Ypsigrock 2026, quattro giorni d’agosto in tre minuti nell’aftermovie che racconta come si ricorda un festival | VIDEO

Prima della folla, prima degli artisti sul palco, ci sono il mare e i tetti di Castelbuono. Stanno uno accanto agli altri, nelle due metà dello schermo. Poi una ringhiera corre in diagonale da una parte, mentre dall’altra una mano impugna l’archetto di uno strumento. Per un istante l’occhio segue quelle linee come se appartenessero allo stesso disegno. Comincia così il bellissimo aftermovie di Ypsigrock 2026, firmato da Retrosys sulle note di “Kettering” dei The Antlers.

Nei primi trenta secondi vale la pena soffermarsi su ciò che passa da un’immagine all’altra. Il profilo scuro dei monti all’ultima luce incontra un crinale ancora verde di sole. La curva del braccio di un lampione trova un’eco nel getto d’acqua di una fontana. Accanto alla pietra di un campanile, un’onda raggiunge la riva e si ritira. Qui il legame è più sottile. Da una parte qualcosa che chi torna a Castelbuono ritrova dopo un anno, dall’altra un movimento che dura un istante. Forse l’accostamento che meglio racconta Ypsi è proprio questo.

C’è un momento, nell’aftermovie di Ypsigrock 2026, in cui sullo schermo si vede due volte il Castello dei Ventimiglia. A sinistra la torre alla luce del giorno, a destra la pietra su cui di notte scorrono le proiezioni del festival. Per un istante si possono guardare insieme la Castelbuono che chi abita qui conosce tutto l’anno e quella che ritrova per quattro giorni ad agosto. È una delle intuizioni più belle del filmato.

E poi c’è una rosa tatuata sulla schiena, accanto al disegno a rosone di una luminaria accesa. Sono due immagini che difficilmente verrebbe in mente di mettere insieme. Eppure, dopo averle viste così, è facile che il ricordo dell’una si porti dietro anche l’altra. Gli organizzatori, nel messaggio rivolto agli Ypsini, scrivono che «a volte basta un colore, una luce, un movimento perché due frammenti separati tornino a parlarsi». Il montaggio dà una forma precisa a queste parole. È il modo in cui, a novembre, può tornare in mente una sera di agosto. Magari si è dimenticato l’ordine dei concerti, ma di una persona rimane un dettaglio e, insieme a quel dettaglio, la luce che c’era quella sera.

Quando lo schermo torna intero, si rivedono la costa, i tetti, il castello. Poi, al posto del panorama, decine di mani aperte occupano tutta l’inquadratura. Si è finalmente in mezzo al pubblico. Nel cortile qualcuno passa sopra le teste, sorretto di braccio in braccio. Solo a quel punto ci si accorge di quanto festival ci fosse già prima di arrivare sotto il palco.

In due minuti e cinquantotto secondi, il film riporta a Castelbuono i quattro giorni dal 6 al 9 agosto. Sull’ultima schermata gialla ricompare lo storico motto di Ypsigrock, «Il futuro è già nostalgia». A dargli senso, stavolta, basta ripensare a quella rosa e a quella luminaria.

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