Paolo Cicero scrive al sindaco e al capogruppo di opposizione Tumminello

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5 Commenti

  1. navigato ha detto:

    Caro Paolo, parole sante, ma su una cosa ti sbagli, il Sindaco in questa materia le competenze le possiede (o almeno pensa di possederle). Come ricorderanno i più avezzi alle sue avventure, tentò anche questa (insieme a tante altre), forse allettato dai facili guadagni dei panettieri. Prese un panificio in gestione, ma piuttosto che farlo a Castelbuono preferì farlo altrove. Però in quel contesto mi risulta che non mise mai le mani in pasta e preferì esercitare la professione con impronta manageriale. Non si sa perché quell’avventura per lui durò pochissimo, anche se io una certa idea me la sono fatta.

    • Antonio Cicero ha detto:

      Caro navigato, quando ci sveglia la mattina sei giorni su sette, con zero o con trenta gradi alle due, alle tre o alle quattro del mattino, tralasciando tutto il resto delle difficolta’, i guadagni non sono mai facili! Ci rifletta. Cordialmente.

    • Manager ha detto:

      A pensarci bene, tutte le sue avventure manageriali sono durate poco, chissà perché. L’unica avventura che è durata e durerà tanto è quella di sindaco.

  2. mario Cicero ha detto:

    Carissimo Signor Paolo Cicero, lei è figlio di pianificatore, purtroppo suo padre non è più presente, io ricordo che nel passata quando esistevano le organizzazioni di categoria e i Sindacati, era usanza quando si aumentavano i prezzi dei prodotti dove si faceva cartello confrontarsi con l’amministrazione è con le parti sociali. Io non contesto la possibilità di variare il prezzo in un prodotto, (la percentuale di aumento si)dove è difficile avere concorrenza, quando si forma un cartello; ma il metodo. La ringrazio per la riflessione che ha posto, purtroppo oggi mancano i “corpi”intermedi che facevano da cinghia di trasmissione tra la societa e le istituzioni, infatti, molte volte utiliziamo alcuni strumenti di comunicazione in modo impoprio, ne terro conto. Di nuovo Grazie.

  3. Gandolfo ha detto:

    Per chi come me, coltiva frumento, si accorge di quanto sia ingiusto il commercio. La vendita del frumento,dopo un anno di lavoro, copre appena appena i costi di produzione che è di circa di 20 centesimi al kg. A noi resta solo il contributo statale. Quando il frumento si trasforma in farina il costo raddoppia cioè 40 centesimi circa. Poi trasformiamo la farina in panini e il costo arriva a 4 euro. Trasformiamo tutto in lire e ci accorgiamo subito della differenza abissale che c’e tra il costo del frumento di400 lire e i panini a 8000 lire. Non ce che dire. Mi accorgo che i lignati i piglia sempri u sceccu.

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