Le porte di Castelbuono, Micu u Pagliaru e a cursa dî zzannetti

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10 Commenti

  1. Rosanna Cancila ha detto:

    Caro Massimo,
    non finiremo mai di ringraziarti per queste deliziose ricostruzioni in cui la storia della toponomastica corre sul filo della storia urbanistica , linguistica e di costume della nostra “cara Castelbuono”; per chi, come me, ama il paese anche fisicamente, cioè nelle sue connotazioni strutturali- alcune delle quali vivono solo nel ricordo- i nomi e le storie che tu ci richiami alla memoria, così abilmente intrecciati e giustificati negli etimi ,negli aneddoti diventati anch’essi storia o leggenda,nei personaggi mitici della nostra infanzia e adolescenza,le fotografie stupende che, da sole, dicono più di un trattato sulla bellezza del paese…tutto ciò costituisce un dono davvero prezioso.
    . E non solo per lo scrupolo, la cura della precisione e del dettaglio, la ricerca storico- linguistica e… tutto il resto, ma soprattutto perchè ci riporta dentro un habitat, un humus culturale, valoriale, sociale di cui ci siamo nutriti, di cui portiamo impressi i caratteri nella nostra identità, quel mondo in cui forse, io spero, è ancora possibile riconoscerci come Comunità.

  2. Sandro Morici ha detto:

    Caro Massimo,
    l’amica comune Rosanna ha espresso egregiamente una serie di commenti perfettamente centrati: non resta che associarsi a lei nei complimenti più che autentici. Grazie quindi per questa tua generosità.
    A proposito di Micu u Pagliaru vorrei aggiungere una sua peculiarità che trovava compimento nei mesi estivi: egli, infatti, quasi ogni mattina faceva un’escursione tra le contrade di Barraca, San Guglielmo e Mandrazze, raccogliendo e confezionando mazzetti di origano, che puntualmente veniva ad offrirci verso l’ora di pranzo. Anticipava il suo arrivo con una vivace zufolata e le mie figlie, piccoline, gli si facevano incontro e lo accompagnavano canticchiando versi sconnessi. A Micu si dava il benvenuto, lo si faceva accomodare a tavola e gli si offiva un abbondante piatto di pasta e un buon bicchiere di vino. E lui teneva moltissimo affinchè accettassimo il suo mazzetto di origano. Erano questi i rapporti d’amicizia d’allora, ma…erano altri tempi…

  3. Antonio Fertitta ha detto:

    Mi ha fatto piacere leggere questo sito su Castelbuono e sono rimasto affascinato da tutte queste informazioni su Castelbuono.Io vivo all`estero a Zurigo (Svizzera) apprezzo moltissimo queste documentazioni e storie del nostro paese,in particolare la storia di
    Micu u pagliari che ho conosciuto quando ero bambino ed abitavo in via parrocchia 30
    e Micu quasi sempre veniva la mattina e si sedeva a suonare il suo fiscaliettu ed io in silenzio lo ascoltavo e lo invidiavo per come sapeva suonarlo.Ho scritto qualcosa nei miei ricordi su di lui e per questo sono contento che non é stato dimenticato.
    Vi ringrazio per il vostro impegno sulla nostra storia,un cordiale saluto,
    da Antonio Fertitta.

  4. Leta Anna Maria ha detto:

    Caro Massimo, mi associo naturalmente ai commenti già espressi e ti rinnovo i miei più cordiali complimenti per questa nuova storia che offri a noi castelbuonesi. E’ importante “coltivare” la memoria storica e tu lo fai egregiamente..

  5. gabriel ha detto:

    La settimana scorsa, mi è successa una gradevolissima coincidenza.
    Sono stato a Ravenna, e avendo lasciato la macchina a forlì, aspettavo l’autobus che mi avrebbe riportato indietro.
    Il conducente del mezzo aveva accento siciliano così ho chiesto se fosse di Trapani. Lui mi ha risposto che era di Palermo. “Anche io” ho risposto di getto.
    Lui mi ha chiesto di quale quartiere ed io ho specificato che in realtà ero della provincia.
    Appena gli ho detto che il mio paese di origine era Castelbuono, con mia grande sorpresa lui mi ha detto di avere fatto il collegio nel nostro paese. L’unica cosa che si ricordava era un uomo che intratteneva i bambini con uno zufolo attraverso una rete che li separava.
    Ho subito risposto che si trattava di Micu ù pagliaru così come ho letto nel tuo interessante articolo.

  6. vincenzo ha detto:

    Ricordo con grande affetto la zia di Micu (mi sembra si chiamasse Concetta). Dopo che venni morso da ”Palummedda” (la cagnetta del suo noto nipote,che a volte se la trasinava dietro al guinzaglio con una corda lunga circa dieci metri)in piu’ di un’ occasione venne a visitarmi,(portandomi pure dei biscotti) e scusandosi per Micu,che evidentemente non era in possesso di tutte le sue facolta’ mentali.

  7. Antonio ha detto:

    Semplicemente favoloso. Grazie

  8. Antonio ha detto:

    Cosa dire, un grazie immenso per le tue ricerche e per le tue pubblicazioni. Bravo e sagace per l’esposizione dei fatti e dei cenni storici.

  9. aurelio biundo ha detto:

    Sono Aurelio Biundo, frate cappuccino e parroco a Cefalù nella Parrocchia san francesco. Grazie di questo articolo che fa rivivere le nostre tradizioni popolari e di quartiere. Veniamo tutti da un passato da non dimenticare ma da tramandare. Nel rispetto di quei valori comunitari, familiari e religiosi che ci hanno formato siamo impegnati a rinnovare il presente. Se posse possibile desidererei non solo l’estratto di questo articolo ma anche il libro che lo contiene. Anche le foto sono importanti; avendo trascorsa la mia infanzia presso la Porta degli angeli, la Chiesa dei Cappuccini, e la Chiesa del Sacro Cuore, forse in qualcuna ci sono anch’io. A chi rivolgersi?

    • CastelbuonoLive ha detto:

      Gentile Padre Aurelio, l’articolo che lei ha avuto il piacere di leggere è solo uno di una lunga serie che il prof. Massimo Genchi ha redatto in esclusiva per CastelbuonoLive.com.

      Al link seguente ne può trovare tanti altri: https://www.castelbuonolive.com/category/storie/

      Questi articoli non sono mai stati pubblicati su carta, le preziose informazioni presenti all’interno (foto comprese) sono il frutto di anni di ricerche storiche che il prof. Genchi ha svolto con certosina dedizione.

      Cordiali Saluti
      La Redazione

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