La Villa Belvedere, I viscottê Sparacinu e u pappaaddr’i Culotta

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5 Commenti

  1. saro cusimano ha detto:

    “intra a fauda da cammisa”…

  2. saro cusimano ha detto:

    “intra a fauda da cammisa” è la risposta alquanto vaga e un po’ fuorviante che le mamme e le nonne davano alla domanda relativa a dove si trovassero i tanto ambiti “cosi chini”…

  3. letaanna maria ha detto:

    Caro Massimo, complimenti per le “tue storie” e un cordialissimo grazie per l’opportunità che offri agli “appassionati lettori”. Auguri di buon anno per te e la tua famiglia.

  4. Rosario Polisi ha detto:

    Ormai il Castelbuono-storie è un appuntamento atteso con interesse e curiosità, la cui lettura fornisce numerosi spunti di riflessione sulle spigolature del nostro passato con conseguenti riferimenti alla Castelbuono d’oggi.
    Con lo spirito di dare un contributo all’interazione propria dei blog, mi sia permesso di esprimere due osservazioni.
    La prima è di carattere generale sull’assenza di riferimenti sulla provenienza della documentazione fotografica e cartografica. Credo che tale riconoscimento sia un atto dovuto verso coloro i quali mettono a disposizione di collezionisti e studiosi i documenti di famiglia accuratamente salvaguardati e custoditi per generazioni.
    La seconda è specifica sulla localizzazione del giardino monumentale Belvedere che nello stralcio di mappa ottocentesco (foto 3) viene individuato in verde scuro nell’attuale stabilimento SMAC (ex magazzino belvedere), mentre, se non erro, si estendeva più a nord occupando poco meno della metà dell’ampia area compresa tra il convento di San Francesco e la Matrice Nuova (foto 2). L’altra metà era l’orto del convento con un’importante porzione destinata alle piante officinali. Per quanto riguarda il giardino dei cerasi, mi pare eccessiva la superficie in verde chiaro che comprende tutta l’area tra la Strata Longa e l’odierna via Maurolico, all’interno della quale nel XVII sec. esistevano già molti dei fabbricati della via Cavour ed il conventino degli Agostiniani, mentre era in corso l’urbanizzazione del quartiere Cerasi.
    A meno che il prof. Genchi non fa riferimento ad un’epoca antecedente a quella a cui risale il giardino-villa aristocratico di cui permangono numerosi resti.

  5. Massimo Genchi ha detto:

    Ringrazio quanti (più di un migliaio a settimana) mi onorano della lettura di queste strampalate righe e l’architetto Polisi per i ripetuti attestati di stima, oltre che per le puntuali osservazioni.
    Sì, il giardino della Villa Belvedere è certamente più esteso di quello da me segnato sulla pianta. Lo spirito non era quello di delimitarlo con precisione, ma di dare una visione d’insieme del fiume, della passeggiata, da dove la stessa si originava e come penetrava nel giardino dei Cerasi. D’altra parte, non sappiamo se il corso del fiume era esattamente quello evidenziato o c’erano ulteriori tortuosità, non sappiamo se la passeggiata può sovrapporsi all’attuale via Belvedere, non si capisce se il giardino dei Cerasi comprendesse la via Maurolico, se addirittura si spingesse oltre, se lambisse o si addentrasse, almeno in origine, in quello dei Cappuccini. Ma l’area è quella. E anche durante l’urbanizzazione dell’attuale via Cavour (si veda la puntata del 26 novembre) si doveva vedere il grande giardino, ben definito, con le costruzioni sparse al suo interno.
    Questa rubrica, nata per caso e comunque per gioco, vede i suoi pezzi nascere in poche ore nel fine settimana per cui è possibile trovarvi delle imprecisioni, come è già successo e sicuramente succederà.
    Specificare la proprietà dei documenti pubblicati, che nei libri ordinariamente si fa, in un blog mi sembra eccessivo. Se può servire aggiungo che i materiali iconografici e cartografici pubblicati sono tratti, diciamo al 90%, dal mio archivio.

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