Esce venerdì 9 ottobre il nuovo libro di Sandro Castiglia dal titolo “Il taccuino dell’animale di ghiaccio e di luce”

Sandro Castiglia, poeta e scrittore castelbuonese, torna in libreria con un nuovo libro di poesia dal titolo Il taccuino dell’animale di ghiaccio e di luce, scritto per la casa editrice torinese Robin Edizioni. Il libro uscirà venerdì 9 Ottobre, ma è già disponibile nei principali store online (Feltrinelli, Ibs, Libraccio, Amazon, etc.)
https://www.lafeltrinelli.it/taccuino-dell-animale-di-ghiaccio-libro-sandro-castiglia
In una sorta di confessione intima ed esistenziale in versi attorno alle questione ultime, muovendo da due interrogativi apparentemente semplici – perché sono nato? dove va a finire il tempo che passa? – l’autore compie un viaggio poetico che si svolge in Sicilia, in un posto ben preciso che rimanda al centro delle cose, al punto più profondo dell’esistenza: il cuore umano; in un tempo e in uno spazio mai decifrabili, per la destinazione finale cui tende la specie umana: la memoria. La parola è sempre in bilico tra natura e sentimenti personali, dona il verbo alle cose, inscenando un inizio senza fine. Il paesaggio – di là verso il mare e di qua protetto dalla montagna – diventa creazionista, diventa custode della memoria, come una digressione che danza tra luce ed ombra, tra ghiaccio e fuoco, in un dialogo tra contrari che mira ad affermare la verità del simbolo: una verità che ulula, sibilla, graffia, e attraverso la quale gli elementi naturali si incarnano. Si tratta di avventure naturalistiche ed esistenziali insieme, che delineano la consapevolezza del sé umano come un animale feroce da reggere; svelando i risvolti nascosti delle proprie opere drammatiche, mostrano senza pudore né codice le spigolature meno illuminate delle vicende biologiche di chiunque scelga la poesia, non per scoprire cosa significhi ma cosa davvero voglia dire.
Castiglia si muove tra le parole come se fossero stanze già abitate, stanze di cui si riconosce l’odore del legno vecchio, il cigolio delle assi, la luce che entra sempre dalla stessa finestra; appartiene a quella categoria di autori che attraversano la poesia come si attraversa un confine.
La sua scrittura è un varco, una fenditura nella materia del reale. Il taccuino dell’animale di ghiaccio e di luce è un respiro sospeso tra due elementi – il gelo e il fuoco – che convivono nella stessa parola. Castiglia scrive come chi sa che la parola non serve a spiegare, ma a ferire, a rivelare, a trasformare. Ogni suo verso è un atto di conoscenza, o forse di sopravvivenza. Porta con sé quell’urgenza di scrittura, propria di chi non usa la poesia come abbellimento, ma come strumento chirurgico per incidere la realtà, per estrarre dal buio una forma di luce che non consola, ma rischiara.
Nella sua opera non ci sono verità, ma domande che si fanno carne: “chi sono?”, “da dove vengo?”, “cosa resta dopo la parola?”. È una poesia che nasce dal respiro corto dell’uomo moderno e si apre alla vastità del simbolo. Dentro, convivono il lupo e la colomba, la pietra e il vento, la memoria e la dissolvenza. Tutto è dialogo fra contrari, eppure ogni verso possiede una compostezza antica, un ritmo che sembra scavato nella roccia. Emerge con chiarezza una cosa: Castiglia non scrive per mestiere, scrive per necessità, con un’intelligenza formale e una disciplina dell’immagine, per una verità che non si lascia addomesticare, che pulsa ancora dopo l’ultima riga.
C’è un’immagine, nei suoi versi, che esemplifica tutto questo: “la mia memoria è un cane che fiuta il viottolo divorato dalla perenne fuga del tempo”. La poesia di Castiglia fa proprio questo: fiuta il tempo, lo segue, lo insegue, ne restituisce l’odore. È una poesia che conosce il gelo e lo accetta, che riconosce la luce e la lascia bruciare.In un’epoca che chiede spiegazioni, Il taccuino dell’animale di ghiaccio e di luce sceglie il mistero. È un atto di coraggio, un invito a ricordare che la parola – quando è vera – non è mai semplice.

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