Il programma dei festeggiamenti in onore della Patrona Sant’Anna

9 Commenti

  1. Angelo Ciolino ha detto:

    Dal Volumetto “Dintorni” di Angelo Guarnieri
    La tradizione è
    Sant’Anna bombardiera.
    A ogni benedizione,
    vespro, mattutino
    a ogni sacro rito degli uomini,
    scoppi, botti, sventagliate.
    Il modello è il cannone,
    la mitragliatrice leggera,
    l’obice per conclusione.
    E tutti a battere le mani.
    La santità c’è e dura,
    come l’osso, come il castello.
    In essa sta la dura pena,
    il sospiro oppresso e la gioia
    di esserci ancora come ieri.
    E come diceva un poeta,
    la santità ce l’ha chi ce l’ha.
    Una falce di luna benigna,
    in un immenso mare di stelle,
    continua a sopravviverci.
    Nel cuore quieto della notte,
    ebbra di luce, ci manda parole
    di carità, in tutte le lingue del mondo.
    Sant’Anna è felice. Sia festa!

    Ho letto questi versi poco più di un mese fa in un incontro a San Francesco su “Processione tra religiosità e senso civico”. La lettura del programma di S. Anna mi conferma che nulla si vuole cambiare. Che senso ha ancora nel 2013 fare festa in modo così rumoroso per non dire fastidioso dimenticando i valori di solidarietà e di promozione umana che la comunità civile e ancor più religiosa dovrebbero curare?

    • Antonio ha detto:

      Non dico che bisogna sparare tutto il giorno, però alcuni botti ci vogliono: il pomeriggio del 25 indicano l’apertura della grata e l’esposizione del teschio a tutti coloro (e sono la maggioranza) che non sono dentro il Castello; a mezzogiorno sottolineano il giorno di festa; alla sera indicano la fine dei sacri vespri; la sera del 27 indicano che la reliquia sta lasciando il Castello per la processione. E questi “antichi avvisi” servono per le persone che sono distanti fisicamente, penso a chi lavora nelle campagne e soprattutto ai tanti anziani che non possono più uscire da casa ma sentendo questi botti seguono comunque i momenti principali della festa. Evviva Sant’Anna. BOOM!

    • Luce ha detto:

      Il fragore dei fuochi d’artificio o dei mortaretti non è affatto un retaggio. Ma perchè si sente sempre il bisogno di demolire la tradizione in segno di una “modernità”? ma cos’è questa modernità poi? siamo nel 2013 e quindi? sono segni e simboli di festa, rumorosi proprio perché scuotono l’anima… basta a voler smantellare tutto ciò che ha il sapore antico, basta con l’ostentato modernismo… non cerchiamo sempre il pelo nell’uovo invocando la solidarietà o la carità…quella si può fare ogni giorno non c’è bisogno di aspettare Sant’Anna…e sicuramente non saranno i botti (tanto fastidiosi per lei, quanto gioiosi per la collettività) a screditare una festa…anzi.
      P.s. dietro i fuochi e i botti ci sono anche ditte e famiglie che vivono sparandoli….

      • Voltaire ha detto:

        Monsieur,
        non mi dica che anche lei fa parte della schiera di beoti che ad ogni compleanno o anche al parto della gatta approfittano per dare la stura a queste manifestazioni di sottocultura, proprie dei quartieri più degradati delle città più degradate!!!
        Certo non è il caso de la fête de Sant’Anna, ma di quasi tutti gli altri giorni, specialmente d’estate, sì.
        Molte congratulazioni per il post scriptum che, a differenza del suo nome, appare davvero tenebroso. La sua asserzione è equivalente a quest’altra: poiché di qualcosa bisogna pur vivere è indifferente se il lunario si sbarca lavorando nel primario, nel secondario, nel terziario, al soldo del malaffare o a scapito degli altri. E quindi, per rimanere attinenti al tema, poiché c’è gente che fabbrica botti e vive di questo è giusto che le vie di tutta Italia la notte di capodanno (e non solo) si trasformino in periferia di Beirut.
        La cosa singolare è che i maîtres à penser ancora non riescono a capire perché l’Italia dopo venti anni non sia riuscita a se lever des cojons un personaggio di dubbia dignità qual è l’ex presidente del consiglio.

        • Luce ha detto:

          NEL CASO DEI BOTTI DI SANT’ANNA NON CI SI AFFIDA A FABBRICANTI OCCASIONALI…SONO VERE MAESTRANZE CHE, CON ATTENZIONE E PERIZIA, SI OCCUPANO DELLA REALIZZAZIONE DEGLI SPETTACOLI PIROTECNICI. NEL POST A CUI HO RISPOSTO SI PARLAVA DI SOLIDARIETà…BHE NON CREDO CHE LE DITTE PIROTECNICHE RUBINO IL PANE..LO GUADAGNANO COME TANTI ALTRI LAVORATORI. PUò PIACERE O MENO IL GIOCO D’ARTIFICIO, LA MASCHIATA ECC… MA NON VEDO NESSUN MOTIVO PER DEMONIZZARLA COME SE FOSSE LO SPERPERIO MAGGIORE DELL’ANNO O NELLE FESTE IN GENERE… è SOLO UNA PARTE DEL TUTTO CHE CONTRIBUISCE A RENDERE LE FESTE, FORSE MENO SILENZIOSE, MA DI CERTO PIù ALLEGRE…

          • Voltaire ha detto:

            Sì, certo non è la maschiata (neppure quella del 22 mattina alle 6 che, pur svegliando tutti, segnala gioiosamente l’entrata della festa) né il gioco d’artificio che mi disturba. E’ invece il suo P.S. che non è per niente condivisibile. Non è certo perché “ci sono ditte e famiglie che vivono sparandoli” che bisogna farli. Il motivo è, semmai, un altro. Non è certo perché ci sono famiglie che ci vivono che non bisogna eliminare le Province o ridurre il numero dei parlamentari.

    • Annamaria Guzzio ha detto:

      mi associo! troppo fracasso e poca attenzione alla musica del silenzio, l’unica in cui si può ascoltare il cuore dell’Altro…
      ma perché non riuscire ad essere alternativi, almeno in questo?
      oltretutto risparmieremmo un “botto” di soldi!
      e credo che anche le antiche pietre del castello ci ringrazierebbero…
      invito tutti i castelbuonesi a non identificarsi con il rumore ma con la melodia…

  2. santino leta ha detto:

    viene dalla notte dei tempi il dubbio se nelle celebrazioni di festivita’ religiose cittadine sia piu’ giusto dare un risalto sacro o profano. Il dilemma non e’ stato ancora sciolto ne , penso , si sciogliera’ facilmente . Un dilemma , a dire il vero che investe tutto il campo del ” credo popolare”. Perche’ non pensare, per esempio, al lussureggiante vestiario del nostro clero ( e parlo delle alte gerarchie) o ad alcune pompose celebrazioni liturgiche ( ricche piu’ di forme che di contenuti ( quali minuziosi dettagli di contorno a spese di omelie significative e penetranti ). E allora, caro Angelo,la questione non e’ semplice. Soprattutto non e’monofacciale. Quando il carisma di Papa Franesco sapra’ farci penetrare fin dentro il cuore che l’atteggiamento giusto da seguire , per un credente , e’ quello del poverello di Assisi allora quello che tu auspichi per i festeggiamenti di Sant’Anna sara’ gia’ avvenuto . Ma prima vescovi e Cardinali dovranno abbandonare abiti firmati e macchine di lusso . Vedremo. Santino Leta

  3. Vincenzo ha detto:

    mah …
    ricordo solo che quando qualche anno fa l’officiante oso’ dire che il teschio era “creduto attribuito” a S.Anna il mormorio tra i fedeli dentro e fuori fu non da poco con conseguenti lagnanze alla curia.
    Se parlate con qualche teologo vi dirà che questi riti hanno tanto di folklore e poco di fede, anzi assai poco.
    ma è la tradizione.dicono.
    lo dicono anche per le preziose vesti talari, armani o no che siano.
    mah…vedremo.penso questo papa abbia capito che se non si innesta la virata ora, entro 20 anni resteranno solo le chiese vuoto, mancando officianti e probabilmente fedeli

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