“Galeotto fu il treno”, segnalazione di merito per il racconto Francesco Di Garbo


Il racconto Galeotto fu il treno di Francesco Di Garbo ha ricevuto una segnalazione di merito alla Prima Edizione del Concorso Letterario “Treni in Viaggio”, promosso dal Dopolavoro Ferroviario di Gallarate nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario del Dopolavoro Ferroviario Italiano. Un riconoscimento che premia una storia in cui un incontro nato durante un viaggio in treno diventa l’occasione per raccontare amore, libertà e il coraggio di essere sé stessi. Di seguito il racconto per intero.
(Di Francesco Di Garbo) – Dario e Guglielmo, Willy per gli amici, si amavano segretamente da tre anni. Amore difficile e complicato per la distanza e l’omofobia.
La loro storia era cominciata su un treno durante un viaggio che portava Dario in Veneto per motivi di lavoro e Willy perché era lì che risiedeva. Dario era uno Ingegnere, Willy un meccanico. Dario aveva una moglie due figlie e un cane, Willy era single. Dario aveva parlato ampiamente della sua omosessualità al prete della parrocchia, Willy invece viveva la sua omosessualità con molta dignità ed estrema libertà.
Il treno si fermò in aperta campagna senza apparente motivo. Dopo una quindicina di estenuanti minuti l’altoparlante gracchiò: “Si avvisano i signori… bla bla bla”. E il classico “vi faremo sapere” suonò sinistro. Infatti passarono ore sotto il caldo asfissiante senza aria condizionata tanto che Dario e Willy, seduti diagonalmente, presero a sudacchiare. D’istinto Dario prima slacciò il nodo della cravatta allargandolo, dopo un po’ se la tolse del tutto sbottonando la camicia. Nel comparto 14 del vagone erano gli unici passeggeri, e venne loro spontaneo prendere a parlare sullo stop imprevisto che si dilungava troppo. Parlavano del guasto tecnico casuale e della manutenzione fatta all’acqua di rose per presentare al mercato un bilancio attivo e far alzare le azioni. Il must, dell’occhio clinico, per invogliare gli investitori aveva attecchito e preso piede in azienda, seppure di servizio pubblico: prima il mercato poi il pubblico.
Dario tirò fuori l’argomento del chiodo mal fissato che qualche tempo addietro aveva fatto cadere una centralina e sospesa l’erogazione elettrica per cinque ore. Willy disse del ritardo congenito dei treni pendolari che lui prendeva ogni mattina. Parlavano con ironia salace del sovraccarico elettrico che spesso faceva saltare l’energia. Facevano considerazioni sarcastiche e gag esilaranti da cabaret Zelig sul Ministro dei trasporti e sulle sue ridicole giustificazioni. Ridevano per non piangere sperando che il guasto venisse riattato al più presto.
Ch’erano gay l’avevano intuito entrambi, ma solo ora Willy ebbe quel sussulto di colpo al cuore fibrillante d’amore fulminante. Dario se ne accorse e balzò dall’altra parte del corridoio per parlare vis à vis. Si trovarono subito in sintonia e in armonia dei sensi: fu così che presero a fare coppia. Coppia nascosta ma coppia che non scoppia dal profilo basso e testa alta. Gli occhi azzurri, i capelli biondo castano di Willy; gli armoniosi tratti somatici e il petto depilato di Dario fecero il resto.
Durante il covid, i loro spostamenti e i loro incontri furono bruscamente interrotti a causa del lockdown. L’unico modo per continuare la loro storia era attraverso i mezzi di comunicazione e i cellulari di entrambi erano esausti dai continui messaggi e da foto più o meno imbarazzanti.
Dario covava un pensiero che lo affliggeva da tempo, rendere nota la sua vera identità alla moglie. I giorni passavano e la situazione diventava sempre più struggente, immancabilmente si sentiva sotto pressione. Dario desiderava perdere il controllo, Dario voleva che scoppiasse il caos, Dario anelava un putiferio! Willy di suo lo compiaceva. Dario si lambiccava per trovare la scusa buona, involontaria, per farsi scoprire. Sì, era questo quello che desiderava.
Il parroco, come buona parte dei ministri di Dio, si era raccomandato di gestire con cura questa sua storia d’amore segreta, perché gli aveva spiegato, che il dolore inflitto alla moglie sarebbe stato duplice; non solo perché la tradiva da più di tre anni, ma per giunta con un uomo! In quella situazione ingarbugliata Dario si arrovellava e Willy cercava di infondergli la calma tanto che si sentiva sfibrato per le energie che gli riversava. La pandemia imperversava ma Dario si inventò uno spostamento adducendolo a motivi di lavoro.
Era tempo di green pass. Dario dunque lo fece per poter attuare i suoi piani.
Nell’ottobre del 2021 comunicò alla moglie che si sarebbe spostato per una ventina di giorni, doveva andare in Veneto e da lì per un breve soggiorno in Egitto: doveva fornire un parere tecnico sulla tenuta dell’ultimo tunnel in costruzione sotto il canale di Suez.
La moglie sembrava tranquilla ma era sulle spine.
Esistono tipi d’uomini e donne che nonostante trapeli qualcosa sulla lealtà coniugale dei rispettivi coniugi continuano a vivere come se nulla fosse. Il terrore della scoperta fa di loro degli esseri sordi e ciechi. (La cecità descritta da Saramago nel suo omonimo romanzo ne è un esempio calzante).
La mattina della partenza Dario preparava le ultime cose da mettere nel trolley, poi si diresse verso il bagno e si concesse una lunga doccia rilassante. Lo scroscio dell’acqua non gli permetteva di udire il leggero tintinnio dei messaggi telefonici. La moglie invece entrata casualmente in camera un po’ infastidita prese il cellulare di Dario, conosceva il codice d’accesso, e lesse la chat dei due amanti ch’era senza un lucchetto per filtrare messaggi scottanti. E la frittata fu bella e servita.
Quando Dario uscì dal bagno fresco di barba e ripulito da cima a fondo mentre indossava con garbo la camicia appena stirata sentì un rumore sordo che lo mise in allarme. Guardò oltre la soglia e in fondo vide la moglie che con una rabbia a lui sconosciuta buttava giù dal balcone tutto ciò che gli apparteneva in quella casa.
Cappotti.
Scarpe, vestiti.
Orologi.
Profumi.
Libri.
PC portatile e fisso. Finanche il cuscino del letto.
Poi la moglie si girò verso di lui, gli consegnò il cellulare brandendolo come un ciondolo e lo invitò con gesti eloquenti a uscire fuori di casa. Lui cercava di farla ragionare, ma in cuor suo casualmente aveva raggiunto l’obiettivo tanto agognato. Scese da basso caricò in auto tutti gli oggetti che giacevano sul selciato e andò via. Dario lasciava dietro di sé una vita senza un perché, una moglie che non aveva mai amato se non agli inizi, due figlie che amava e con le quali avrebbe dovuto affrontare non poche difficoltà, un cane che gli aveva fatto compagnia e che dal balcone guaiva querulo.
Ma all’orizzonte c’era Willy la loro nuova vita insieme, questo era il desiderio di Dario, questo implorava la sua anima.
“Eppure”, pensava alla guida Dario, “tutto è accaduto in una manciata di minuti in modo così naturale su quel treno fermo in aperta campagna, e casualmente con sua moglie Miranda. La forza della mente non va mai sottovalutata”. Concluse con un sorriso beffardo.
Finalmente si sentì libero.
Francesco Di Garbo

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