Pedaggi autostradali, dopo gli interrogatori gli incassi quasi raddoppiano: l’inchiesta stima un danno da oltre un milione di euro

Un presunto ammanco superiore a un milione di euro è al centro dell’inchiesta della Procura di Termini Imerese che coinvolge cinque casellanti e un dipendente di una società esterna operante per il Consorzio per le Autostrade Siciliane (CAS). L’indagine è nata dopo che il CAS ha rilevato anomalie tra il numero dei veicoli transitati e gli importi effettivamente incassati ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni pedaggi sarebbero stati registrati come relativi a tratte più brevi rispetto a quelle realmente percorse dagli automobilisti, facendo risultare importi inferiori a quelli effettivamente versati.
A rafforzare i sospetti degli investigatori è stato un metodo tanto semplice quanto efficace. Dopo aver notificato agli indagati gli interrogatori preventivi, lasciandoli temporaneamente in servizio, la Procura ha monitorato l’andamento degli incassi nelle corsie presidiate dagli operatori. Da quel momento le entrate sono aumentate in maniera significativa, in alcuni casi oltre il 50%.
Particolarmente significativo il dato della barriera di Buonfornello, dove il 2 giugno 2026 gli incassi delle corsie manuali hanno raggiunto quasi 10 mila euro, contro poco meno di 6 mila euro registrati nella stessa giornata dell’anno precedente, nonostante un numero di transiti sostanzialmente analogo.
Proprio confrontando gli incassi successivi agli interrogatori con quelli degli anni precedenti, gli investigatori sono arrivati a stimare un danno complessivo che supererebbe il milione di euro. L’11 giugno il Gip ha disposto la sospensione dal servizio per sei mesi dei sei indagati. Nel frattempo proseguono le verifiche anche in altre province siciliane, dove sono state aperte ulteriori indagini su presunti ammanchi legati alla riscossione dei pedaggi autostradali.

Caricamento articoli correlati...