Pd Castelbuono. Una gestione davvero “Speciale”

(Riceviamo e pubblichiamo) – Esprimiamo plauso e compiacimento per la neo-inaugurata sezione “Speciale” dell’Associazione Nazionale Carabinieri, intitolata al Carabiniere Domenico Castiglia – Medaglia di Bronzo al Valor Militare, e facciamo i nostri migliori auguri al suo Presidente Antonio Prestianni.

Ci è dispiaciuto non essere stati presenti alla cerimonia “Speciale” e speriamo presto di poter visitare l’esposizione di uniformi, cimeli e la mostra temporanea allestita negli spazi concessi dal Comune di Castelbuono.

Peccato, fino ad oggi, ogni volta che abbiamo pensato di trovarla aperta e fruibile (persino in occasione della Festa dell’Unità nazionale e delle Forze Armate), l’abbiamo trovata chiusa.

Ci permettiamo di suggerire – senza polemica, ci mancherebbe – di affiancare alla nuova targa decorativa dell’associazione anche l’indicazione degli orari di apertura di “Casa Speciale” e dei contatti cui i cittadini, soprattutto i giovani (che di essa dovrebbero essere i principali destinatari), potranno rivolgersi per fruirne e proporre iniziative coerenti con il Regolamento del “Centro Studi Marco e Rosa Speciale’.

Rendiamo esplicito che la suddetta associazione, dal 18 luglio scorso e per i prossimi 6 (SEI) anni, sarà chiamata a gestire TUTTI gli spazi di Casa Speciale, per effetto della contestuale revoca al (ei fu?) Centro Polis.

Da cittadini – dato che una sezione di partito non può, per legge, partecipare a bandi per la gestione di spazi pubblici – ci mettiamo volentieri a disposizione per affiancare questa associazione nella formulazione di ulteriori “proposte migliorative”, volte a garantire la massima fruizione e valorizzazione del “Centro Studi”.

Auspichiamo che l’associazione non si limiti ad aprire e chiudere o sfruttare questi spazi ma, coerentemente allo spirito del Corpo che rappresenta e ai sensi del proprio Statuto Organico nonché del Regolamento del “Centro Studi”, promuova iniziative e “attività di volontariato per il conseguimento di finalità assistenziali, sociali e culturali” costanti e di qualità. Ci permettiamo di suggerirne alcune, solo a titolo di esempio, riguardanti la pace, la legalità, la trasparenza e il rispetto delle regole, l’educazione ambientale e la prevenzione della microcriminalità (da cui Castelbuono non è esente), il contrasto del bullismo, anche online, la promozione della parità di genere e la lotta contro ogni forma di violenza, fino ad arrivare a progetti di alfabetizzazione digitale per gli anziani.

Iniziative serie, insomma, che in paese non saranno mai abbastanza e per le quali noi per primi vogliamo essere presenti, insieme ai tanti cittadini, gruppi, associazioni e alla Consulta Giovanile, che in tal senso si sono già impegnati, anche senza concessioni di sede pubblica.

Ma facciamo un po’ d’ordine e veniamo al metodo “Speciale” con cui, senza troppo clamore, si è giunti a questo nuovo assetto.

Si dice – perché in paese, ormai, la diceria sembra essere il più consolidato strumento di pubblicità e trasparenza amministrativa – che il Centro Polis non esista più, per effetto delle dimissioni di tutti i membri del CdA, e quindi della sua decadenza.

Ricordiamo cos’era il Centro Polis, citando testualmente un comunicato ufficiale dell’Amministrazione Cicero, dell’ agosto 2022:

 “Il Centro Polis, Istituzione culturale del Comune di Castelbuono, istituita nel 2012, è nata per promuovere e gestire il patrimonio storico-artistico e monumentale, e i luoghi della cultura, pubblici e privati…Negli anni passati, a fase alterne questo compito è stato svolto in modo egregio dai Consigli di amministrazione che si sono succeduti.”

Si riconosceva, già allora, che vi fossero state fasi di inattività. Ma oggi?

Il sito del Centro Polis non risulta aggiornato: nella sezione “beni affidati” compaiono ancora realtà ormai superate – il Centro Sud (oggi Auditorium Pacis dell’Unità di Pastorale Sinodale), l’Eremo di Liccia (affidato a un operatore economico privato), la Casina Castelli-De Pace (in fase di progettazione e recupero) e il Giardino di Palazzo Failla, che la Consulta Giovanile continua a curare, non senza difficoltà burocratiche.

Forse è stato proprio questo stato di cose a spingere la Giunta Municipale a pubblicare, ma appunto senza grande clamore, un avviso per l’affidamento di Casa Speciale: pubblicato solo sulla homepage del sito istituzionale del Comune di Castelbuono lo scorso 30 giugno, con scadenza “urgente” il 15 luglio 2025. Destinatari: tutte le associazioni culturali e sociali operanti a Castelbuono.

Dubitiamo, però, che tutte ne siano venute a conoscenza, vista l’assenza di ogni ulteriore pubblicità (nemmeno un post Facebook del Comune con una didascalia generata dall’IA dedicata).

Eppure, sulla carta, le associazioni culturali a Castelbuono sono decine, e di nuove ne nascono.

Manco a dirlo, l’avviso è andato deserto, eccezion fatta per la suddetta Associazione che si è così aggiudicata la gestione “Speciale”.

Delle due l’una: o del tanto decantato fermento culturale del “paese reale” resta ben poco, o realmente in paese le cose si comunicano troppo poco e male e, quindi, bisogna rimediare.

L’Amministrazione dovrebbe prendersi la briga di informare e comunicare meglio e i cittadini quella di controllare di più.

Perché, certo, un bando può avere un solo vincitore, ma quando a partecipare è solo uno, in un sistema veramente “democratico”, c’è qualcosa che non funziona alla perfezione.

In un paese in cui abbondano intitolazioni e targhe, proprio dove servirebbe quella giusta, manca.

Forse perché il “Centro Studi Marco e Rosa Speciale”, dal 2012 ad oggi, non è mai entrato davvero in funzione, nonostante un Regolamento comunale ne disciplini attività e obiettivi.

E i regolamenti – si sa – servono per essere rispettati, non solo menzionati quando tornano comodi.

Vigileremo affinché accada, perché ne va del rispetto delle disposizioni testamentarie della famiglia Speciale e, soprattutto, del diritto dei cittadini – e dei più giovani in particolare – ad avere una vera Casa della Cultura e un Centro Studi dedicato. 

Un Centro Studi operante e attivo, nel quale il Consiglio di Biblioteca, con le opportune integrazioni in rappresentanza delle istituzioni scolastiche, così per come previsto dal suddetto Regolamento, sia posto effettivamente nelle condizioni di contribuire alla programmazione culturale, controllando e coordinando le attività, le iniziative e sovrintendendo all’uso della struttura e delle attrezzature contenute nella stessa.

Perché i luoghi non devono essere considerati tali solo per le loro stanze e mura, ma per il contenuto che vi si coltiva dentro.

E le “stanze pubbliche” devono restare tali: aperte a tutti, inclusive e trasparenti. 

Anche questa è Cultura: Cultura della partecipazione.

La Segretaria 

Luciana Cusimano

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