Masso sulla SP54 bis per Gibilmanna e SP9 chiusa: Madonie isolate, servivano alternative e trasporti straordinari prima dei lavori

Dalla viabilità “garantita” alla strada sbarrata il passo è stato brevissimo. Sulla SP9 tra Castelbuono e Isnello, dopo settimane di rassicurazioni e annunci su una bretella provvisoria, si è arrivati a una realtà fatta di transiti consentiti e poi negati nel giro di poche ore, di pendolari fermati davanti alle transenne senza preavviso, di informazioni frammentarie e contraddittorie. Nessuno contesta la necessità dei lavori né le esigenze di sicurezza. Il problema è la gestione. Perché un’amministrazione seria non si limita a promettere soluzioni: pianifica, coordina e comunica con chiarezza.
Il primo passo avrebbe dovuto essere pretendere dalla Città Metropolitana di Palermo un cronoprogramma pubblico e dettagliato: date certe di chiusura, tempi di realizzazione della bretella alternativa, modalità di accesso per residenti e mezzi di emergenza. Non rassicurazioni verbali, ma atti ufficiali consultabili da chiunque. Contestualmente, sarebbe stato necessario attivare un piano di comunicazione tempestivo e trasparente: aggiornamenti costanti sui canali istituzionali dei Comuni, avvisi chiari con congruo anticipo, segnaletica adeguata sui percorsi alternativi. Non è accettabile che lavoratori e studenti scoprano le modifiche alla viabilità solo al momento di mettersi in viaggio.
Ma il punto più grave riguarda ciò che non è stato fatto sul fronte dei trasporti pubblici. Quando si chiude un’arteria strategica in un territorio fragile come quello madonita, non si può lasciare come unica opzione l’auto privata e l’aumento dei chilometri percorsi ogni giorno.
Un’amministrazione lungimirante avrebbe dovuto aprire immediatamente un tavolo con SAIS Autolinee e AST – Azienda Siciliana Trasporti per rimodulare le linee esistenti o attivare corse straordinarie temporanee lungo i percorsi alternativi. È vero: il tragitto sarebbe più lungo. Ma c’è una differenza sostanziale tra guidare per decine di chilometri in più, con stress e costi maggiorati, e poter salire su un autobus, sedersi e utilizzare quel tempo per riposare o lavorare. Per molti pendolari, trasformare il tempo di viaggio in tempo “utile” o almeno meno faticoso sarebbe già un sollievo concreto.
Si sarebbero potute prevedere corse mattutine anticipate, calibrate sugli orari di ingresso nelle scuole e nei luoghi di lavoro, e rientri pomeridiani compatibili con i turni. Si sarebbero potute garantire coincidenze con altre linee strategiche e introdurre abbonamenti temporanei a tariffa agevolata per chi è costretto a percorsi più lunghi a causa della chiusura. Un fondo straordinario, anche con il coinvolgimento della Città Metropolitana, avrebbe potuto coprire i costi aggiuntivi, evitando che l’intero peso ricadesse sui cittadini. Sarebbe stato un segnale politico forte: la strada è chiusa, ma l’istituzione si fa carico delle conseguenze.
Nel frattempo, la situazione si è ulteriormente aggravata. La SP54 bis Isnello–Gibilmanna risulta attualmente chiusa per caduta massi. SP9 chiusa per lavori in corso. Di fatto, due arterie strategiche contemporaneamente interdette, con il territorio sempre più isolato.
La fotografia scattata in notturna lungo il tratto interessato mostra con crudezza la realtà: asfalto bagnato, detriti sparsi sulla carreggiata e un masso di grandi dimensioni fermo al centro della strada, illuminato soltanto dai fari di un’auto. Un’immagine che restituisce la percezione concreta di insicurezza e precarietà vissuta da chi percorre quotidianamente queste strade.

Sui social cresce la rabbia. C’è chi ironizza parlando di “jet privato” per raggiungere Castelbuono e chi si limita a una parola sola: “vergogna”. Molti cittadini sottolineano che i lavori non sarebbero dovuti iniziare senza un’alternativa reale per i pendolari, denunciando la sensazione di isolamento e di abbandono istituzionale. Il timore è che si sia data priorità al rispetto dei finanziamenti rispetto alla tutela concreta della vita quotidiana delle comunità coinvolte. In territori già penalizzati da carenze infrastrutturali, l’improvvisazione pesa il doppio. I cittadini non chiedono miracoli: chiedono programmazione, chiarezza e coerenza tra parole e fatti. Chi amministra deve sapere che una strada può essere chiusa per necessità tecnica. Ma non può essere chiuso il dialogo con la comunità. È qui che si misura la differenza tra governare con visione e limitarsi a inseguire l’emergenza.


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