I terremoti, i Turrisi, il colera e quattro sindaci

10 Commenti

  1. Rosanna Cancila ha detto:

    Caro Massimo,
    sapevo che anche in questo lunedì di Vigilia, puntuale come sempre, non avresti mancato l’appuntamento con una delle tue “storie”. Stavolta le tue gradevolissime divagazioni storico-toponomastiche riportano alla nostra memoria la nota e tristissima vicenda del notaio /medico Sindaco Calascibetta ,che proprio recentemente ho avuto modo di ricordare con il nostro caro Sandro Morici, visto che si tratta di un antenato comune a lui e a Mario Mitra, mio marito: la figlia Giuseppina, infatti,come sai, sposò Antonio Minà La Grua, l’illustre studioso di cui spesso abbiamo parlato.Naturalmente anche io conoscevo l’orrore di quella morte sia per averne sentito parlare in famiglia sia per averne letto il racconto proprio nel testo di Antonio Mogavero Fina da te citato; mi sorprende che ti sia sfuggito. Nella mia edizione- che presumo sia l’unica- del 1950, la cronaca dei fatti del 1848 viene riportata alla pagina 171, e anche se non così ricca di dettagli, è fedele alla versione che anche tu riferisci; l’episodio viene definito “raccapricciante e barbaro”, si parla di “ignoranza e avventatezza” della massa di esagitati che “con selvatico furore lo legarono alla coda di un cavallo, e, trascinatolo per le vie del paese ,lo fecero perire miseramente dilaniato”. Mi è sembrato giusto fare questa precisazione per amore di verità.Con la stima di sempre, Rosanna
    P.S. Sul ” notaio/ medico” ti dirò in seguito.

  2. Massimo Genchi ha detto:

    Ringrazio di cuore la professoressa Cancila per la precisazione e chiedo scusa ai lettori per l’avventata affermazione. Purtroppo sono stato indotto in errore dal fatto che Antonio Mogavero Fina riporta questo drammatico episodio come accaduto nel 1854 e non nel 1848, come realmente è stato. La fretta di consegnare il pezzo per essere pubblicato all’ora ormai canonica del primo pomeriggio di ogni lunedì mi ha portato a limitare la consultazione fino al 1850. Tutto questo, però, non vuole costituire prova per la mia assoluzione.

  3. luigi ha detto:

    Eccezionale racconto, come sempre. Mi unisco all’appello del professore Genchi. L’orrore perpetrato dai castelbuonesi di allora non ha spiegazione e non puó essere dimenticato. I castelbuonesi di oggi dovrebbero ricordare la memoria di un loro concittadino additato quale capro espiatorio della loro ignoranza.

  4. Rosanna Cancila ha detto:

    Non me ne vorrà il professore Genchi se mi intrufolo nelle sua “storia”, ma penso che, conoscendo bene il mio interesse per la storia locale,mi permetterà di aggiungere al racconto un particolare.
    Un’altra interessante testimonianza viene ad arricchire il quadro di quella rivolta del ’48, evidenziando ulteriormente le terribili conseguenze causate (in ogni tempo) dai pregiudizi, dai giudizi sommari e dalle sentenze pronunciate da una “piazza” inferocita, da un popolo accecato dall’odio”
    …la plebe, dopo aver trucidato barbaramente don Luigi Calascibetta, si diresse verso la casa di don Croce Piraino, che era il “giudice di pace” il quale, per non cadere vivo nelle mani di quei forsennati, preferì uccidersi con un colpo di pistola.”
    Ho appreso la notizia da una fonte che si può ritenere attendibilissima: il giudice Michelangelo Ugo Collotti, nipote del barone Francesco Guerrieri Failla,nato nel 1888 e morto nel 1974, anch’egli appassionato cultore della storia e delle tradizioni di Castelbuono e autore di numerosi “pezzi” pubblicati su Le Madonie .
    Il riferimento si trova nell’ “Indice dei nomi, persone e cose” a cura del Collotti, in appendice al diario “Quindici giorni a S. Ippolito” ( scritto da Enrico Collotti Galbo, padre del giudice)e pubblicato nel libro ” A volo d’uccello” , di Rosalba Anzalone e Maricetta Morici, stampato nel luglio del 2011 dalla Tipografia Le Madonie.

    • Massimo Genchi ha detto:

      Non te ne vuole, e tu lo sai. Le aggiunte e le correzioni sono il sale per l’avanzamento delle conoscenze, in ogni campo dello scibile.
      Spero tanto che con quel malizioso “in ogni tempo”, fra parentesi, tu non voglia, in maniera spericolata, esibirti alle parallele asimmetriche. Perché una cosa è la massa di bifolchi che, accecata dall’ignoranza, giustizia una persona e induce un’altra al suicidio; altra cosa sono, per esempio, i fatti pur sempre tragici che iniziarono a Dongo (anzi vent’anni prima) e si conclusero a Piazzale Loreto.
      Non conosco bene Emmeucci, posso prendere per buono ciò che scrive, ma per me fonte attendibilissima significa che ricostruisce con documenti alla mano. E su Castelbuono, documenti alla mano, hanno scritto Orazio Cancila, Rosario Moscheo ed Eugenio Magnano di san Lio. E nessun altro.

  5. Antonio Salerno ha detto:

    Pregiatissimo Professore, rimango lusingato per le sue conoscenze storiche letterarie castelbonesi e oltre…
    Le scrivo sull’ideologia di intitolare il palazzo ai Turrisi Colonna. Da uno studio strutturale fatto nel palazzo si evince che le fondamenta e gli archi portanti del piano terra sono di manifattura di fine settecentesca. Nel 1809 il Barone Mauro Turrisi sposò in seconde nozze Donna Rosalia Colonna Romano e Branciforti, figlia di Don Giovanni Antonio Colonna Romano dei Duchi di Cesarò e di Donna Eleonora Branciforte dei Principi di Butera. In quel periodo il palazzo si limitava ad avere un piano terra utilizzato come magazzino, un primo piano utilizzato come abitazione ed un secondo piano a basso soffitto non visibile da via Umberto utilizzato per: cucina, lavanderia e alloggio servitù. Successivamente il palazzo venne ampliato con la costruzione di un altro piano ultimato nel 1837 dedicandolo esclusivamente alle due figlie Annetta e Giuseppina. Tengo a precisare che nel soffitto dell’entrata vi è il blasone della famiglia, l’unico a cui si è a conoscenza, presente in Sicilia!
    Concludo con la mia modesta umiltà che il palazzo venisse dedicato alla famiglia Turrisi Colonna, così come la storia ci insegna…
    -Antonio Salerno

  6. Angela Fasano ha detto:

    Mi permetto di significare, avendone titolo e piena contezza, che la “fonte attendibile” cui accennava l’eccellente prof.ssa Cancila è mia madre, la prof.ssa Maria Concetta Morici. Tale fonte, affonda la sua ratio di attendibilità nella consanguinea circostanza che mia madre è discendente diretta, per parte di madre ( id est: mia nonna, la baronessa Giuseppina Buscemi Collotti) del barone, avv. Enrico Collotti e del Barone Francesco Guerrieri. La mia famiglia, per anni, ha custodito il diario del barone Collotti. Qualche anno fa si è deciso di trascriverlo. Ed è stata mia madre la discendente cui si è affidata mia zia per il completamento dell’opera. Il risultato è stato il libro ” A volo d’ uccello”. In esso è stato trascritto il diario del mio tris nonno, avv. Enrico Collotti. Uno scritto ricco di elementi storici intimamente connessi con la nostra Castelbuono. Donde, la citata fonte, è certamente ad oggi la più attendibile, poiché proveniente dalla mano di uno dei protagonisti indiscussi della storia locale. Mi stupisco della circostanza che la Sua persona faccia finta, in tale sede, di non aver contezza di tale ricostruzione. RammentandoLe che nel periodo di stesura del libro si Ella si recava nella mia villa alle Mandrazze per uno scambio di materiale fotografico sul mio discendente. Mi ha anche inviato delle foto via mail che poi sono risultate inutili, poiché Le mie zie possedevano le originali. Ciò detto, la verità storica, non sempre è la Sua. Basata anche su racconti non aventi precisa fonte. Ma è anche quella degli interessati e delle famiglie di tali personalità che, certamente, posseggono molte più informazioni di chi si fregia del titolo di storico, ma certe volte pecca. Cordialità

    • Massimo Genchi ha detto:

      Vedo con piacere che le mie storie vengono ancora lette a distanza di anni. Con grande disappunto constato, invece, che talvolta chi commenta mostra di non conoscere né il registro linguistico adeguato alle circostanze né il protocollo dell’interloquire civile. Capisco che lei è abituata ad utilizzare ordinariamente questi toni furenti ma le consiglio di usare nelle sue relazioni dei toni più pacati soprattutto quando una risposta non è commisurata all’evento che l’ha determinata. Perché, sa, la vita è breve e, in definitiva, ciò che conta – più del ricordo che portiamo – è il ricordo che lasciamo.

      Mi permetto di farle notare che «la fonte attendibile cui accennava l’eccellente prof.ssa Cancila», contrariamente a ciò che lei ha voluto arbitrariamente intendere, è Michelangelo Ugo Collotti. Scrive testualmente la prof. Cancila proprio qui sopra: “ho appreso la notizia da una fonte che si può ritenere attendibilissima: il giudice Michelangelo Ugo Collotti”. Quindi “si può” – se si vuole – non “si deve”, necessariamente. Tutto ciò che si legge fino al quart’ultimo rigo ritengo sia fortemente inessenziale.

      Ciò detto, con la mia storiella della vigilia di Natale del 2012, ma anche con le altre – io non ho voluto affermare verità storiche. Perché, diversamente da quanto si asserisce nell’ultimo rigo del suo intervento, io non mi fregio di nessun titolo se non di quello di professore, da non confondere con quello di maestro. Così, per la precisione. Storico non lo sono neppure lontanamente, come ebbi occasione di puntualizzare – a scanso di equivoci – su questa pagina: https://www.castelbuonolive.com/la-palma-della-strata-longa-pretesto-per-alcuni-appunti-a-puntate-di-storia-semiseria/

      Ma capisco che quel titolo – Castelbuono storiE – con quella E finale messa ad hoc inganna, sicuramente sfugge a chi legge di corsa e senza interesse.
      Ora, non essendo uno storico, non mi corre l’obbligo di farmi soccorrere dalle fonti. Racconto e basta. Racconto ciò che mi pare ed eleggo miei informatori le persone che più mi vanno a genio, senza dovere dare conto e ragione a nessuno delle mie scelte. Ritengo che questo sia di mia competenza. O no?
      Infine, le anticipo che esorbita dalle mie intenzioni intavolare contraddittori con lei, per cui non ci sarà una mia ulteriore replica. Anche perché, non so lei, ma io ho un infinità di cose da fare e non ho altro tempo da perdere. E queste non sono storiE.
      Si stia bene.

  7. Carmelo Mazzola ha detto:

    Faccio presente al prof. Massimo Genchi che la delibera del Consiglio Comunale N.53 del 21/7/2010 prevede l’intitolazione di vicolo Guarnieri al Sindaco Luigi Calascibetta. Speriamo, avendo previsto buona parte delle somme in bilancio, di dare esecuzione, entro questa consiliatura, a quanto deciso dal Consiglio.

  8. Sandro Morici ha detto:

    Sebbene con un pò di ritardo, desidererei fare una riflessione sul racconto del prof. Massimo Genchi, peraltro apprezzabile perchè ricorda una (triste) pagina della storia di Castelbuono. Penso di averne facoltà, visto che sono l’unico erede ancora vivente del sindaco don Luigi Calascibetta: mio nonno materno (anche lui di nome Luigi e figlio del notaio Giovanni Calascibetta) era nipote diretto del nostro don Luigi Calascibetta. Egli ereditò la casa di famiglia di Castelbuono posta al piano Matrice (cfr. la foto 14 del racconto), che poi vendette all’inizio del ‘900 perchè si era trasferito definitivamente a Palermo.
    Il quadro-ritratto (riportato nella foto 13 del racconto) è tuttora custodito in casa mia: ogni volta che le mie figlie (ed ora i miei nipoti) combinavano qualche marachella, erano “punite” nel guardare il volto bieco, direi truce, del nostro avo….forse a quei tempi l’autorevolezza del sindaco si misurava con l’intensità del suo sguardo sinistro!
    E qui vorrei entrare nel merito della proposta di intitolare un angolo del paese a quel sindaco, pur vittima della ferocia popolare. Certo, personalmente mi farebbe piacere, ma credo occorra tener presente che i fatti si svolsero nel 1848, in un’atmosfera rivoluzionaria di masse di popolo contro lo strapotere dei Borboni e dei loro affiliati. E’ presumibilmente vero che quel sindaco sia stato ucciso per colpa di credenze false mentre invece cercava una soluzione per fermare l’epidemia di colera, ma per un giudizio sereno occorrerebbe analizzare il suo intero operato di amministratore pubblico con visione globale, integrale, scientificamente valida. Lascerei quindi la parola agli storici.

COMMENTA

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.