I Soprannomi di Castelbuono – origini, onomastica, aneddoti

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10 Commenti

  1. Elena Sambataro ha detto:

    Molto interessante, questo aspetto di Castelbuono mi ha sempre “intricato” molto. E’ sempre stato più facile individuare una persona con la inciuria che con il cognome, anche perchè ci sono cognomi molto diffusi che riguardano famiglie diverse. Complimenti all’autore. Spero di comprare il libro se lo troverò in Edicolè.

  2. bastiano ha detto:

    Caro prof. sei un grande. Grazie per le delizie che ci offri.

  3. Salvatore ha detto:

    Egregio Professore, non potrò mai efficacemente descrivere il piacere, non disgiunto dallo stimolo ala curiosità, che mi danno le Tue pubblicazioni, ormai appuntamento settimanale immancabile.
    Per chi come vive lontano, seppur di poco, “du paisi” gli argomenti da Te trattati – tutti- sono un balsamo di “castelbuonesità”. Grazie.

  4. Sandro Morici ha detto:

    Qui l’amico professor Massimo ha toccato il tema del soprannome, in particolare della “nciùrìa”, che ha il sapore antico della “paesanità” più autentica. Certo, nel XXI secolo questo spicchio di “storia patria” rimane soprattutto divertente, ma anche interessante e,diciamo pure intricante (come osserva Elena Sambataro) allorquando vengono analizzate le origini dei vari soprannomi o addirittura le strane circostanze collegate alle loro nascite.
    Pertanto…grazie, Massimo, ancora una volta!

  5. Guglielmo ha detto:

    Molto, molto interessante
    Grazie da un castelbuonese che vive “luntanu (ma non troppo)d’u paisi” da tanti anni

  6. U' buzz ha detto:

    i soprannomi vengono affibbiati a tutti ma solo alcuni rimangono.
    Come insegna il titolo della bella rubrica di michele spallino nomen omen, il soprannome è il tentativo da parte della società di dare a quella persona un marchio con cui poterla tenere sottocontrollo. E’ il pregiudizio che si fà persona. Come sempre sono molto pesante nel mio modo di vedere la realtà e me ne scuso con i lettori.
    Propongo un sondaggio: come soprannomireste il prof. Genchi?

    • massimo genchi ha detto:

      Il soprannome del prof. Genchi per parte di madre, è noto a tutti, è CIPUDDRUNI, è naturalmente citato nell’articolo ed è riscontrabile nelle maschere del gruppo 2001 già dagli anni ’70. Il soprannome per parte di padre ce l’ha dal ‘700, non lo nasconde e ne parlerà, se lei avrà la bontà di attendere qualche giorno, nella prossima puntata di CastelbuonoStorie. Lei, comunque, proceda pure con il sondaggio.

  7. Mario D'Anna - Milano ha detto:

    Professor Genchi, le siamo grati per le tematiche proposteci con dovizia di particolari, spaziando su una sequela di impensabili curiosità veramente pregevoli e di grande interesse storico che, fra l’altro, aiutano a conoscere meglio le nostre origini e quanto di lieto o triste ci ha preceduti come pure la proiezione urbanistica di Castelbuono anteriore all’attuale.
    Per informazione mi permetto di segnalare a Lei ed ai lettori la seguente precisazione: l’”antesignano” dell’appellativo “fracellu” non si chiamava Vanni ma Vartulu e più esattamente Bartolo Tumminello, rimasto fortemente scosso dal violento terremoto (all’epoca chiamato tremuoto) dell’8 settembre 1818, ore 10,51, scatenatosi in contemporanea di alluvioni che hanno causato smottamenti, in particolare nelle aree contigue al costone di Liccia. Costui, evidentemente danneggiato in qualche proprietà di famiglia, particolarmente turbato, in quei giorni si aggirava nella parte alta del paese continuando a mormorare: “arrivavu u mari a Liccia! Chi fracellu, chi fracellu, rifugiandosi poi per giorni proprio all’interno del convento di Liccia ritenendosi ivi più al sicuro.
    L’episodio è stato riportato nella comunicazione datata 21 aprile 1819 dell’abate prof. Domenico Scinà, fisico di chiara fama, incaricato di valutare i danni nei centri abitati delle Madonie (disastroso terremoto del 24 febbraio 1819, ore 23,43), la situazione geologica dell’area interessata, nonché le incidenze che avrebbe potuto avere nel tempo lo sciame sismico che si trascinava fin dall’anno precedente. Con l’inserimento di quanto sopra lo scienziato ha inteso mettere in evidenza la demoralizzazione in cui era piombata la popolazione come pure i traumi e la precaria condizione psicologica che affliggeva vari abitanti della zona, con l’intento di sollecitare aiuti pubblici concreti ed anche elargizioni economiche alle singole famiglie più colpite.
    L’illustre personaggio, che durante la sua permanenza nell’area delle Madonie, è stato ospite nel palazzo dei baroni Turrisi Colonna di Castelbuono (corso Umberto Primo I), come del resto da Lei accennato nell’inserimento del 24 dicembre 2012, ha inviato il documento ad Ignazio Migliaccio e Moncada, principe di Malvagna, all’epoca intendente “del Val di Palermo”.

  8. Leta Anna Maria ha detto:

    Caro Massimo anche questa “tua storia” merita un brillante “voto”…grazie e dopo la meritata pausa estiva….avanti con la prossima!!!!ciao.

  9. Aldo Lo Re ha detto:

    Sto per arrivare a 93 anni e,vivendo sotto il pallido sole di Milano, ho la memoria “incollata” a Castelbuono dove ho frequentato le scuola elementare avendo come compagno di classe proprio “Micu Pagliaru”.
    Grazie per il “tuffo nel passato” che mi permetti con i tuoi scritti.

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