La denuncia del sindaco?: Acqua frisca!!!

(Di Massimo Genchi) – Venerdì 26 giugno subito dopo la pubblicazione del testo di una interrogazione a risposta scritta da parte del gruppo di opposizione, avente per oggetto la sempre più allegra e scanzonata gestione dell’acqua pubblica da parte del sindaco-fontaniere-idraulico-mastro d’acqua, il paese è stato raggiunto, sul più bello di una pasta con la cucuzza brinchisa saliata con la ricotta saliprisa, dalla roboante notizia: “Il Comune replica alla Costituente e annuncia una denuncia per procurato allarme e danno all’immagine”. Che tu dici: è vero che in questi giorni c’è caldo e il sole a volte dà alla testa, ma pròpria di ssa ran sort’e manera? Come diavolo fa, infatti, il Comune a replicare (cioè a scrivere) e ad annunciare (cioè esprimere a parole) una denuncia? Poi, rifletti un attimo e dici: certo, dato che il sindaco di questo sciagurato comune parla e scrive con i piedi, per non dire altro, pensa cosa succede agendo e manovrando dentro un serbatoio o in una sorgente che, da provetto genio dell’acqua, si vanta di gestire. È proprio il caso di dire che siamo ammuoddru, siamo nei guai fino al collo. Allora fai due più due e capisci perché l’acqua è metallizzata, battericoliformizzata, torbida e talvolta come u mirrimàu. Al di là di tutto, però, il paese è stato tempestivamente e virilmente avvisato e, chi di dovere, chi continua a rompere gli zebedei, è stato avvertito con toni maschi e decisi, nella speranza di spaventarlo, fargliela fare addosso dallo spavento e indurlo in un pronto, estremo e lacrimevole: maestà, mi scusassi, un lu fazzu cchiù. Arritiramu ssa cosa!
Ma chi di dovere, chi fa il suo dovere di controllo per cui è stato eletto, ha mostrato di non rimanere impressionato dal linguaggio in codice del sindaco di questo sventurato paese e ha lasciato pure che il sindaco venisse avanti. Come Walter Chiari nella celebre macchietta.
E puntualmente è venuto avanti l’indomani mattina, sabato, alle ore 10:30 (l’ora è importante). è venuto avanti in solitaria, non il Comune, come anticipato, ma il suo sindaco, che si è recato in caserma, dalla benemerita, – e tu dici: oh, finalmente! – ma non per autodenunciarsi, confessando che per i precedenti due mesi ha nascosto ai suoi cittadini che i parametri idrici erano stati totalmente fuori dai limiti. No, abituato com’è a pigliari di susu com’a lavanca, è andato in caserma, con quella sua faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, insomma di maruni crudu, a sporgere denuncia contro il movimento consiliare di opposizione nella persona dei consiglieri bla, bla, bla. Almeno così ha scritto. Chi lo sa? Potrebbe non essere vero. Anche perché lo ha comunicato in maniera sommessa, defilata e non pomposa. Non un post o sùolitu sua di settecento righe sulla pagina istituzionale del Comune ma un laconico commento al post del giorno prima, passato quasi del tutto inosservato con i soliti otto mi piace, nel quale annunciava di essere andato in caserma a tutela dei cittadini di Castelbuono. Gli stessi cittadini ai quali ha nascosto che l’acqua non era potabile facendo sì che bevessero acqua inquinata e mangiassero cibi prodotti e cucinati con acqua inquinata per un tempo che ormai si può dire indeterminabile.
E si badi ancora meglio, il tutto per procurato allarme e danno all’immagine. Ora noi non sappiamo se il sindaco di questo nostro povero paese sa esattamente cosa sia il procurato allarme. Tenendo, però, conto del poderoso bagaglio di non conoscenze del nostro personaggio, si può asserire con certezza che il concetto di procurato allarme appartiene a quel suo voluminoso bagaglio di ignoto. E poi c’è il danno all’immagine. Ma all’immagine di chi? Di lui? La sua immagine? La sua immagine, a dire il vero, non è mai stata un gran che anche fuori di Castelbuono.
Il danno vero non è all’immagine ma a ciò che il sindaco immaginava dovessero essere le ripercussioni politiche di questa eclatante e inaspettata denuncia.
Chiunque, infatti, fin dal primo momento, ha capito che questa pseudo-denuncia, che nessuno ha preso sul serio, aveva due obiettivi assai diversi da quelli esplicitamente dichiarati. Il primo è quello di gettare lo scompiglio all’interno del gruppo di opposizione perché una denuncia può creare un effetto di panico e potrebbe mettere in fuga gli aderenti a quel movimento, sbaragliando la fastidiosa e indomabile opposizione che continua a mettersi di traverso ostacolando l’azione del fattivo sindaco-operaio. Cercare di annientare con ogni mezzo la molesta opposizione che non gli permette di zzammatiare come vuole, soprattutto in tema di acqua, è ciò che il sindaco di questo sciagurato paese ha cominciato a fare da un po’ di tempo a questa parte usando ogni mezzo e mezzuccio. Sicuramente ha già cominciato a raggiungere direttamente o per il cortese tramite dei suoi numerosi e qualificati amici tutti coloro che devono essere indotti a più miti consigli. L’effetto panico, sfortunatamente per lui, non c’è stato perché è chiaro come il sole che non corre alcun pericolo legale chi si è limitato a riportare dati e date ufficiali.
Il secondo obiettivo è quello di dare una efficace, radiosa e muscolosa immagine di sé, sia pur fittizia, all’esterno di Castelbuono, in consessi che si stanno costruendo e che proprio oggi pomeriggio si schiudono alla scena pubblica regionale. L’immagine, cioè, di un sindaco determinato, fattivo, che si sapi cacciari i muschi e che non esita a denunciare – ma è la sua storia che parla – chiunque osi contrariarlo e a non mostrarsi in accordo di fase con i suoi metodi di gestione della cosa pubblica.
Ebbene, si sappia anche lì, in quei consessi che tanto lo fanno sognare nei preliminari di questi ultimi mesi, che le cose non sono come appaiono o come vengono artatamente e favolosamente da lui decantate. E dove comincia il NOI, per il sindaco di questo paese al tramonto, da sempre c’è stato solo IO, IO, IO, solo IO. Per fortuna il velo di maya non resterà a lungo integro. La nonna di cappuccetto rosso, ben presto, si farà conoscere anche lì.

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