemu puri a cipuddretta ‘umpurrazzata o la sasizza cuciuta ni la cinnira

    mettici a cartuzza d’alluminiu però, mazzica accupamu

    🙂

  3. utente ha detto:

    Mi sembra un altro espediente assistenzialista per dare un contentino ai forestali.
    Castelbuono ha bisogno di imprese e lavoro vero non di giornate boschive e lavoro nero.
    Mentre al nord si intravede la ripresa e si ricomincia a produrre noi….. cuciamu ancora chi ligna.

    Che fine ha fatto l’area artigianale?

    • Luca ha detto:

      Si criticano i lavoratori forestali, ma nessuno critica gli operatori del settore rifiuti dipendenti Ato cooperative e tutto ciò che vi gira intorno facendo lievitare i costi della tassa rifiuti….

      • antonio ha detto:

        quello è un altro abominio fatto per dare posti moltiplicando la spesa, tanto è a carico della collettività…se riflettiamo in 20 anni la vecchia TARSU è crescita a dismisura.
        con il risultato che il mercato immobiliare, specie delle seconde case, è crollato a picco..ma chi vuoi si vada a caricare una casa al mare o montagna, con ritmi di lavoro che sono diventati americani…per pagare tasse su tasse…
        andar via un WE al mese cercando offerte in hotel tre stelle o superiore costa meno di mantenere un immobile tra manutenzione, tasse e così via.. e non vale manco l’investimento…rischio concreto di non riuscire a recuperare se non una frazione dei soldi spesi..illiquido totale

  4. Luca ha detto:

    Noi abbiamo la fortuna di aver ereditato un patrimonio boschivo che in passato era gestito da persone che vi lavoravano ricavando un reddito, e tramandando a noi qualcosa di veramente meraviglioso. Le stesse persone contadini che hanno salvaguardato gli Agrifogli di Piano Pomo, le faggete di Sempria le roverelle di macchia del l’inferno e via discorrendo. Possiamo dire dei veri cultori della selvicoltura, senza laurea o altre attestazioni, sapevano benissimo quando effettuare tagli produrre carbone, legna da ardere, attorno vi girava la trasformazione, del legname in legname da opera, paleria, e quant’altro.
    Con l’avvento del Parco e con l’applicazione delle tante restrizioni che esso prevede, negli ultimi anni vi è stato un abbandono del bosco, che via via sta causando un degrado, e la perdita di alcune specie arboree che richiedevano una cura costante e continuativa come il castagno afflitto anche da alcune fitopatie, ma principalmente è conseguentemente la perdita di maestranze.
    Oggi i nostri boschi non sono più concorrenziali, rispetto alla Calabria dove vi si può accedere con mezzi meccanici facilmente,diminuendo i costi di manodopera, rendendo più competitivi sul mercato i prezzi del legname. Il sindaco dice ancora dopo un anno non ho ricevuto notizie!!! Ciò è qualcosa di veramente aberrante che dimostra le lungaggini burocratiche il via vai tra un ente e l’altro un susseguirsi di pareri prescrizioni, autorizzazioni, complicazioni, fino a dire basta…. Questa è la realtà dei fatti. Non pensando a creare posti di lavoro, non per dare le giornate ma per continuare quella pratica avviata dai nostri avi e tramandare un patrimonio anche di importanza paesaggistica alle prossime generazioni. Se poi si pensa che il materiale ricavato può avere svariati usi attorno potrebbero nascere tante altre attività e creare altri posti di lavoro. Sfruttando la biomassa ricavata dalla pulizia del sotto bosco in alcuni comuni vengono alimentate centrali a biomassa che producono acqua calda per riscaldamento e uso sanitario in tutte le case, produrre pellet, legname, paleria, carbone, ed eviterebbe il degrado l’abbandono a cui oggi assistiamo. Premesso quanto sopra penso che si incrementerebbero le giornate lavorative dei lavoratori forestali che darebbero vita anche ad altri settori. Ritengo che questa amministrazione ha dimostrato una cura particolare sia delle aree verdi comunali, e si può constatare dalla riqualificazione di aiuole, villette comunali ecc. Spero che questo iter avviato per il piano di gestione del bosco comunale possa creare occupazione, in un momento di crisi lavorativa ma al contempo continuare le buone pratiche di salvaguardia che necessitano per tramandarlo alle prossime generazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.