Ypsigrock “alla pari” degli altri eventi? Il commento del sindaco rivela una preoccupante incomprensione del festival

C’è un passaggio nel recente commento pubblicato dal sindaco di Castelbuono Mario Cicero sotto un video celebrativo dell’ultima edizione di Ypsigrock pubblicato sulla pagina Facebook del Comune di Castelbuono, nel quale viene intervistato l’assessore Dario Guarcello, che merita una riflessione. Il primo cittadino scrive che «ognuna» delle associazioni che organizzano eventi in paese, «nel proprio genere, rappresenta un’eccellenza, alla pari di Ypsigrock». Il principio della pari dignità dell’impegno associativo è naturalmente condivisibile, ma altra cosa è sostenere che tutte le manifestazioni abbiano raggiunto la stessa rilevanza, la stessa capacità di attrazione e la stessa reputazione. È proprio in questo passaggio che il commento sembra rivelare una sorprendente sottovalutazione di ciò che Ypsigrock è diventato dopo quasi trent’anni.
Nessuno ha bisogno di stilare classifiche tra chi organizza sport, teatro, folklore, fotografia, enogastronomia o iniziative sociali. Tutte queste realtà contribuiscono alla vitalità di Castelbuono. Ma riconoscere che una di esse ha conquistato una dimensione internazionale non significa togliere valore alle altre.
Il sindaco scrive anche che «noi non diamo patenti». Ed è vero. Il punto, però, è che Ypsigrock non ha alcun bisogno della patente del Comune di Castelbuono. Le valutazioni sono arrivate da tempo da molto più lontano.
Già nel 2018 The Independent dedicava al festival una recensione dal titolo eloquente, osservando che sarebbe stato difficile trovare un festival più bello e descrivendo Castelbuono e il suo scenario come uno dei contesti più spettacolari d’Europa. Nel 2019 The Guardian inseriva Ypsigrock fra venti grandi boutique festival europei, raccontando una Castelbuono attraversata dalla musica tra vicoli, piazze, Castello e Madonie. Nel 2022 The Independent indicava esplicitamente Ypsigrock tra i festival che stavano guidando la scena indipendente italiana. Nel 2023 The Guardian lo definiva addirittura il principale festival indie-rock italiano, collocandolo in una selezione europea dedicata ai festival etici e non profit e ricordando anche i progetti di inclusione sociale portati avanti dall’Associazione Glenn Gould. Nel 2024 The Independent lo inseriva ancora una volta tra i migliori festival musicali d’Europa, definendolo una piccola gemma in cui il luogo è attrattivo quanto la musica. E nel 2026 la stessa testata lo ha nuovamente incluso tra i dieci migliori festival europei dell’anno.
Non si tratta quindi dell’entusiasmo momentaneo per un’edizione particolarmente riuscita. È una reputazione sedimentata in anni di attenzione internazionale.
Nel 2026 The Line of Best Fit ha dedicato a Ypsigrock un lungo reportage sulla sua filosofia, sul rapporto con Castelbuono e sulla regola “Ypsi Once”, che impedisce di riproporre lo stesso artista con lo stesso progetto e obbliga il festival a una ricerca musicale continua. Una scelta che la rivista britannica interpreta come elemento centrale di una precisa identità curatoriale. Sky TG24 ha parlato di Castelbuono come di una capitale della musica alternativa, mentre Télérama, una delle più autorevoli riviste culturali francesi, ha titolato senza mezzi termini: “Ypsigrock, l’excellent festival qui fait d’une petite ville de Sicile la capitale du rock indé”. Non una delle tante feste estive, dunque, ma un festival capace di trasformare agli occhi di una grande testata francese una piccola città siciliana nella capitale del rock indipendente.
Crack Magazine ha a sua volta raccontato Ypsigrock come un festival indipendente e intimo in cui il contesto di Castelbuono e delle Madonie è importante quanto la musica. Musikexpress, storica rivista tedesca, è andata ancora oltre: ha utilizzato il caso Ypsigrock per riflettere sul rapporto tra cultura, comunità, indipendenza e amministrazioni pubbliche, descrivendo il festival come una realtà vicina al modello dell’impresa sociale, capace di reinvestire nel territorio e di generare attività culturali, educative, ambientali e inclusive durante tutto l’anno.
Anche il talk radiofonico tedesco dedicato all’ultima edizione del festival insiste su questo aspetto e utilizza l’esperienza castelbuonese per interrogarsi su ciò che altri territori europei potrebbero imparare dal rapporto costruito tra festival, comunità e istituzioni. Ed è qui che il contrasto diventa quasi impietoso: in Germania ci si domanda se Ypsigrock possa offrire indicazioni utili persino per le politiche culturali di altri territori, mentre a Castelbuono il sindaco sente il bisogno di precisare che, in fondo, tutte le manifestazioni sono «alla pari».
Forse sarebbe utile chiedersi chi, tra l’osservatore tedesco che studia il fenomeno e chi lo vede da trent’anni sotto casa, abbia compreso meglio che cosa è accaduto.
Il punto non è certo sostenere che Ypsigrock sia l’unica realtà importante di Castelbuono. Sarebbe un’affermazione altrettanto sbagliata. Il punto è che il festival ha costruito qualcosa che nessun generico richiamo all’“eccellenza” può cancellare: una rete internazionale di artisti, agenzie, giornalisti e pubblico, una credibilità consolidata nella scena musicale europea e soprattutto un capitale reputazionale enorme per Castelbuono.
Negli anni sono passati dal festival The National, Alt-J, Belle and Sebastian, Moderat, Jon Hopkins, Beach House, Editors, Cigarettes After Sex, Fontaines D.C., Aurora, Slowdive, Spiritualized e molti altri. Non conta soltanto il prestigio dei nomi, ma la capacità dimostrata più volte di intercettare artisti prima della loro consacrazione. Questo richiede competenza, credibilità, conoscenza della scena internazionale e una direzione artistica riconoscibile. Non basta montare un palco e compilare un programma.
È per questo che la formula «alla pari di Ypsigrock» appare così debole. Nel tentativo di non fare torto a nessuno, finisce per fare torto alla realtà. Se tutto è eccellenza – rectius, benemerenza – allora la parola eccellenza non significa più nulla; se tutto è “alla pari”, diventa impossibile persino distinguere un evento ben organizzato da un progetto culturale che in quasi trent’anni ha portato il nome di Castelbuono sulle pagine di The Guardian, The Independent, Télérama, Musikexpress, Crack Magazine e delle principali testate musicali europee.
Il sindaco richiama poi il “sistema Paese”, citando il barbiere, la sarta, il ciabattino, gli imprenditori e la capacità diffusa di accogliere il visitatore. Ha ragione, ma proprio questo argomento dimostra il contrario di ciò che sembra voler sostenere. Ypsigrock è forse una delle manifestazioni che meglio hanno saputo trasformare Castelbuono stesso in parte dell’esperienza. Chi arriva per il festival non entra in un’area concerti isolata dal paese: percorre le strade, mangia nei ristoranti, frequenta i bar, acquista nei negozi, soggiorna nelle strutture ricettive, visita il Castello e il Chiostro, incontra gli abitanti e scopre le Madonie. Il barbiere e il ristoratore citati dal sindaco non sono alternativi a Ypsigrock: sono parte di quella Castelbuono che Ypsigrock porta davanti a migliaia di visitatori.
Il vero valore del festival, infatti, non è rappresentato soltanto dalle presenze o dall’indotto dei giorni di agosto, ma dalla reputazione costruita nel tempo. Ogni volta che The Guardian, The Independent, Télérama o una radio tedesca, americana o australiana raccontano Ypsigrock, stanno raccontando anche Castelbuono. Una campagna internazionale di promozione turistica capace di produrre la stessa esposizione avrebbe costi difficilmente sostenibili per un piccolo Comune; Ypsigrock l’ha ottenuta attraverso la forza e la credibilità del proprio progetto culturale.
Per questo sorprende ancora di più leggere che la qualità turistica di Castelbuono «non si esaurisce nei mesi estivi, o dopo Ypsigrock». Nessuno ha mai sostenuto il contrario. Castelbuono possiede musei, patrimonio storico, paesaggio, gastronomia, imprese e tradizioni che esistono indipendentemente dal festival. La domanda più intelligente sarebbe semmai un’altra: quanti visitatori stranieri avrebbero scoperto quelle risorse senza essere arrivati qui per Ypsigrock? Quanti avrebbero letto il nome Castelbuono su una rivista britannica, francese o tedesca?
Un’amministrazione consapevole dovrebbe quindi chiedersi non come ricondurre Ypsigrock nel rassicurante recinto del “sono tutti bravi allo stesso modo”, ma come sfruttare meglio il patrimonio che il festival ha costruito per l’intera comunità: come trasformare parte di quel pubblico in visitatori durante l’anno, come mettere in relazione le reti internazionali del festival con musei, scuole, imprese, artigianato e turismo naturalistico, come utilizzare questa straordinaria esposizione per consolidare ulteriormente il posizionamento di Castelbuono.
Dopo ventinove edizioni, forse il problema è semplicemente che ci siamo abituati. Ci sembra normale vedere artisti internazionali in Piazza Castello, ascoltare lingue diverse nei vicoli e trovare il nome Castelbuono sulle grandi testate straniere. Ma normale non lo è affatto. Non è normale che The Guardian definisca Ypsigrock il principale festival indie-rock italiano. Non è normale che The Independent lo inserisca ripetutamente fra i migliori festival europei. Non è normale che Télérama definisca Castelbuono capitale del rock indipendente, né che in Germania il festival venga utilizzato per ragionare di politiche culturali e sviluppo delle comunità.
Ed è forse proprio qui il limite più evidente del commento del sindaco: mentre fuori da Castelbuono cercano di capire come un piccolo paese delle Madonie sia riuscito a costruire un fenomeno culturale di questo livello, a Castelbuono sembra ancora necessario spiegare che riconoscerne l’eccezionalità non significa mancare di rispetto a nessuno.
Le “patenti” non deve darle il Comune. Sono state già rilasciate, se proprio vogliamo utilizzare questa espressione, da quasi trent’anni di storia, dal pubblico, dagli artisti, dalla critica e dalla stampa internazionale. Al sindaco spetterebbe qualcosa di diverso: conoscere fino in fondo il patrimonio che il paese possiede e avere la capacità politica di riconoscerlo senza il timore di dover aggiungere immediatamente che, in fondo, sono tutti “alla pari”.
Perché Ypsigrock non vale perché qualcuno vale meno. Vale per quello che è riuscito a diventare. Ed è ormai evidente che non è semplicemente uno degli eventi di Castelbuono: è uno dei motivi per cui, in una parte del mondo, si sa dove si trova Castelbuono.

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