L’intervento dell’arch. Rosario Polisi in merito alla nuova bozza di progetto delle Fontanelle

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5 Commenti

  1. Piro Nicolo ha detto:

    Arte e Cultura . . . Cultura e Arte: le due ancelle del Teatro in una società che non può inaridire pensando soltanto a funzioni, come è accaduto pel Movimento Moderno nell’ Architettura, e a spazi mono e/o polofunzionali. E allora quando si parla di Teatro il pensiero fa un gran e bel salto nel passato dove giganteggiano nomi come Ruggero Guerrieri, uno dei più completi e significativi protagonisti del teatro italiano ai grandi livelli internazionali, ma anche regista e critico negli anni ’40 che come aiuto regista e sceneggiatore abbiamo incontrato in “Ladri di Biciclette” e “Sciuscià”di Vittorio De Sica, e come drammaturgo , consulente e traduttore per Luchino Visconti.

    Arte, Cultura e Teatro che sono vissuti nell’ Incontro di quei due mondi, la Lucania (Guerreieri nacque a Matera nel 1920 e morì a Roma nel 1986) e la Russia-Francia-America della moglie Anne d’ Arbeloff con la quale nel 1957 fondò l , vettore in Italia delle più note esperienze teatrali internazionali.

    Spazio-teatro e l’ amarcord vivo in me, ancora bambino, del vecchio teatro comunale dove il mio dolce nonno Vincenzo mi portava, sedendoci a destra del corridoio centrale, a veder passare il mio amato zio Vincenzino dentro un’ enome gallina di cartapesta colorata in quei giorni del carnevale che sono rimasti colpiti nella mia memoria. Impressionante, poi, di quel teatro comunale era il maestoso tendaggio in velluto rosso che spalancava il palcoscenico davanti al quale era posto il dove trovava posto il suggeritore. Ma ancora più affascinante per me era l’ ingresso dal vicoletto di Via S. Anna le cui pareti erano di un rosso pompeiano con a sinistra la scaletta con ringhiera in ferro in vernice nera che conduceva alla . Si, il cuore si stringe per irrompere nell’ incanto che si offriva agli occhi allorché si entrava nel grande spazio della sala con a destra e a sinistra la sequenza dei palchi e in alto la piccionaia per chi non aveva la possibilità di pagare il prezzo del biglietto della sala.

    Arte e Cultura devono tornare a Castelbuono e il luogo deputato non può essere che il recupero dello spazio teatrale di un tempo incastonato nell’ articolazione spaziale di un edificio di due piani: piano terra adibito ad uno spazio polifunzionale flessibile che pareti mobili (oggi soluzione standard da noi in Germania, ma anche in Italia ed altrove) organizzano, rispettivamente, in unità da adibire a salette dove poter tenere corsi di formazione, e grande spazio, a pareti mobili Ritratte o scomparse, per convegni. Al primo piano il Teatro- sala per concerti, , così da me pensato in una idea-progetto di qualche decennio fa.

    Soluzione possibile nelle proposte di alternative di offerte progettuali e concorsuali sarebbe stata, pur apprezzando l’ apertatura al paesaggio naturale del versante ovest proposta dal Gruppo Monaco. No, certamente, e per ragioni di recupero energetico, alla proposta formale della copertura a due falde di tetto, bensì la timida alternativa di un tetto ad una falda, ma a due gradoni, rivolta totalmente verso sud e, pertanto, ideale per la disposizione di pannelli solari indispensabili ad una concenzione tecnologica ad alto ricupero energetico.

    Ma c’ è uno spazio “sensibile” che non può e deve essere sottratto ad una considerazione organica dell’ intero intervento, che è quello definito dall’ ala destra (vista da sud) del maniero, dalla grande “finestra naturale” aperta sul paesaggio del versante ovest con vista d’ incanto del macigno montano e la “grotta” che in passato tanto ha affascinato la fantasia dei bambini (pensavamo che vi abitasse ), il prospetto nord della ricostruzione e, ad est, la visiva in direzione del complesso chiesastico sul cui tetto piano da decenni continua a troneggiare una invadente, quanto imperterrita, torretta che per nulla ha turbato la sensibilità percettiva dei distratti colleghi locali. Ma tant’ è.

    A mio debol parere l’ operazione di ricucitura spaziale tale non sarebbe, se non si dotasse quello spazio testé definito di una funzione “sociale”, e tale potrebbe essere un su due piani, a forma cilindrica, avvolto in una pelle di termovetro tenuta da una struttura di profili in acciaio Cor-ten. E, allora, la vita, intessuta di movimenti, luce e colori farebbe rivivere un monumento che attende un sapiente consolidamento strutturale e, soprattutto, il ripristino della malta dei giunti tra i conci di arenaria (di origine fluviale?) la maggior parte informi, resa inesistente dall’ azione del tempo (sole, vento dominante da sud e maestrale da ovest, pioggia battente).

    E così siamo ad una delle tante dolenti note stonate che ci serve la malapolitica locale, ispirata dall’ ignavia della consorella nazionale: l’ assenza del concorso di idee e proposte. Lo abbiamo sperimento sulla nostra pelle nel progetto per la ricostruzione del Ponte-viadotto Polcevera di Genova.

  2. Antonio2 ha detto:

    Io sono per il Cine-Teatro. Come in precedenza, le due cose, cinema e teatro, possono coesistere in una simbiosi perfetta.
    Ma niente aule polifunzionali o auditorium.

  3. Massimo Genchi ha detto:

    Nella bozza di progetto che in queste ore ho avuto modo di rivedere e metabolizzare, ci sono diverse cose che non mi convincono affatto.
    1) Le sedie da oratorio non fissate a terra che NON permetterebbero – tra l’altro – di avere uno spazio indoor a norma per pubblici spettacoli ma solo una sala matrimoni o per ogni genere di gozzoviglia a servizio di qualche struttura esterna (non minchium sum)
    2) un foyer immenso per un teatro che non c’è. Una contraddizione in termini (ma siamo nella terra di Pirandello).
    3) La mancanza di un palcoscenico fisso e di quinte non garantirebbe l’utilizzazione prevalente che deve essere per rappresentazioni teatrali e spettacoli musicali. E, come dice l’architetto Polisi, quello è il posto plurisecolare del nostro teatro. E deve essere ridestinato a teatro ed eventualmente (e solo in subordine) ad attività di altro tipo. E non essere una commistione delle due cose.
    4) A proposito di commistione terribile è bocciata da parte mia l’idea dell’orinatoio pubblico con accesso dal cortiletto e comunque nello stabile. Che risulta anche abbastanza volgare.
    5) E siccome io sono per una sala di rappresentazioni teatrali che possa eventualmente essere utilizzata per altro genere (ma prima sempre e solo musica e teatro) gradirei che l’opzione n. 1 fosse quella che prevede una congrua galleria. Sì per avere il maggior numero di posti. Non sono mai stato affascinato da esclusive forme di rappresentazione per 12 persone. Invece ho avuto la netta impressione che l’idea della galleria sia stata presentata svogliatamente perché pare evidente che si faccia l’occhiolino ô cammaruni.
    6) Non mi convince per niente la grande e pericolosa muraglia che corre perimentralmente all’esterno (di fatto un bizzùolu) le falde del tetto che ricordano le chiese della Val Senales, l’abbondante vetro che non so come possa aiutare l’acustica e il “corpo separato” sopra l’orinatoio.

    Vorrei infine ricordare che in quel sito fino al 1949 non abbiamo avuto un teatrino, come l’ha più volte definito in maniera irriguardosa l’architetto Monaco, ma un teatro con una piccola platea e tre ordini di palchi.

  4. Paolo Cicero ha detto:

    Mi limito a riportare quanto ho già commentato sul profilo facebook di Rosario Polisi, il cui post, davvero apprezzabile, offre ai cittadini la possibilità di rispondere al quesito: TEATRO SI, TEATRO NO. Posto che gli attuali progettisti evidentemente hanno risposto, a mio parere, teatro no, non buona pace di chi dovrebbe vigilare nell’interesse dei cittadini, il cui unico pensiero al momento sembra quello di prevedere bagni pubblici al piano -1 del teatro: davvero un’idea qualificante per il teatro e la cultura. I progettisti, che mi avevano fatto sperare anche perché avevano affermato di aver studiato tutte le carte che il comitato aveva prodotto, hanno invece dimostrato che lo studio serviva … ad eludere quello che dicevano le carte! Grazie davvero di cuore signori progettisti.

    Ecco il contenuto del commento che ho già fatto al post su fb.

    Sul fatto che non sia stato progettato un teatro (nemmeno con la “t” minuscola, così i puristi del genere non si indigneranno e non si premureranno a chiosare che lì un teatro non si può fare senza spiegarne i motivi) siamo perfettamente d’accordo.
    Mentre secondo me avrebbe dovuto essere così. Sulla bellezza architettonica del progetto non sono sicuro di poter dare un giudizio non avendo la preparazione di base. A mio parere però le linee troppo acute (anche del tetto), l’uso molto accentuato di vetri (anche per il distacco con i corpi residenziali adiacenti) stridono notevolmente con il contesto dell’area castellana. Se facciamo 10 il massimo voto, 5 per l’aspetto architettonico e 5 per quello funzionale interno, io darei rispettivamente 2,5 e 1,5. Eufemisticamente insufficiente.

  5. Carmelo Mazzola ha detto:

    Sono completamente d’accordo con il commento di Massimo Genchi e sull’ossevazione di Paolo Cicero sulla linea troppo acuta della copertura.

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