Palestra del Liceo Scientifico di Castelbuono. L’ennesima settimana della vergogna

2 Commenti

  1. Mario ha detto:

    Forse non sai che le province saranno abolite……

  2. Guglielmo ha detto:

    Ben ci sta! Per 20 anni a Castelbuono abbiamo voluto un solo colore (il rosso) ed ecco quello che ci hanno lasciato: un paese senza palestra, senza teatro, senza uno stadio decente, senza un ripetitore per i telefonini, senza nuove aree edificabili. Ci hanno spacciato per 20 lunghissimi anni come il miglior paese delle Madonie, andando in giro per il mondo e raccontando la stessa favola dal Canada alla Romania (chi vuol intendere intenda), non accorgendosi che intanto restavamo indietro, non dico rispetto al resto del mondo, ma rispetto a tutti i paesi delle Madonie. Il Comune di Pollina ha la palestra, anche San Mauro e Cefalù hanno un teatro, Castellana ha il campo di calcio in erba sintetica e una magnifica palestra comunale, Isnello la piscina, Cefalù il palazzetto dello sport. Non c’era bisogno di girare il mondo, bastava girare per i paesi del circondario per capire che stavamo restando indietro. Altro esempio lampante di arretratezza e miopia delle passate amministrazioni: il PIT e il PIST. E’ inconcepibile che Castelbuono, secondo comune delle Madonie per numero di abitanti dopo Cefalù, non abbia avuto nell’organico di tali importanti strumenti di programmazione negoziata un solo rappresentante.
    Ma d’altronde, cosa poteva importare ai nostri lungimiranti amministratori di restaurare un teatro oppure di costruire una palestra? Tanto lì non potevano certo impiantarci un bar o una bottega, meglio restaurare un Eremo…
    Ma la cosa più grave è che alla “Grande Bugia” ci abbiamo creduto tutti. Siamo convinti di essere i migliori del mondo, solo perché in tutte le televisioni del mondo è passato qualche servizio televisivo con gli asinelli.
    Ma adesso è giunta l’ora di guardare in faccia la realtà: siamo rimasti indietro, a livello di infrastrutture siamo l’ultimo paese delle Madonie, non il primo, come ci hanno raccontato.
    Ma ormai è troppo tardi. E’ finito il tempo delle vacche grasse. Non ci saranno più finanziamenti: il treno è passato e noi l’abbiamo perso. Non ci resta che dedicarci alla vera vocazione del nostro territorio, pastorizia e agricoltura e ringraziare chi ci ha ridotto così durante gli ultimi due decenni.

    Ti salutu, ‘u frati

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