“Favola del più famoso “viḍḍṛicari” al mondo” | Racconto

Tempo di lettura 4/5 minuti
(Di Francesco di Garbo) – Nel paese di bengodi l’inflazione dei benemeriti galoppava ad indice alto a due cifre. Nonostante costasse pochissimo quasi gratis il costo politico rincarava a vista d’occhio. Era passata la linea mastra dettata dal capomastro dallo slogan esuberante: “Una benemerenza ciascuno non fa male a nessuno”. La catena di montaggio lavorava alacremente a produzione seriale.
Al bar si diceva: “Vabbé non costa nulla che male c’è?”. Tuttavia, causa scarsa lungimiranza s’era lo stesso inflazionata dato che a bizzeffe si concedeva. E dagli e dagli a cuor leggero il capomastro voleva evidenziare-sottolineare il suo buoncuore, e tanti onorati compaesane/i ne beneficiavano.
“Benemerenze ad orologeria”. Faceva eco un altro avventore al bar dal tono lagnoso. “Bastian contrario!!!”. Lo rampognava quello di prima, dal cicchetto facile. E già, oramai le elezioni s’apprestavano. Davanti al Municipio in tanti s’accalcavano in attesa d’essere prescelti dal caporale di giornata. Una sorta di caporalato delle benemerenze pergamenate.
“Non costa niente diamola ai tanti meritevoli di cui è affollata la castelbuonesità”. Esso, era il precetto ai fini elettorali. “E dai ognuno fa campagna come gli pare. Così è se ti pare”. Chiosava il remissivo fan del bar. Ossequioso tanto per spezzare una lancia a favore del capomastro essendo in lista d’attesa del suo favore. Si commentava e si polemizzava. Dicono che è grazie al Polemos che il mondo va avanti. Eraclito sostiene che il Polemos è il padre di tutte le cose e di tutti è re. Il conflitto è il motore del cosmo grazie al contrasto e alla tensione degli opposti. Ma si riferiva alla dialettica, al dialogo, non alla guerra o alla polemica fine a se stessa.
La delibera ferragostana aveva un immenso significato cronotopo-tipico: di tempo perché cascava a fagiolo, di luogo per il paese dalle buone forchette, topico-tipico per la tradizione atavica. Si voleva festeggiare in pompa magna la festa, il Ferragosto, col suo modo titpico di passare la giornata: la classica “manciata” petroniana-luculliana in campagna sutta u per’âlivi. D’altronde il detto parla chiaro: “A tavula è trazzera”. Che significa luogo dove s’abbattono le barriere, strada che unisce e si fa amicizia, vi si stringono alleanze e si stipulano accordi: in pratica è il convivio. E della “manciata” una cosa sola vale “u viḍḍṛicu”, dunque bisognava riconoscere tutti i meriti che questo organo ha.
Di buon mattino presto, prima d’andare ad aprire i rubinetti dell’acqua, il promoter delle benemerenze passò dal Municipio per affiggere all’albo pretorio la delibera di: <<Conferimento Civica Benemerenza ô viḍḍṛicaru di tutti i Compaesani”. L’evento sarà celebrato sotto i riflettori dei canali d’ogni ordine e grado il giorno 15/08/2026. Poi il capomastro giustificò la scelta sostenendo che la pancia ha un valore speciale per i castelbuonesi non tanto come organo, ma in quanto ostentazione di lauto benessere. Onore e merito al democratico viḍḍṛicaru!!! Concluse.
Infatti la benemerenza conferita al viḍḍṛicaru era a pioggia per accontentare destra e sinistra indifferentemente e soddisfare tutti. È il classico modo di mettere il piede su due staffe e pescare negli opposti bacini elettorali. In politica, si sa, per mettersi in luce e fare scena è meglio conservare gli assi nella manica, (tagli di nastri, onorificenze, messa della prima pietra, roboanti convegni e favoritismi) e tirarli fuori agli sgoccioli della consiliatura quando parte la campagna elettorale; perché avendo gli assi nella manica si vince più facilmente, ossia ottenere la riconferma della poltrona. È il modo ottimale per far dimenticare agli elettori la palude e le promesse mancate degli anni precedenti, nondimeno infiocchettare il presente con un’immagine luminescente; in sostanza “si reimbiancano i sepolcri”.
Tutti sappiamo che una delle salienti caratteristiche antropologiche dell’italianità è l’affezione che ognuno di noi ha verso il proprio paese natio, il campanile d’origine. L’Italia è il paese dei campanili e il campanilismo domina la forma mentis degli italiani da Trieste a Trapani. Nel nostro Dna v’è una forte considerazione per il paese natio e lo reputiamo come se fosse l’ombelico del mondo: “il non plus ultra che oltre non c’è”. Spesso però poi scadiamo dall’ultra ad essere ‘ultras’ del nostro omphalos del mondo e degeneriamo nell’evitamento esperenziale come chiudere gli occhi di fronte alle tragedie per evitarle e far finta che non esistano, o credere che il depauperamento del paese, l’ombelico, sia solo pura fantasia dell’opposizione venendo dissimulato con le benemerenze. È quell’atteggiamento d’avere le mani pulite però tenute in tasca, o quello di mettersi la testa sotto la sabbia.
Per noi castelbuonesi il nostro paese, il suo territorio, il clima, i suoi abitanti altro non sono che l’ombelico del mondo. Siamo fortemente attaccati a tutto ciò che riguarda a valle e a monte il Colle Milocca; mi sembra irrefutabile che la paesanità è sacra ed indiscutibile senza se e senza ma. Da qui è ovvio che u viḍḍṛicaru assume un fattore simbolico inestimabile per tutti noi. “Panza chïna va’ cùrcula” recita un famoso motto. Per noi castelbuonesi avere la pancia piena è vitale; la fobia della penuria del vitto è atavica e onde evitare brutte soprese la cambusa dev’essere sempre piena.
Soggetiva dû viḍḍṛicaru.
Dal canto suo l’ombelico del mondo eufemismo del paese reale, paese reale che da trent’anni aspettava file di imprenditori pronti ad investire milioni e milioni (sviluppo e prosperità per tutti) con grande gaudio ppû viḍḍṛicaru del paese reale, omphalos del mondo. Finì a tarallucci e vino: l’ombelico dopo trent’anni aspettava ancora invano (vano vacuo, promesse a vuoto) questi sedicenti investimenti privati. U viḍḍṛicaru ‘Aspettava Godot’ come nella famosa tragicommedia dell’assurdo di S. Beckett. Infatti, u viḍḍṛicaru dei paesani soffriva autenticamente di questi mancati investimenti privati profferiti solo a parole come aria fritta: e come tali promesse d’acqua frisca. “Lo spopolamento lo dimostrava e lo certificava con estrema disinvoltura papale papale”.
L’ombelico restava a bocca aperta regredendo carà carà come il famoso “curdaru chi iava nnarrìa nnarrìa”. Certo, poi il Polemos ai giorni nostri è degenerato a mera polemica con la sua retorica effervescente e l’arte della persuasione pimpante. Cosicchè il Polemos permetteva al benemerito che conferiva benemerenze a pioggia e ad orologeria d’usufruire dell’arte retorica per i suoi secondi scopi e fini di chiara e pretta carriera politica. Dunque anziché la riconciliazione degli opposti, stringere amicizia nella ‘tavula è trazzera’ ed evaporare le tensioni egli le accentuava sapendo ben pescare nel torbido della mera polemica.
Al bar si dibatteva ad oltranza: “Quindi la benemerenza ô viḍḍṛicaru per il Ferragosto quando la tavula è trazzera cioè luogo dove s’abbattono le barriere, si parla chiaro e ci si riavvicina in amicizia parte col piede sbagliato essendo pura tattica elettorale pro domo sua; come tutte le altre benemerenze a pioggia e ad orologeria del resto”. Disse con tono salace il bastian contrario. Gli altri non seppero replicare e “cuci cuci” a casa se ne tornarono.

Caricamento articoli correlati...