149 positivi a Castelbuono, ma i dati non sono ufficiali

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7 Commenti

  1. Pluto ha detto:

    Il silenzio degli innocenti

  2. Statistico ha detto:

    Ovviamente tutti a scuola e al cimitero!!!

  3. Antonio ha detto:

    Pluto …il silenzio delle istituzioni e di chi ci governa …ormai c’è solo la responsabilità di ognuno di noi.

  4. Chiudiamo tutto ha detto:

    Mi dicono invece che i numeri sono maggiori.
    Siamo da zona rossa

  5. Vincenzo Spallino ha detto:

    Chiudiamo la scuola subito così fra vent’anni avremo qualche milione in meno di medici e ricercatori per curare il covid 49 e qualche milione in più di alcolizzati che non sanno nemmeno cosa significa pandemia o che cercano il significato della parola virus sul vocabolario di inglese

  6. Pino ha detto:

    da come va in giro per il mondo mi sembrano anche numeri piccoli, in ogni caso con copertura vaccinale non da particolari sintomatologie se non di un raffreddore o influenza nella stragrande maggioranza dei casi, per cui secondo sarebbe anche il caso di cominciare a uscire da questo tunnel infodemico in cui siamo infilati

  7. Nicolo Piro ha detto:

    Andreoni: “Le reinfezioni c’erano anche prima, non sono prerogativa di Omicron”
    di Adalgisa Marrocco

    Il primario di infettivologia a Tor Vergata, a Huffpost: “Sono più frequenti per l’altissimo numero di positivi e per la durata della pandemia”

    Huffingtonpost 11 Gennaio 2022
    Omicron sta cambiando gli assetti della pandemia. Anche per quanto riguarda il numero delle reinfezioni. I prodromi, d’altronde, si erano avuti già tra novembre e dicembre in Regno Unito: alcuni dati preliminari raccolti dall’Imperial College di Londra avevano associato la nuova variante a un rischio di reinfezione 5,4 volte maggiore rispetto a Delta. Intanto in Italia, fino a metà dicembre, i casi di reinfezione si sono mantenuti abbastanza stabili, attestandosi sull’1% del totale delle diagnosi di positività. Ma ora le cifre sono in costante crescita. ”È verosimile che chi si è infettato con la Delta, oggi si sta reinfettando con la Omicron”, afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ma la crescita delle reinfezioni dipende esclusivamente dalle seconde infezioni di chi, dopo essersi ammalato con Delta, contrae il virus attraverso Omicron? “Le reinfezioni non sono prerogativa della nuova variante: sono sempre avvenute nell’arco di tutta la pandemia di SARS-CoV-2, sia con nuove varianti che con i medesimi ceppi che avevano determinato l’infezione originaria”, specifica all’HuffPost il professor Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit).
    “Dunque – spiega Andreoni – più che affermare che i soggetti che hanno contratto la variante Delta hanno maggiore facilità di riammalarsi con Omicron, direi che in questo momento le reinfezioni sono più frequenti perché proporzionali all’altissimo numero di nuovi positivi. In un contesto in cui la circolazione del virus è così elevata, sale anche la possibilità di contagio dei soggetti parzialmente immunizzati a causa di una pregressa infezione da Covid. Questo è il primo elemento da considerare per spiegare la crescita del tasso di reinfezione”.
    Il professor Andreoni spiega che esiste un secondo elemento da tenere in considerazione. “La pandemia dura ormai da quasi due anni: vecchie infezioni, verificatesi nelle prime ondate, hanno ormai lasciato una modesta immunità in chi le ha contratte. Ovviamente questi soggetti sono più esposti al rischio di contrarre l’infezione una seconda volta”. “Più che guardare alle caratteristiche dei virus e delle varianti – prosegue l’infettivologo – sono questi gli eventi epidemiologici che correlerei all’aumento delle reinfezioni”.

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    Categoria: Fisica Tecnica

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