Riflessione sulla 100° edizione del Giro Podistico: “La storia è storia e va scritta”

(Riceviamo e pubblichiamo) – Il 26 luglio 2026 si è scritta una nuova e straordinaria pagina della storia dello sport. La 100ª edizione del Giro Podistico “A Cursa di Sant’Anna” ha celebrato un traguardo che poche altre manifestazioni di atletica possono vantare: un secolo di edizioni e 114 anni di storia che rendono il Giro la corsa più antica d’Europa, nonché simbolo di una tradizione che attraversa le generazioni senza mai perdere il suo fascino.
La storia della “Cursa di Sant’Anna” è, in primis, la storia di un’intera comunità. Dietro cento edizioni ci sono centinaia di mani, volti, idee e sacrifici: volontari, collaboratori, amministratori, sponsor e semplici cittadini che, in modi diversi, hanno contribuito a custodire e tramandare questa straordinaria tradizione.
Per celebrare degnamente questo storico anniversario, è stato realizzato un libro che ripercorre il lungo cammino della “Cursa di Sant’Anna”. Si tratta, sicuramente, di un omaggio a una manifestazione che appartiene all’intera comunità castelbuonese, vera custode e “patron” del Giro, e di un tributo a chi, con passione, sacrificio e senso di appartenenza, ha reso possibile, nel corso del tempo, la nascita e la continuità della “Cursa di Sant’Anna”: i fondatori Totò Guzzio e Giovanni Lupo, Silvestre Zito, il grande e indimenticabile Totò Spallino, Totò Mazzola e il Gruppo Atletico Polisportivo Castelbuonese.
Ma la storia non si può censurare. Non si può raccontare a metà, né riscrivere omettendo volutamente pagine fondamentali del suo percorso.
Fino al 1993 l’organizzazione del Giro è stata affidata a singole persone che, con passione e sacrificio, hanno operato all’interno del Comitato Sant’Anna o della Pro-Loco.
Ma il 1994 rappresenta un autentico spartiacque: inizia una nuova epoca dove tutto cambia e non sarà mai come prima.
La vera svolta è opera di un gruppo di visionari — Mario Fesi, Santi Bonomo, Peppe Ippolito, Vincenzo Perrini, Enzo Meli, Giovanni Diliberti, Salvatore Mazzola, Rosario Mazzola, Lirio Abbate, Peppe Spallino — che costituiscono legalmente il Gruppo Atletico Polisportivo Castelbuonese. È questa scelta a dare al Giro una struttura moderna, una nuova organizzazione e, soprattutto, una visione capace di guardare oltre i confini locali. Sono proprio loro che rivoluzionano il Giro Podistico da semplice competizione a evento di respiro internazionale, curandone la crescita tecnica, organizzativa e promozionale, fino a farlo diventare un appuntamento riconosciuto e rispettato nel panorama mondiale dell’atletica. I grandi campioni, che negli anni hanno corso per le vie di Castelbuono, sono il risultato di un progetto costruito con lungimiranza, competenza e dedizione.
Quindi, dalla prima edizione (1912) a oggi, la storia e la crescita della “Cursa” riconoscono il contributo di numerosi protagonisti. È altrettanto vero, però, che l’internazionalizzazione del Giro e il salto di qualità che lo ha reso un punto di riferimento dell’atletica mondiale porta la firma di quel gruppo di persone che nel 1994 costituisce legalmente il Gruppo Atletico Polisportivo Castelbuonese. Questo non è un giudizio: è un fatto storico.
Per questo sorprende che il libro, nel raccontare i 114 anni della manifestazione e nel celebrare la centesima edizione, trascuri e addirittura dimentichi una fase così storicamente determinante. Nessuno pretende riconoscimenti personali, ma la storia del Giro merita di essere raccontata nella sua interezza e non può essere selezionata in base alle convenienze del presente.
Ci saranno sempre nuove persone che continueranno a scrivere pagine importanti del Giro Podistico “A Cursa di Sant’Anna” ed è giusto che il loro impegno venga riconosciuto. Allo stesso modo, però, è doveroso ricordare chi ha reso possibile tutto questo, chi ha avuto il coraggio di immaginare un futuro diverso e di costruirlo con i fatti. La storia, quella vera, non appartiene a chi la racconta oggi: appartiene a chi l’ha scritta. Chi ha portato il Giro Podistico di Castelbuono all’internazionalità merita di essere ricordato con lo stesso rispetto con cui si ricordano tutti gli altri protagonisti di questi 114 anni. Rispetto che, purtroppo, gli autori del libro non hanno avuto.
Santi Bonomo
Peppe Ippolito
Enzo Meli
Vincenzo Perrini

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