Parlami d’amore Mariù, tutta la mia vita sei tu (è amore, unn’è bbrùod’i Cìciri!)

Forse ti piacerebbe leggere...

6 Commenti

  1. Cuntintizza ha detto:

    Storia, ironia e constatazione di “sfacelu”!!!. Prima o poi finirà, nel frattempo ringraziamo il prof Genchi, per farci rivivere il passato ormai remoto.

  2. Giuseppe ha detto:

    È sempre un piacere leggerLa, Professore

  3. Rosanna Cancila ha detto:

    Pur conoscendo le notizie e le informazioni riportate nel pezzo del professore Genchi, cosi come le bellissime foto ,documenti più unici che rari, voglio ancora una volta ringraziarlo per l’ennesima testimonianza della storia e della memoria dei luoghi , per la suggestione derivante dalle descrizioni dettagliate dell’assetto urbano, ( ma ci pensiamo al Giardino del Paradiso, e a tutti gli altri esistenti all’interno del paese?), per l’incessante opera di divulgazione di fatti, aneddoti, modi di dire, ricordi di personaggi più o meno memorabili, insomma di tutti gli elementi caratteristici e connotativi del nostro “ genius loci”.

  4. Angelo ha detto:

    Rimango sempre affascinato a leggere i suoi bellissimi articoli, ci fanno sapere notizie storiche del nostro paese che altrimenti alla maggioranza non arriverebbero mai, complimenti al professore Genchi per quanto fa’ e per come ce lo propone.

  5. Orazio Cancila ha detto:

    Una integrazione: esisteva una quinta porta, la Porta di terra, forse la più antica, sulla cinta muraria che delimitava il borgo Ypsigro e poi Castrumbonum anteriormente all’espansione extra moenia degli ultimi secoli del Medio Evo. Si apriva proprio nel punto in cui la via Sant’Anna improvvisamente si restringe (o si allarga, secondo i punti di osservazione), ossia tra l’attuale casa Quadalti-Genchi (ex Flodiola e poi Torregrossa) e casa della sua defunta professoressa Castrovinci (ex Petagno e poi ex Guzzio).
    Le altre porte erano di costruzione successiva. La Porta di Pollina, che si apriva sulla ruga subtana (l’attuale via Collegio Maria), ritengo fosse collocata all’altezza dell’incrocio con l’attuale ripidis-simo vicolo delle Ferriere, là dove la via Collegio Maria si allarga per confluire poco oltre nella attuale via San Paolo, ossia nella ruga fora Porta di Pollina, dove nella seconda metà del Cinquecento risultavano già ubicate parecchie stalle.
    Il catasto borbonico di metà Ottocento indica come strada per Cefalù quella di Ponte Capello, il cui itinerario è stato ricostruito dettagliatamente dal prof. Genchi. Ho invece la convinzione (ma non ho alcuna documentazione in proposito) che l’itinerario più breve per raggiungere Cefalù da Castelbuono fosse attraverso Sant’Elia. Era la strada che negli anni Cinquanta del Novecento vedevo personalmente percorrere in tutte le stagioni dagli impiegati di Boglino, allora proprietario di Sant’Anastasia, per raggiungere l’Abbazia, come pure dagli assegnatari della Riforma Agraria di lotti di terreno in contrada Zurrica (presto abbandonati per emigrare in Francia e in Germania) e ancora dai mulattieri che acquistavano il vino nella contrada Vignale di Cefalù. Il passaggio del torrente Castelbuono avveniva in contrada Fiumara, nel punto dove un tempo era ubicata una fornace di calce, con il seguente itinerario: Castelbuono, Porta di Cefalù o Porta di Pollina, Mulinello, torrente Rametta o San Calogero (ai tempi della mia infanzia l’acqua aveva divorato buona parte della strada; ne esisteva soltanto un pezzo in prossimità del ponte di San Calogero, privo di accesso da sud e quindi impraticabile, cosicché si costeggiava come si poteva il letto del torrente, che notoriamente aveva una modesta portata), breve tratto stradale dal ponte San Calogero sino alla fornace del Passo di Nigrello, Piano Fondaco e fornace della Fiumara, dove avveniva il guado del torrente Castelbuono e si imboccava la strada per Sant’Elia, Sant’Anastasia e Vignale.
    Da Vignale era facile raggiungere Cefalù.

  6. Claudia Di Giorgi ha detto:

    Caro Massimo, racconti in modo egregio la storia di Castelbuono e le dai un’anima…Ancora una volta!
    La ”mia” piazza San Paolo dove sono cresciuta e, da poco, ritornata…
    Peccato che quella bella fontana sia poco valorizzata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.