Cosa non si fa per la poltrona all’Ars

Proponiamo un carosello di locandine elettorali con annesse divertenti didascalie tratto da Repubblica.it
C’era un candidato al parlamento nazionale che aveva tante promesse da offrire al popolo. Salito sul pulpito, in pubblica piazza, attaccò così il suo comizio: “Se io sarei eletto…” e giù la prima promessa. “Se io sarei eletto…” e giù la seconda promessa. “Sei io sarei eletto…” e ancora una promessa. Quando il suo assistente, sommessamente, provò a correggerlo: “Fossi, dottore, fossi”. Il candidato, indignato, ribatté: “Ma che fossi e fossi: sicuru è!”. Una leggenda? Una barzelletta? Può darsi (anzi, fossi). Di certo a guardare i concorrenti alle regionali, a leggere i loro slogan, sembra essersi ricostituito almeno il clima della campagna elettorale di quel candidato che si perse nel labirinto di congiuntivi e condizionali. Date un’occhiata.

 


 

Ma sì: rimettiamo il dentifricio dentro il tubetto, ripuliamo gli spaghetti dal sugo di pomodoro, riportiamo le gocce di pioggia sulle nuvole. Infermiereeee !!!

 


 

Bravo Totò. Ricostruiamo tutti. Certo, ci vorrebbe una bella sanatoria edilizia.

 


 

… che l’asino vola.

 


 

Sì ma ridammi l’accendino (runami l’accendinu)

 


 

Acquista le lampadine di Fabrizio. Ferrandelli è meglio di Beghelli.

 


 

Ma Onestà, già lo sa? Con tutti gli indagati, i processati e i condannati che popolano le liste del centrodestra c’è da chiederglielo. Onestamente.

 


 

Sì, lei sarà bellissima. Tu punta sulla simpatia.

 


 

(Repubblica.it – di MASSIMO LORELLO)

 

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