A Cavallo, il nuovo libro fotografico di Vincenzo Raimondi – Recensione non canonica

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6 Commenti

  1. Mimma Conoscenti ha detto:

    Grazie Massimo, te lo voglio dire pubblicamente questa volta, perché queste foto mi hanno proprio commossa, una in particolare dove compare, ieratica e come tornata in vita, la mitica scecca du nonnu Peppi. La foto blocca un istante di vita ma ha il potere di farti sentire odori, rumori, parole, emozioni grandi. Grazie infinite anche all’autore della foto, che ora ricordo bene perché spesso lo vedevo venire a far visita alla signora Maria du parrucchieru Venturella, nostro vicino di casa. Queste incursioni nella nostra vita passata, nella nostra storia ci riconciliano anche con il nostro presente, ci danno la forza e la voglia di diventare alberi, che, nutriti dalle loro radici e dalle loro foglie, riescono ad arricchire l’atmosfera di ossigeno sempre nuovo.

  2. Giuseppe ha detto:

    Grazie Professore, è sempre un piacere leggerLa. E grazie all’Autore per aver fissato la memoria di luoghi e personaggi ormai scomparsi o stravolti

  3. Rosario Cusimano ha detto:

    Carissimo professore, il giovanotto alla Madonna del Palmento credo proprio di conoscerlo… Mi sbaglio?Grazie di cuore della splendida testimonianza.. è possibile sapere l’anno?

  4. Enzo Sottile ha detto:

    Bravo come sempre Massimo per questa tua “non canonica” recensione al testo fotografico ed emotivo di Vincenzo (Enzo) Raimondi.
    Dato che ne ho rinfrescato in un recente intervento la memoria, mi fa piacere ricordare che anche Enzo è stato protagonista con i suoi scatti fotografici della mostra “CASTELBUONO IERI E OGGI – Uso e abuso del territorio” organizzata alla Badia nel 1994, in cui trattò due temi: i Quadrivia e i Selciati. Già allora abbiamo voluto denunciare, tra i tanti temi affrontati dalla mostra sulla realtà urbana di Castelbuono, la sorte del nostro bel selciato in pietra cunzata martoriato, allora come oggi, dall’invasione indecente del cemento che tutto riveste.
    Mi colpisce la bella foto (sono tutte estremamente belle) che ritrae la fontana di Pontesecco naturalmente integra nel suo aspetto e nel suo selciato che “stride” con quello attuale, oggetto di “restauro estetico”, essendo indecorosamente ma artisticamente composto con inserti a merletto di sampietrini di porfido sapientemente misti ai nostri più umili mazzacani: un bel mosaico generosamente abbeverato, è il caso di dire, da moderno cemento.
    Questo il testo che accompagnava il pannello espositivo delle foto esposte scattate da Enzo, che ha immortalato le incongruenze dei materiali e la prassi del “restauro” usato:
    «Ieri i selciati conducevano per meravigliosi itinerari dentro un artigianato povero. Le pietre, animate ancora da una loro vita interiore costituivano unite percorsi rispondenti a un ordine sociale. Oggi gli accostamenti più insolenti, i materiali più smaccatamenti diversi testimoniano una totale mancanza di progettualità. La cultura del recupero che è già nata, dovrà sanare molte villanie».
    Bravo Enzo, complimenti per il tuo bel lavoro.

  5. Mario ha detto:

    Grazie a Massimo e Vincenzo per l’ennesimo regalo che ci fate .Come dice Mimma è un tuffo nel passato pieno di ricordi e emozioni .

  6. P.Paolo Fiasconaro ha detto:

    Solo tante le emozioni e il bagno in un passato dentro le nostre radici che ci permettono di sognare. Complimenti agli autori!

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