Lettera aperta al vicepresidente del Museo Minà Palumbo, dottor Salvino Leone

2 Commenti

  1. Salvino Leone ha detto:

    Preg.mo prof. Genchi
    La ringrazio dell’attenzione con cui segue, anche con spirito critico, le iniziative culturali che da vari anni cerco di portare avanti a Castelbuono e mi dispiace sinceramente di quanto lamenta.
    1) Ovviamente non era assolutamente mia intenzione “appropriarmi” indebitamente di ricerche altrui. Sa bene come nel mio libro su Castelbuono io abbia sempre citato scrupolosamente e minuziosamente tutte le fonti, anche quelle solo orali e come abbia ringraziato più di una cinquantina di persone riportando per ognuna di esse lo specifico contributo fornitomi. Come lei riporta si trattava solo di un post su un gruppo di Facebook in cui davo notizia di questa ricostruzione. Dato il “genere letterario” della comunicazione non prevedevo alcuna citazione così come non ho citato la fonte da cui ho tratto la ricostruzione, cioè una testimonianza pubblicata da Giuseppe De Luca (Francesco Minà Palumbo: una vita tra umanità e scienza, “Le Madonie”, 15 gennaio 1991, p.3), alcune foto delle librerie, l’iconografia pubblicata dai proff. Mazzola e Raimondo.
    2) Tuttavia, era già previsto, ed è stato riportato sugli articoli comparsi, un più ampio ed esau-stivo banner in cui riporto integralmente il brano di De Luca, un’attenta didascalia degli og-getti e, naturalmente, le fonti sulle quali mi sono basato compresa la sua. Per cui il suo commento diciamo che arrivato un po’ in anticipo rispetto a quello che avrei fatto e che pre-sto potrà vedere al Museo.
    3) Quanto all’enfasi sulle “lettere” in realtà la ricostruzione (che è stata sempre dichiarata tale senza alcun materiale originale, tranne un paio di diplomi) voleva dare un’idea di quell’intensa attività epistolare riproponendo una delle poche lettere rimaste, un disegno, un mucchietto di carte e altro che si intravede in un cassetto semichiuso della scrivania. Se que-sto, a suo giudizio, può risultare equivoco provvederò a modificare la dicitura nel banner di cui le ho parlato in modo da renderlo più esplicito.
    4) In ogni caso queste osservazioni critiche le ritengo assolutamente costruttive per migliorare una proposta di fruizione di quanto fatto dallo scienziato, al pari di quanto lei sta facendo col sito (il cui link ho riportato nella bozza di depliant museale attualmente in via di realizzazio-ne).
    5) Quanto alla nonchalance di chi si appropria di ricerche altrui sono stato anch’io vittima di tutto questo, persino su autorevoli riviste con gli estremi di un vero e proprio plagio. Ma è più che evidente che posso rispondere solo delle mie azioni, non di quelle degli altri.
    Continuando a seguire con immutata attenzione e interesse le sue ricerche ricambio gli auguri per queste festività natalizie
    Salvino Leone

  2. Sandro Morici ha detto:

    Cosa direbbe lo scienziato F.M.P. come reagirebbe mio nonno Michele (erede unico di F.M.P.) se fossero ancora in vita?
    Certamente si complimenterebbero non solo coi professori di botanica che in anni passati hanno condotto tante analisi di fondo sugli scritti e sulle opere di F.M.P., ma anche col prof. Salvino Leone che oggi ha saputo ricostruire lo studio di F.M.P., e infine farebbero un plauso al prof. Massimo Genchi per la sua rigorosa indagine filologica riportata nel recente volume “Bibliografia dei lavori di Francesco Minà Palumbo”: insomma a tutti costoro che hanno speso tempo prezioso per rivalutare la figura di F.M.P. va (o dovrebbe andare) la gratitudine dei castelbuonesi di tutti i tempi.
    In passato si è messa in particolare evidenza la personalità del “naturalista” F.M.P., giustamente e con grande dovizia di saggi specialistici, cosicchè è stata promossa e propagandata questa sua immagine, tant’è che l’aggettivo “naturalistico” è stato scolpito nella targa di ingresso del museo a lui dedicato.
    Malgrado certi meriti, si è tuttavia creato il mito F.M.P. con attributi molto limitanti, non tenendo conto della complessità della sua figura: un uomo dai tantissimi interessi scientifici, un ricercatore dalle attitudini multidisciplinari, un cittadino vicino alla vita del paese. Chi negli anni ha operato quest’azione di sottovalutazione, ha fatto un affronto ai siciliani e alla loro storia.
    Certo, si sono scritti fiumi di parole sull’iconografia di F.M.P., ma sempre con visione parziale e specialistica sulla descrizione del singolo arbusto o del singolo volatile, e mai si è pensato di far intervenire qualche critico d’arte sulla qualità, sulla bellezza pittorica di quelle 600 tavole.
    Infatti il loro valore è tale che va indiscutibilmente ad inserirsi nella storia dell’arte siciliana.
    Poi, nel 2012 il prof. Massimo Genchi va a ripescare ulteriori 700 lavori scientifici di F.M. P., dei quali si era perduta traccia, e veniamo a sapere che lo scienziato era anche esperto di scienze della terra, era stato acuto biologo, disegnava mappe geologiche per lo stratega De Pretis, ecc.
    Ma F.M.P. era anche medico: cosa e come esercitava quella professione? Lo faceva con la giusta umanità e con senso di solidarietà?
    Quante tesi di laurea si potrebbero sviluppare alla ricerca psicologica di una persona così completa?
    Troppe porte sono rimaste chiuse (o si sono aperte per l’interesse di un momento) in luoghi ove risiede il ricco patrimonio documentale.
    Esiste un archivio dettagliato dei reperti di quel Museo, dedicato ad una persona così illustre del paese?
    Quando il Museo diventerà un “open space”? …per il significato della parola si rimanda ai trattati di museotecnica.
    E infine a chi andrebbero rivolte queste domande?
    Beh, se F.M.P. e se il Museo sono “beni comuni”, il soggetto responsabile in primis non può che essere …il Comune.
    Ai milanesi non basta avere analisi approfondite sui Promessi Sposi o sulle lectio in Duomo, ma occorre sapere soprattutto chi era “l’uomo” Alessandro Manzoni o “l’uomo” Carlo M. Martini: lì è il Comune che promuove e svolge questa continua azione di conoscenza dei suoi figli illustri a beneficio della società.

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