Democratici per Castelbuono: Lettera dai topi al direttore dello zoo

(Riceviamo e pubblichiamo) – Siamo i topi, i più sfegatati leccapiedi del coccodrillo. Sì, proprio quelli che – secondo lei, superbo direttore dello zoo – per primi abbandoneremo il coccodrillo che affonda. Ma ci permetta, prima di salpare, di fare qualche osservazione.
Ogni suo scritto è un delirio di zoologia politica, un’arca di Noè in miniatura, un bestiario tragicomico dove animali parlanti si scambiano insulti con una certa eleganza decadente: c’è il coccodrillo vanitoso, i topi fuggiaschi, gli scecchi stipati e – aggiungiamo noi – gli sciacalli in agguato, pronti a speculare perfino su chi non è più in vita.
E poi c’è lei, magnifico direttore dello zoo, profondo conoscitore della savana, così affannato a ricostruire ogni retroscena, a formulare ipotesi, congetture e dietrologie. Tutto utile a controllare in modo maniacale una parte dello zoo – “costituita” a sua immagine e somiglianza – e a lanciare fango sull’altra, quella dei bassifondi.
Caro direttore dello zoo, il problema non è il coccodrillo che – le piaccia o no – ha ottenuto la fiducia della maggioranza degli animali, fossero anche tutti topi. Il problema è l’istinto bestiale che lei incarna perfettamente e che, più che costruire un’alternativa, dedica il proprio tempo ad insultare gli altri animali.
Leggiamo i suoi anatemi (sì, anche noi topi sappiamo leggere), ricchi di ironia stantìa e tanta acredine. Mentre lei – Fedro contemporaneo – racconta favole, noi – piccoli topi dei bassifondi – tra mille difficoltà, cerchiamo di dare il nostro piccolo contributo all’ecosistema e alla biodiversità che tanto le sta a cuore.
Ma la cosa più divertente, iperbolico direttore dello zoo, è che lei – proprio lei che oggi si erge a giudice supremo del comportamento politico e animalesco altrui – ha navigato per diversi anni proprio accanto al coccodrillo. Anche lei è stato un topo, e che topo!
I topi con più esperienza ci raccontano del suo amore per il formaggio: quando la barca le andava bene, ci stava più che comodo; poi, quando è sceso, è iniziata la sua metamorfosi. E non certo per amor di patria, ma per personali e ben noti dissapori. Nel tempo, dopo aver dismesso i panni del topo, ha sostenuto animali di ogni sfumatura politica e ha cercato di stringere alleanze – a destra e a sinistra con scarsi esiti – pur di “buttare giù il coccodrillo”. Infine, ha assunto il ruolo odierno, eterodirigendo la fauna più pedante e presuntuosa di tutto lo zoo.
Può stare tranquillo, sbalorditivo direttore dello zoo, arriveranno presto le elezioni. E come sempre decideranno i cittadini, ops… Gli animali, compresi i topi. Ma lei non sarà della partita giusto?
Ci chiediamo come sia possibile che lei, allucinante direttore dello zoo, abbia così scarsa stima di sé da non candidarsi personalmente ma per interposta persona. Peccato, sarebbe stato davvero esilarante vedere un ex topo come lei scalzare il coccodrillo e prenderne il posto. Di certo non saranno i suoi editoriali a segnare questo tempo, ma il giudizio popolare di tutti gli animali.
Amichevolissimo direttore dello zoo, noi topi – nel tempo – siamo stati utilizzati come cavie da laboratorio, siamo stati perseguitati e scacciati, la propaganda nazista ci ha usati per rappresentare la feccia dell’umanità, animali come lei ci hanno accusato di essere traditori e opportunisti. Ma si ricordi, erudito direttore dello zoo che “Mures incolae domuum sunt” e non sarà certo lei a cambiare la Naturalis historia.
Le suggeriamo, infine, sublime direttore dello zoo, di tenere a mente la Massima/o di orwelliana memoria “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. E, restando sempre nella Fattoria degli Animali di Orwell, ci riteniamo fortunati ad essere topi, vista la fine che fanno i maiali.
Con gratitudine per essere diversi,
I topi

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