Mai affermato la volontà di non voler rinnovare la convenzione per la gestione della Torre dell’orologio alla Pro Loco

5 Commenti

  1. Paura ha detto:

    Quindi il presidente della Proloco si sarebbe inventato tutto… la verità è che quando le intelligenze si muovono, qualsiasi potere ne ha paura

  2. Olivia ha detto:

    Con un gioco di parole, la colpa è sempre degli altri e mai dell’amministrazione.
    Viene da piangere!!

  3. Cosi non va ha detto:

    …e gli altri presenti all’ incontro non hanno capito nulla…la telefonata non c’e stata …gli animi non si sono scaldati …niente offese verbali…nessuna bugia…
    non é successo niente…Tutto a posto come prima …la Pro Loco accetta le scuse dell’amministrazione e del sindaco Cicero (che non sa più come incensare Pro Loco e volontari ) per la piccola incomprensione e continuerà a fare ciò che ha fatto fin ora …con o senza l’apprezzamento di coloro che pensano che i volontari della Pro Loco si guadagnano immeritatanente un bel po’ soldini. Fin che la barca va….

  4. Orazio Cancila ha detto:

    Nel 2013, mi pare, iniziavo un mio commento così: Banco di Corte o Banca di Corte? Forse né l’uno né l’altra. Oggi , alla luce di successive ricerche, posso dire con certezza che a Castelbuono un edificio chiamato Banca (o Banco) di Corte non è mai esistito e neppure una Piazza Banca di Corte. Esisteva invece una casa chiamata Casa di città, sede degli uffici municipali e dei giurati (amministratori dell’Università), che a fine Settecento fu trasformata in carcere. E col nome di ex Casa di città o ex carcere dovrebbe oggi indicarsi l’ex sede della Pro loco, attuale sede del museo del Risorgimento. Lo dico in particolare al sindaco e all’assessore al Turismo, che nel loro comunicato insistono nell’indicare l’edifico come ex Banca di Corte. Aggiungo che una piazza Banca di Corte non è mai esistita. Talvolta, ma raramente, ho trovato “piazza dintro” e “piazza della vecchia Matrice”, mentre la “strata magna di la piazza dintro” o “ strata plateae intus” corrispondeva all’attuale via Sant’Anna e il “quartiere di la piazza dintro” all’area attraversata dall’attuale via Sant’Anna, che poi farà stabilmente parte da un lato del quartiere Manca e dall’altro del quartiere Vallone.
    E, dato che ci siamo, aggiungo anche che a Castelbuono non è mai esistita una Zecca per la coniazione di monete. E’ vero, il marchese di Geraci il 27 settembre 1723 riuscì a ottenere dall’imperatore Carlo VI la concessione del titolo di Principe del Sacro Romano Impero col trattamento di Celsissimus (Altezza), la potestà di battere moneta e medaglie col proprio nome e di titolarsi Dei Gratia nei suoi diplomi. Ma l’unica moneta di cui si ha notizia è una mezza piastra d’argento del valore di 6 tarì, oggi conservata presso il museo Salinas di Palermo, che risulta coniata nella Zecca imperiale di Vienna nel 1725 e raffigura da un lato Giovanni VI con l’iscrizione IOAN:D:G:COM: – DE VIGINTIMIL: e dall’altro lato lo stemma dei Ventimiglia con corona e manto principeschi, circondato dal collare dell’ordine della SS. Annunziata e dall’iscrizione S:R:I:PRINC:MAR CH:GERACIS.1725. Monete del genere erano destinate all’ostentazione, non alla circolazione.
    Grazie per l’attenzione.

  5. La Verità ha detto:

    Ognuno è libero di scrivere ciò che vuole.
    Ognuno è libero di credere ciò che vuole.
    Io non ci credo. Mi sembra la tipica marcia indietro, dopo che si comprende di aver preso una decisione ingiusta ed impopolare (ricordate la paventata sostituzione della direttrice del Museo Civico?)

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