Piano paesaggistico città metropolitana di Palermo, annunciato il ritiro dopo le proteste dei sindaci delle Madonie

L’assessore Scarpinato apre a nuovi approfondimenti e al confronto con i territori. Al centro del dibattito i vincoli sulle attività economiche e sugli interventi di sviluppo nelle aree interne.
La Regione annuncia un passo indietro sul Piano paesaggistico della provincia di Palermo. Oggi, lunedì 28 settembre, l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato ha comunicato la decisione di ritirare l’attuale proposta, per consentire ulteriori approfondimenti e ampliare il confronto con le amministrazioni locali.
Una decisione che interessa anche il territorio madonita e arriva dopo settimane di contestazioni. Nelle intenzioni espresse dall’assessore, il nuovo passaggio dovrà offrire ai Comuni tempi e spazi adeguati per rappresentare le proprie esigenze, mantenendo fermo l’obiettivo della salvaguardia del patrimonio paesaggistico.
L’Unione dei Comuni delle Madonie, attraverso il presidente Luigi Iuppa, aveva segnalato presunte incongruenze nelle cartografie e limitazioni considerate eccessive per agricoltura, artigianato e recupero del territorio. Tra le situazioni richiamate figuravano le aree produttive di Tremonzelli e Polizzi Generosa, alcune borgate di Petralia Soprana e il comprensorio Piano Battaglia–Piano Zucchi.
La richiesta degli amministratori era di correggere le criticità prima che le misure di salvaguardia compromettessero interventi e investimenti. Al centro della loro posizione, la necessità di conciliare la protezione del paesaggio con le possibilità di sviluppo delle comunità delle aree interne.
Nel dibattito è intervenuta anche Legambiente Sicilia, con una posizione diversa sul metodo. L’associazione ha difeso il lavoro della Soprintendenza di Palermo e invitato i Comuni a utilizzare la fase delle osservazioni per documentare errori e proporre modifiche. Per Legambiente, il confronto deve consentire di migliorare il Piano senza trasformarsi in una messa in discussione della tutela del paesaggio.
L’annuncio del ritiro apre adesso una nuova fase della vicenda. Resta da verificare il contenuto del relativo provvedimento amministrativo, dal quale dipenderanno tempi, modalità ed effetti sulle procedure in corso. La dichiarazione politica, da sola, non consente ancora di indicare quali conseguenze operative vi saranno per cittadini, imprese e Comuni.

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