Commento al libro “1949, Castelbuono apre ai forestieri” di Nino Brancato, Pro Loco 2022

(Di Sandro Morici) – Il titolo di questo libro, dedicato allo sviluppo turistico di Castelbuono, contiene una data, il 1949, e poi il riferimento ai “forestieri”, coloro che venivano a fare la scampagnata con pullman e auto private e scoprire, talvolta per la prima volta, questa cittadina dell’entroterra ai confini orientali della provincia di Palermo, ai piedi delle Madonie: erano tempi in cui la parola week end era poco conosciuta ma si diffondeva la voglia di “distrazione”, alla ricerca di nuovi territori, di nuove comunità, di nuove realtà culturali… una voglia di “libertà” man mano che nelle famiglie si allontanavano i tristi ricordi della guerra.
E allora anche noi, piuttosto curiosi tanto da metterci nelle vesti di lettori “forestieri”, siamo andati a riscoprire quel percorso di valorizzazione ecologica e sociale del nostro territorio, sicuramente non iniziato in quel lontano 1949 con il lancio esplosivo della prima edizione della Sagra delle Ciliegie. E infatti l’autore e amico Nino Brancato dedica il primo capitolo del libro ai “precursori”, iniziando dalla fine del XIII secolo con i marchesi Alduino e Francesco Ventimiglia, fondatori del promettente insediamento di Castrum Bonum, e poi menziona Francesco Minà Palumbo, che dialogava con ricercatori scientifici di mezza Europa, autore dell’Iconografia della Storia Naturale delle Madonie, immensa opera pittorica ad oggi ancora non restituita al Museo a lui intestato, malgrado le disposizioni di qualche anno fa dell’allora Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il recupero di legge della stessa opera al bene comune.
Il secondo capitolo del libro parla dei “pionieri” del turismo montano con la citazione di Giovanni Cucco (fondatore nel 1906 del Comitato per il passaggio della Targa Florio dal nostro paese), di Giovanni Lupo “la voce di Castelbuono”, ideatore di numerosissime manifestazioni di promozione turistica, primo presidente della Pro-Castelbuono, oggi Pro Loco, animatore di escursioni sciistiche – ove era coinvolto anche mio padre Roberto, amico fraterno di Tano Ventimiglia – e di Vincenzo Morici, progettista nel secolo scorso di numerose strutture ricettive in stile alpino, fino ai giorni nostri con la poderosa attività pasticciera della famiglia Fiasconaro.
I capitoli successivi del libro di Nino Brancato sono dedicati agli “Enti e Associazioni turistiche”, alla Pro Loco Castelbuono e alle 19 edizioni della Sagra delle Ciliegie: sono rievocate importanti iniziative per far conoscere ai forestieri le nostre meravigliose zone e contrade climatiche, assieme alla nascita di tante nuove attività commerciali nel campo alberghiero e nell’ambito della ristorazione.
La lettura del libro da parte di noi, novelli “forestieri”, è gradevole, appassionante, coinvolgente, proprio perché l’itinerario tracciato dall’autore fa rivivere pezzi e aspetti rilevanti della crescita turistica, assieme allo sviluppo culturale, artistico, economico del nostro paese, il tutto arricchito da tantissime fotografie di valore storico, come risultato di ricerche lunghe e meticolose. Altrettanto meritorio è l’imponente sforzo di Brancato nel presentare le tante personalità che nel giro della storia hanno permesso di realizzare il percorso sopra descritto: con estrema chiarezza, pagina per pagina, viene descritto l’impegnativo contributo di ognuno di essi, a memoria del domani, come monito per le prossime generazioni nel tenere vivo il consolidato spirito di accoglienza dei castelbuonesi verso i futuri “forestieri”. Tutto ciò desideriamo sottolinearlo ancora oggi, appena abbiamo avuto tra le mani il volume, che tuttavia è stato pubblicato da qualche anno.
Queste sintetiche considerazioni credo siano sufficienti per classificare l’intera struttura di questo libro come un modo raffinato, coscienzioso e accurato di fare storia: grazie di cuore, amico Nino.
Roma, 24 settembre 2026

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