Il vicolo del Rilievo, a Ninfa dâ Funtana ranni e il Teorema di Cammarata

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5 Commenti

  1. Nicolo Piro ha detto:

    Il raccontare di Massimo e’ veramente eccelso, se non proprio “mobile”, al punto da diventare arte con le sue preise regole matematiche in guisa da sfuggire ogni tendenza alla ricercatezza. Insomma, autenticamente ” popolare”. Donde, per l’ appunto: ars.

  2. Giuseppe ha detto:

    Grandissimo Professore, come sempre. Come piccolissimo è chi, per partito preso, mette un pollice verso a chi commenta favorevolmente (e come altrimenti) i suoi superbi post

  3. Enzo Sottile ha detto:

    Bravo Massimo per questo tuffo nel passato. Chi, della nostra generazione, non ricorda la sala biliardo del bar Bonomo in quello che fu vicolo del Rilievo! Descrizione puntuale e fedele dell’ambiente e dei personaggi. Se posso, vorrei arricchirla con un’altra vicenda altrettanto simpatica. In quegli anni i fumatori incalliti erano davvero tanti, specie fra i giocatori che tenevano alta la tensione durante il gioco ma anche fra gli astanti, numerosi, che assistevano intrepidi. Ricordo una densa, nauseante, nebbia grigiastra con odore pungente di nicotina avvolgere il tavolo da gioco e i giocatori mentre il pubblico si perdeva sfumandosi, è il caso di dire, sulle pareti della piccola stanza. In questa atmosfera si consuma il fatto che voglio ricordare, raccontatami dal mio amico Saro Brancato, testimone diretto. Il personaggio in questione era il ragioniere Cancila, basso di statura e di carnagione scura e per occhiali due fondi di bottiglia dai quali si riusciva a distinguere due occhi attenti e severi con fare quasi militaresco. Si giocava all’italiana (se ricordo bene, io non conosco le regole del gioco) con bilie e birilli e lui, che era più basso della stecca da biliardo che teneva con disinvoltura in mano, quasi un trofeo, aveva sommato dei punti quando all’ultimo tiro, quello vincente, mentre la bilia ruotava lentamente (non doveva entrare nella buca), il numeroso pubblico, sfumato nel nulla a causa del fumo delle sigarette, fece coro per indispettirlo “buca, buca” e guarda caso la bilia andò in buca facendogli perdere la partita. Allora lui, teso dai nervi ma composto, sentenziò gesticolando con l’indice della mano destra e l’altra in tasca: “…e io non pago (si giocava con i soldi) perché siete stati voi con la vibrazione della voce a dirottare la bilia e a farla andare in buca!”
    Riguardo il restauro deturpante della fontana ranni, o quattru cannola che dir si voglia, devo dissentire quando affermi “…uno scempio… passato sotto silenzio”. Il progetto di restauro è stato redatto dall’Ufficio Tecnico del comune con la collaborazione dell’Arch. Rodo Santoro. Il restauro è stato condotto, come è giusto che sia, protetto da impalcatura di cantiere per cui non si poteva vedere né si poteva entrare. Un giorno, per puro caso, mi trovavo a passare da lì e sentendo rumori meccanici sospetti, che avevo correttamente interpretato come azione meccanica di bocciarda, chiamai il buon Totò Mazzola, storico segretario della Pro-Loco, invitandolo a chiedere chiarimenti urgenti al Comune che, almeno quella volta, intervenne rapidamente a bloccare quella lavorazione. Gli operai avevano iniziato a bocciardare la pietra del paramento lapideo fino alla prima cornice così come si fa per rendere antiscivolo i conci di pietra dei marciapiedi. A lavori ultimati e impalcatura rimossa pubblicai un lungo articolo sul giornale Le Madonie che è stato diffuso in due numeri: una prima parte dedicata alla lettura dell’opera architettonica e dell’iconografia scultorea e una seconda critica all’intervento di restauro mettendo sotto accusa quanto tu dici e altro ancora. A onor del vero c’è da dire che in realtà fortunatamente i blocchi di arenaria del cordolo della vasca sono addossati alle metope che, dunque, sono integre e, si spera, recuperabili da un futuro semplice intervento di rimozione del cordolo. Anche l’Arch. Rosanna Piraino scese in campo, allora, pubblicando un intervento critico sugli effetti negativi del restauro appena concluso.
    Qualche presa di posizione ci fu. Purtroppo Massimo, come sai, le cose a volte si dicono ma non vengono ascoltate da chi di dovere. Tu diresti: è inutili ca frischi o’ sceccu quann’un vò viviri.
    A proposito di fontana l’anno scorso un furgone ha urtato il fonte a conchiglia di sinistra di arenaria, lato Cammarata, danneggiandola facendo sfaldare una porzione di pietra. Avvisato da un passante ho detto di consegnare il frammento al Comune, sperando di vederlo riadeso… che fine ha fatto dal momento che non è stato più ricomposto?

  4. saro brancato ha detto:

    Mi auguro che la testimonianza del prof. Massimo Genchi – a cui siamo grati per la circostanziata e puntigliosa ricostruzione – non rimanga lettera morta come spesso succede.
    Quindi sollecito chi di dovere ad attivarsi per aggiornare i libri di testo di matematica, affinché nelle nuove edizioni sia incluso anche l’intrigante “Teorema di Cammarata”, anche se la sua comprensione, bisogna ammetterlo, può risultare eccessivamente difficile a prima vista.
    La presente lettura di Genchi mi ha stimolato un ricordo simile, quindi non un caso isolato in paese, per cui possiamo convenire che il genio matematico alberghi stabilmente nel DNA dei castelbuonesi.
    Il fatto avvenne al tempo della crisi petrolifera dei primi anni Settanta con le famose domeniche a piedi (ricordate l’austertità?), quando l’inflazione galoppava vicino al 20% e il prezzo della benzina era salito alle stelle, un paesano ebbe a dire: a mmia ‘un mi fùttunu, io sempri milli liri di benzina ci mettu nnà machina.

    Saro Brancato

  5. Massimo Genchi ha detto:

    Enzo, mentre ti ringrazio della importante precisazione relativa alle metope, mi scuso con te e con i lettori per lo svarione del taglio, che pure all’epoca fece discutere e, in effetti, la metopa del lato sinistro sembra tagliata in corrispondenza della gamba.
    Per quanto riguarda la conchiglia di sinistra, guardando tantissime foto sia recenti che d’epoca, sembra che sia saltata una vecchia otturazione, per usare un termine odontoiatrico. Tante foto, scattate a distanza di decenni, mostrano le tre conchiglie variamente sbrecciate in vari punti e poi restaurate. Ecco, in quel punto, l’urto dell’anno scorso potrebbe avere fatto saltare l’otturazione. Ho trovato delle immagini in internet, per es. (https://www.siciliafan.it/fontana-della-venere-ciprea/; https://www.facebook.com/lamiasicilia.pagina.ufficiale/posts/castelbuono-la-fontana-di-venere-ciprea-ros_fede_/877172869412181/), le quali mostrano abbastanza chiaramente che in quel punto vi è un riempimento. Sperando di non avere scritto un’altra sciocchezza.

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