Castelbuono 200 anni fa a cura del Prof. Orazio Cancila

21 Commenti

  1. Antonio Salerno ha detto:

    Ma è di coccio! Lei brancola nel buio più totale nella storia di Palazzo Turrisi Colonna. La targa di cui lei parla è stata ordinata, pagata e posizionata da me proprietario del palazzo, l’amministrazione comunale non centra nulla. E’ stata una coincidenza la presenza del sindaco e dell’attrice Laura Tedesco. Comunque, non me ne può fregar di meno se lei non accetta che il palazzo sia stato o non stato abitato dai Turrisi Colonna. Se lo ritiene opportuno e vuole veramente imparare la storia su Palazzo Turrisi Colonna, può contattarmi al seguente numero 3246263588.

    VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT

    Cordialità, Antonio Salerno

  2. Ciccu Faccu ha detto:

    Salerno si dovrebbe vergognare per questa risposta. Innanzitutto per i toni ineducati con cui si è rivolto al prof. Cancila. Forse non lo sa ma il prof. Orazio Cancila è uno degli storici più autorevoli e apprezzati a livello internazionale (basta fare una semplice ricerca su internet), quindi se è giunto a questa conclusione significa che ha le prove. Il sig. Salerno invece lancia accuse senza uno straccio di prova. Se ha veramente le controprove e il coraggio faccia un articolo e lo invii a questo sito, come ha fatto il prof. Cancila. Così tutti possono vedere chi ha torto e chi ha ragione.

    • Antonio Salerno ha detto:

      Who’s “Ciccu Faccu” ? Made in Sicily or China?

      • Ciccu Faccu ha detto:

        Evidentemente Salerno non ha le prove.

        • Discreto ha detto:

          Beh! Affermare con tanta sicurezza che i Turrisi-Colonna non abitarono mai il palazzo mi sembra un po’ avventato, soprattutto se tale affermazione viene da un prof. di fama internazionale. Il prof. Orazio Cancila, forse non sa o volutamente omette il fatto che Annetta Turrisi-Colonna nel 1848 per fuggire dai tumulti palermitani si rifugia proprio a Castelbuono con la sua famiglia. Qualche mese dopo morirà sempre a Castelbuono(1).
          Cordiali saluti.

          Nota:
          (1): F. Guardione, Antonietta Turrisi Colonna, Palermo, 1922.

          • Ciccu Faccu ha detto:

            Ma siamo sicuri che Annetta morì nel palazzo di corso Umberto o forse qualche altra proprietà che avevano in paese come Sant’Anastasia?

  3. Discreto ha detto:

    No. Come non è sicuro il contrario. Il Guardione parla di una proprietà estiva. Il palazzo in questione non possiede camini all’interno. Ciò potrebbe far pensare ad un suo utilizzo solo nei mesi estivi.

    • Antonio Salerno ha detto:

      Esatto! Aggiungerei anche il blasone della famiglia che si trova all’interno del palazzo. Tra non molto sarà pubblicato un libro sui Turrisi Colonna, scritto da persone autorevoli e specializzate in storia e letteratura ottocentesca siciliana.

      Antonio Salerno

  4. Indiscreto ha detto:

    Ecco, ci siamo. La patacca che troneggia sul soffitto d’ingresso, della cui originalità dubiterebbe anche il più sprovveduto degli sprovveduti, serve come pezza d’appoggio. Poveri noi!

    • Discreto ha detto:

      Vergognati. Non sai quello che dici. Ma la cosa più grave non è la tua ignoranza ma il fatto che qualcuno potrebbe pure crederti.
      Di sicuro c’è che tu dici fesserie.
      Di sicuro c’è che il prof. Orazio Cancila di fama internazionale ha fatto delle affermazioni un po’ avventate, che se le avesse fatte un Ciccu Fausu qualsiasi ci potevano pure stare, ma fatte da lui è molto grave. Dovrebbe togliere dal suo articolo l’intera frase in grassetto e chiedere scusa al proprietario.

    • Antonio Salerno ha detto:

      Lei è un emerito ignorante, non le permetto queste affermazioni! Badi a moderare i suoi stupidi interventi. La informo che lei ha commesso un reato e che presto sarà denunciato e identificato! Nel frattempo le consiglio di procurarsi tutto il materiale possibile e immaginabile per poter affermare quello che ha detto…

      Saluti, Antonio Salerno

  5. Giuseppe Spallino ha detto:

    Avevo deciso di non intervenire, ma il dibattito sulla denominazione del palazzo di corso Umberto sta travalicando i limiti con cui debba essere affrontato. Ho fatto una tesi di laurea su Nicolò Turrisi Colonna, basandomi soprattutto sui documenti privati dei Turrisi, oggi conservati dall’erede, con cui mi ha messo in contatto proprio il prof. Orazio Cancila, che li aveva scoperti e ordinati e mi ha inoltre fornito ulteriori notizie sulla storia della famiglia. Quindi sull’argomento – e lo scrivo non con presunzione, ma perché è funzionale al discorso – ho notizie di prima mano. Andiamo dunque al “caso” del palazzo. Nel 1819 l’abate Domenico Scinà, inviato dal Governo borbonico per studiare le cause del terremoto che aveva colpito questo territorio, scrive: “mi portai ad abitare l’ornatissima casa de’ miei amici, i fratelli Turrisi”. Ma in quel periodo Mauro Turrisi, padre di Nicolò Turrisi Colonna, viveva già a Palermo, dove si era sposato la prima volta nel 1807 e aveva intrapreso anche lì altre attività. Infatti il palazzo, che nel catasto borbonico risulta di proprietà Turrisi, è del fratello Vincenzo, che nel suo testamento impose ai suoi eredi di contribuire alla “cera ed incenso finché sussisterà il Collegio” di fronte casa sua “con la permanenza delle Collegine”. Vincenzo Turrisi muore nel 1848, lo stesso anno della nipote Annetta Turrisi Colonna, che secondo quanto ha scritto il Guardione muore nella “villa paterna”, che non può essere il palazzo di corso Umberto (perché non è una villa), bensì Santa Anastasia, la sede dell’amministrazione del patrimonio della famiglia Turrisi Colonna (F. Alfonso, I silos nella Villa Bonvicino). È lì che Nicolò, l’esponente più autorevole della famiglia, vive quando viene a Castelbuono, per questo infatti si fece promotore e finanziatore (“Si sono già spese in questo solo tratto dal Turrisi da 50 a 60/m lire”) della costruzione della strada che collega “Malputuso” (Malpertugio) a Santa Anastasia (M. Da Passano, I moti di Palermo del 1866. Verbali della Commissione parlamentare di inchiesta). Ed è sempre a Santa Anastasia che vive quando viene a Castelbuono l’ultimo rampollo dei Turrisi, il figlio di Nicolò, cioè Mauro Turrisi Ballesteros, come dimostrano le lettere dei suoi dipendenti. Questi i fatti.
    Aggiungo che, se c’è qualcuno che in questa vicenda deve chiedere scusa, è lui al professore Cancila e agli altri utenti del forum, per il tono poco elegante per non dire arrogante e intimidatorio usato in tutti i suoi interventi. La storia di Castelbuono, per favore, la lasci fare a noi castelbuonesi, che sull’argomento ne sappiamo certamente più di lui!

    • Discreto ha detto:

      Ringrazio Giuseppe Spallino per le importanti notizie che ha riportato sui Turrisi-Colonna. Ma queste a mio avviso non c’entrano nulla su quello che concerne l’apposizione della targhetta sulla facciata del palazzo in Corso Umberto I.
      In primis nessuno può negare che il palazzo è stato possedimento della famiglia Turrisi-Colonna, che ne hanno espressamente manifestato la proprietà facendovi apporre il proprio blasone.
      Quante volte ci hanno soggiornato forse non lo potremo sapere mai.
      Inoltre lei non accenna a nessun lavoro fatto realizzare dalla famiglia Turrisi-Colonna al palazzo stesso.
      Quindi ripeto che il prof. Orazio Cancila è in malafede quando afferma che la targhetta è un falso storico. Ciò vorrebbe dire che il palazzo e la famiglia Turrisi-Colonna non hanno mai avuto niente a che fare.
      Cordiali saluti.

      • Giuseppe Spallino ha detto:

        Evidentemente non riesco a farmi capire da Discreto (o forse non mi vuole capire) e quindi sono costretto a ritornare sull’argomento. Da un lato Discreto mi è grato per “le importanti notizie sui Turrisi Colonna”, che nessuno nega fossero stati proprietari dopo il 1848 (lo ha anche affermato il professore Cancila); dall’altro, poco educatamente, taccia di malafede il professor Cancila, che è noto nella comunità scientifica per il suo rigore metodologico. E allora ribadisco a chiare lettere che sono totalmente d’accordo con il professore Cancila. Punto e basta.

        • Discreto ha detto:

          Ognuno può pensarla come vuole. A mio avviso il palazzo potrebbe chiamarsi: Turrisi-Piraino o Turrisi-Colonna, Cardella, Marzullo o Prisinzano senza creare un falso storico. Di queste che ho citato senza offendere nessuno la famiglia più importante che ha posseduto il palazzo è la famiglia Turrisi-Colonna che ha utilizzato l’edificio di corso Umberto come luogo di rappresentanza. E’ dai balconi di questo palazzo che la famiglia assisteva alla processione di S. Anna. E’ in questo palazzo che riceveva e organizzava banchetti e feste in onore di potenti dell’epoca. E’ questo il palazzo in cui fecero realizzare decorazioni su soffitti e pareti. Da parte del prof. Cancila a mio avviso declinare il tutto con “non lo abitarono mai” è molto restrittivo, così come dire che la targhetta è un falso storico è inesatto.
          Detto questo penso che per i castelbuonesi questo palazzo rimarrà Turrisi-Piraino, anche se quello che si vede all’interno non corrisponde al volere ed alla sensibilità della famiglia suddetta, che comunque è giusto dire che anch’essa fece realizzare delle decorazioni di cui alcune tracce sono ancora visibili. Ripeto con questo commento non è mia intenzione far cambiare idea a nessuno, soltanto far notare un altro punto di vista.

  6. Antonio Salerno ha detto:

    Che confusione!

  7. Angelo Cucco ha detto:

    Forse potrebbe essere dirimente un intervento di Santi Prisinzano o del di lui figlio Vincenzo,conoscitori e frequentatori del palazzo Vivente la zia Rosaria Prisinzano vedova Marzullo ultima proprietaria unica proprietaria.

  8. voci di popolo ha detto:

    ho letto tutto !!!
    volevo dirvi che,sulle info del palazzo non si capisce niente .
    righe e righe di parole senza portare ad alcun nesso .
    se non si ha nulla di certo , tanto vale non pubblicare nulla !!! non credete !!!

  9. Vincenzo ha detto:

    Salve, vorrei chiedere a Giuseppe Spallino se può mandarmi la sua email a leobibens@live.it per potergli chiedere informazioni, se ne avesse, sulla villa Bonvicino-Turrisi di Palermo.
    Grazie

  10. Augusto Marinelli ha detto:

    Vorrei segnalare un refuso nel testo del professor Cancila.
    L’Esposizione di Palermo alla quale partecipò il barone Collotti si tenne nel 1834, non nel 1833. Le esposizioni, organizzate con cadenza biennale dal Real Istituto di Incoraggiamento, venivano inaugurate il 30 maggio, giorno onomastico di Ferdinando II. La prima si aprì appunto il 30 maggio 1834.

  11. Orazio Cancila ha detto:

    Solo adesso prendo visione della nota del sig. Augusto Martinelli in data 16 giugno 2014, nella quale mi segnala un mio refuso circa la data dell’Esposizione Nazionale di Palermo: 1834, non 1833 come si legge nel mio testo. Egli è molto gentile a considerarlo un refuso: in verità, si tratta di un mio errore di distrazione del quale faccio ammenda, dovuto alla sintesi di un brano della mia “Storia dell’industria in Sicilia”, in cui, per fortuna, l’anno 1834 è riportato correttamente. Lo ringrazio sentitamente e spero di ricordarmene al momento della revisione delle bozze, se mai il testo rivedrà ancora la luce.

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