Liana D’Angelo pubblica “Il sottile filo delle anime”

Per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, viene pubblicato un romanzo che non solo racconta una storia, ma svela una verità che troppe donne portano nel silenzio. Oggi , un’opera che attraversa l’oscurità più crudele per mostrare che la luce può esistere anche dove sembrava impossibile.
Al centro del romanzo c’è Angela, una bambina costretta a crescere in un inferno familiare dominato da un padre violento che abusa di lei nell’ombra delle mura domestiche. La madre, fragile e impotente, prova disperatamente a proteggerla, ma la sua morte improvvisa lascia Angela completamente sola, con un dolore inimmaginabile e un trauma che lacera l’anima.
In fuga, senza una casa e senza una direzione, Angela trova un inatteso rifugio grazie a suor Maria, una donna minuta e luminosa, capace di ascoltare, accogliere e sostenere ciò che il dolore aveva spezzato. È in quel luogo sicuro che Angela scopre un’altra verità destabilizzante: è rimasta incinta. Il peso dell’abuso, lo stigma, il rifiuto e la vergogna la trascinano verso il buio più profondo. Ma tutto cambia quando guarda negli occhi il neonato: Andrea. In quello sguardo appena nato, Angela vede un motivo per non arrendersi.
Andrea diventa la sua salvezza. Per lui Angela affronta povertà, umiliazioni, minacce e un nuovo colpo devastante quando i servizi sociali glielo portano via. Eppure continua a lottare, guidata dalle parole che la madre le ha lasciato come un filo sottile e fortissimo, e dal sostegno di suor Maria, che diventa per lei ancora e famiglia.
Il romanzo si addentra poi in uno dei passaggi più densi e dolorosi della narrazione: il terribile segreto delle vere origini di Andrea. Quando Andrea, ormai adolescente, scoprirà chi è il suo vero padre, la rivelazione sarà un dramma nel dramma, una ferita che tocca identità, memoria e amore. Ma sarà anche il momento in cui il filo che unisce le anime di Angela e di suo figlio si mostrerà nella sua forza più potente.
“Il sottile filo delle anime” non è solo un romanzo: è una testimonianza.
Una testimonianza del male che può nascondersi in famiglia.
Una testimonianza della resilienza di chi sopravvive.
Una testimonianza del fatto che il perdono non cancella, ma può liberare.
E che un figlio, anche nato dal dolore più atroce, può diventare l’inizio di una vita nuova.
“Pubblicarlo oggi, 25 novembre, – commenta l’autrice – significa dire che non esiste vera lotta alla violenza senza ascoltare le storie. Significa dare voce a chi non l’ha avuta. Significa credere che ogni Angela può trovare una suor Maria, un luogo sicuro, una possibilità di rinascere”.
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