PRIMO MAGGIO. Per la Flotilla e per chi lavora per la Pace, il pensiero solidale della Costituente

Le imbarcazioni della Flotilla erano partite, qualche giorno fa, dal porto di Augusta alla volta di Gaza con un obiettivo preciso, dichiarato in questa nota ufficiale: “spezzare l’assedio, riaffermare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, e creare le condizioni per una mobilitazione internazionale permanente che si rinvigorisca con la partenza, come atto politico integrale concreto che mira a sfidare il blocco illegale imposto a Gaza”.
Perché a Gaza si continua a morire; e non solo ammazzati, ma anche per le malattie e per tutte le gravi carenze di una regione in macerie e strangolata dall’esercito israeliano.
Ma del popolo palestinese di Gaza e della Cisgiordania semplicemente… non si parla più.
E lo stato di Israele, col suo esercito e con la sua Marina, si è macchiato dell’ennesimo crimine, dell’ennesima violazione del Diritto Internazionale. Un atto di prepotente e pericolosa pirateria nei confronti delle imbarcazioni della Flotilla, abbordate in acque internazionali, ben lontane dalle coste israeliane. Risultano arrestati diversi italiani e persino la Meloni ha dovuto abbozzare un flebile dissenso, guardandosi però bene dal mettere in discussione i rapporti militari, economici e politici tra l’Italia e Israele.
La Costituente esprime la più totale condanna della condotta di Israele e rivolge un pensiero a tutti gli attivisti e le attiviste, di varie nazionalità, che hanno messo in pericolo la propria vita per portare conforto morale e materiale al popolo palestinese. Come diversi mesi fa.
E mentre oggi si celebra la festa del lavoro, ricordiamo i tanti medici, infermieri, soccorritori, operatori dell’informazione morti a Gaza e in tutte le guerre in corso.
Ricordiamo tutti i giornalisti che, pur con paghe misere e in condizioni di lavoro precarie, continuano a informarci senza reticenze e senza la protezione dei grandi gruppi editoriali.
E un pensiero lo rivolgiamo anche ai portuali di Genova (e non solo) e a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici che hanno rinunciato ad uno o più giorni di stipendio per scioperare (o a chi, pur impossibilitato a farlo, non ha fatto mancare il sostegno alla causa) per dire no al genocidio, no alla complicità col governo criminale d’Israele.
Rivolgiamo anche il nostro pensiero solidale al popolo sudanese, ai civili ucraini e russofoni, ai civili della Cisgiordania, del Libano e dell’Iran caduti per azioni di guerra crudeli e dichiarate illegittime dalla comunità internazionale.

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