PD Castelbuono: Strage di Capaci, memoria per la legalità

3 Commenti

  1. sull’ etica politica ha detto:

    ‘La ‪Questione Morale‬ non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.’

    (Enrico Berlinguer, Intervista a Eugenio Scalfari, 28 luglio 1981)

    Vale oggi più di ieri questa riflessione

  2. Don Fabrizio ha detto:

    ALLA FINE DELLA FIERA, DOPO 28 ANNI DI CHIACCHIERE E IPOCRISIE, FALCONE È IN UNA BARA E OLLANDO FA IL SINDACO

    A Orlando, mancherà la vergogna, perché è così, lui è un ex democristiano a vita, uno che confida sui morti e sulla cattiva memoria, oppure confida sui vivi che negli anni della strage non erano nati o erano bambini, e oggi affollano le commemorazioni, agitano palloncini, ingrassano un genere di antimafia che Giovanni Falcone detestava.

    La gioventù che spesso non sa, non legge, ignora come Orlando sia stato il maggior responsabile della campagna che contribuì all’isolamento di Falcone prima che morisse.

    Di Orlando, l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga disse: “Questa mattina ho vomitato. Il vomito mi è venuto a vedere accanto alla sorella di Giovanni Falcone, che dovrebbe avere piú rispetto della memoria del fratello, personaggi come Leoluca Orlando Cascio che, con l’accusa a Falcone di aver insabbiato pratiche che riguardavano politici, diede il va al linciaggio da parte dell’Anm e di un settore rilevante della sinistra… Non vomitavo più dal giorno in cui, rifugiatomi in Francia dopo le dimissioni da presidente della Repubblica, vidi alla televisione a mo’ di sciacalli magistrati dell’Anm e membri del Csm che avevano già moralmente ferito Falcone con insinuazioni, interrogatori al Csm e articoli sanguinosi sull’Unitá”.

    Cossiga è morto, Falcone è morto, Maria Falcone commemora e Orlando è capofila del peggior ciarpame antimafia che ieri, con la scusa del delirio pandemico, ha “boicottato” ogni rito in ricordo.
    Insieme al presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava, quel “figlio di vittime di mafia” che proprio Orlando portò in Parlamento nel 1992 con la Rete che resta il movimento più forcaiolo della storia d’Italia.
    Il comunista  Gerardo Chiaromonte, defunto presidente della Commissione Antimafia, scrisse, circa il fallito attentato a Falcone nella sua casa al mare all’Addaura, che “i seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità”.

    Orlando, invece, era quello che “il sospetto è l’anticamera della verità”, quello che a “Samarcanda” di Michele Santoro accusò Falcone di imboscare le inchieste e di aver salvato Salvo Lima incriminando il pentito che l’accusava, è l’uomo che pure  accusò Falcone d’essersi compromesso col potere per via del suo incarico al Ministero della Giustizia, è quello che sempre a “Samarcanda” accusò il poliziotto Antonino Lombardo prima che quest’ultimo si sparasse.

    Capisco che sia trascorso tanto tempo, ignorare si può, ma dimenticare non è ammesso.

    Quando Falcone accettò l’invito di dirigere gli Affari penali al ministero della Giustizia, le accuse di Orlando si fecero feroci. Sempre da Santoro (nel maggio 1990) disse che Falcone aveva una serie di documenti sui delitti eccellenti ma che li teneva chiusi nei cassetti. L’accusa verrà ripetuta a ritornello anche da molti uomini della Rete, che annoverava appunto l’attuale presidente dell’antimafia siciliana, Claudio Fava. Falcone rispose: “È un modo di far politica che noi rifiutiamo… Se Orlando sa qualcosa faccia i nomi e i cognomi, citi i fatti, altrimenti taccia”.

    Ma Orlando “Diede inizio – scriverà Maria Falcone – a una vera e propria campagna denigratoria contro mio fratello, sfruttando le proprie risorse per lanciare accuse attraverso i media… Seguirono mesi di lunghe dichiarazioni e illazioni da parte di Orlando, che voleva diventare l’unico paladino antimafia.
    Ha raccontato Francesco Cossiga nel 2008, in un’intervista al Corriere della Sera: “Quel giorno lui uscì dal Csm e venne da me piangendo. Voleva andar via”.

    Poi la strage.
    A macerie fumanti, Orlando si riaffacciò sul proscenio del teatrino politico palermitano come se nulla fosse stato.
    – C’è stata una difficoltà di comprensione con Giovanni Falcone.

    Una difficoltà di comprensione …
    A voi, come a Cossiga, non viene il voltastomaco ? IPOCRISIA PURA FINITELA!!

  3. Massimo Genchi ha detto:

    Quando Sciascia coniò il termine di professionisti dell’antimafia molti di noi si indignarono. Invece aveva avuto l’intelligenza di vedere prima di tanti altri una cosa vera almeno quanto il teorema di Pitagora

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