Pier Paolo Pasolini nel centenario della nascita. Il ricordo della prof.ssa Rosanna Cancila

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10 Commenti

  1. Turista. ha detto:

    La cultura può renderci liberi e forse anche felici.
    Grazie Prof.ssa Rosanna.

    • Renato Pilutti ha detto:

      Grazie del prezioso articolo, cara professoressa, equilibrato e competente. Lo posso dire da filosofo friulano e da docente. Un solo piccolo appunto: il “Friulano” si deve denominare lingua, non dialetto, come attesta la sua grammatica romanza, con prestiti slavi e germanici, nonché con la sua storica letteratura, nella quale si annovera Pasolini (circa la sua prima raccolta di poesie sarebbe bene citare il titolo originale in friulano “Puisias a Cjasarsa”), Carlo Sgorlon, Amedeo Giacomini, Elio Bartolini, Dino Menichini e Pierluigi Cappello, tra altri

      • Rosanna Cancila ha detto:

        Grazie, gentile collega, dell’apprezzamento e del rilievo più che opportuno: il friulano è una lingua, non un dialetto. Imperdonabile lapsus.

  2. critico ha detto:

    Gent. Professoressa,
    mi complimento per la prosa della critica. ho letto il suo pezzo, da cui evidente emerge un punto di vista positivo su Pasolini, un’ammirazione per l’opera letteraria e non solo, che permea il suo punto di vista, non a caso formatosi in quegli anni settanta in cui le contraddizioni intrinseche dell’Italia collisero in una conflagrazione distruttiva. Io mi permetto di dissentire, non sul valore letterario o artistico, non ho la presunzione di averne le competenze, ma sulla mitizzazione della figura di Pasolini, che se non fosse morta come è morta in un sardanapalesco congresso sfociato in violenza. non sarebbe stato probabilmente eretto a mito da una certa generazione. Ed io mi chiedo, in quella letteratura ed arte distruttiva che raccontava anche turpitudini di una società allo sfascio, non vi è la responsabilità nichilista dell’autore, che raccontava con lenti nere delle realtà di miseria materiale e spirituale? Aveva ragione Montale. Senza parlare delle generazioni di sessantottini abbeverati da quella cultura che hanno contribuito allo sfascio della scuola italiana

    • Rosanna Cancila ha detto:

      Gentile critico, la ringrazio per l’attenzione e per i complimenti. Con qualche precisazione. Sicuramente non mi sono spiegata chiaramente, ma credo di aver detto che Pasolini non è un grande scrittore e neppure un grande regista, anzi affermo che forse il suo eclettismo gli nocque…
      La mia “ ammirazione”, semmai, è per la sua acutissima intelligenza, per la curiositas verso molteplici forme artistic che ed espressive, per il coraggio di un pensiero libero, fuori dal coro, per la eccezionale capacità di leggere il suo tempo e di prevedere il futuro.
      Dico anche che solo dopo l’orrenda morte , divenne un eroe…
      Quanto al contenuto delle sue opere, alla rappresentazione del degrado morale e materiale dei suburbi, dovremmo fare un discorso più lungo e articolato che ci condurrebbe lontano, alle radici della sua interiorità: dal legame indissolubile con la madre, alla morte di due fratelli, dalle esperienze infantili, alla delusione per la politica del PCI…
      Per quel che concerne, poi,le responsabilità di Pasolini teorico del Sessantotto si apre un altro interessante capitolo che, in questa sede, non è possibile trattare; di certo, però, egli aveva capito che alcune riforme avevano già avviato un declino della Scuola italiana e, tanto per fare un esempio, si batté contro l’abolizione del latino alle medie, scrisse in difesa degli studi classici, in più occasioni,suscitando anche qui le reazioni indignate dei progressisti baldanzosi contro la scuola classista. Pasolini amava i classici . Era un umanista.
      Un umanista in un mondo che cominciava a perdere sempre più i valori dell’Umanesimo, preferendo quelli di una società tecnocratica.

  3. Marialuisa ha detto:

    Pienamente d’accordo con la Prof. Cancila, sotto ogni punto di vista.

  4. Pozzo massimo ha detto:

    Purtroppo professoressa,per giudicare della grandezza di un artista,bisogna in qualche modo raggiungere il suo livello…e per questo in Italia pochi hanno capito la grandezza di pasolini…forse nessuno…eppure lo guardano ,lo giudicano dall alto in basso…ed io mi domando…cosa hanno fatto…cosa mi lasciano…pasolini,grande o meno,chiunque giudichi per sé…una volta conosciuto resta nel cuore…

  5. Maria ha detto:

    Carissima collega, il suo articolo pecca di parzialità, come tutti, o quasi, gli articoli su Pasolini. Tutti coloro che scrivono su di lui sembrano i ciechi che volevano sapere come fosse fatto un elefante, e così il primo toccando la proboscide disse che l’elefante era lungo e stretto, mentre un altro cieco, toccando l’orecchio disse, no, ti sbagli, è largo e piatto! E così via. Cercare di descrivere Pasolini fissando la sua produzione letteraria soltanto, senza aver letto il suo epistolario, ad esempio, o senza aver visto tutti i suoi film, risulta terribilmente fuorviante. Quando lei dice che Pasolini fu eclettico e che avrebbe dovuto forse concentrarsi su una sola “arte”, lei pecca d’incomprensione. Pasolini, come alcuni grandissimi artisti del passato, ad esempio Giotto, che egli ammirava moltissimo, ha voluto padroneggiare più di un linguaggio espressivo, riuscendovi appieno. Io ho fatto la maturità classica scrivendo un tema su di lui nel ’79 al liceo Visconti di Roma, ricordo bene quegli anni. Ora, da professoressa, sto preparando una conferenza su di lui, e scopro che se non si considera tutta intera la sua produzione artistica, la nostra conoscenza è solo parziale. Pasolini ci costringe ad andare più a fondo, se consideriamo che di media egli scrisse cinquanta pagine al giorno, allora questo vuol dire che voleva farsi conoscere, ma solo da chi avesse il coraggio di andare a fondo. Ho decine di libri su di lui, ma ritengo fondamentale l’epistolario e le foto del tragico ’75, quelle che lo ritraggono nudo, che ci tramandano il suo corpo, poi ridotto a brandelli di sangue. Perché ci manca? Perché prendeva la vita a morsi, appunto con tutto il corpo, e forse questa fisicità così forte la troviamo solo in alcune rare creature. I poeti, solo i poeti. Maria Di Fronzo

    • Giuseppe ha detto:

      Onestamente io proprio non riesco a vedere arte nel film Salò o Le cento giornate di Sodoma, una mezza porcheria che riprendeva De Sade. Solo per il gusto di dare addosso ai fascisti repubblichini.

  6. Rosanna Cancila ha detto:

    Gentile professoressa Maria, concordo pienamente con lei. Il mio breve ritratto non ha la pretesa di esaurire il complesso mondo e la ricchissima personalità di Pasolini… voleva essere soltanto uno spunto per invogliare alla lettura o rilettura delle sue opere , a rivedere i suoi film… ( forse è utile precisare che è stato scritto per la commemorazione del Centenario da parte del Consiglio di biblioteca di Castelbuono, di cui faccio parte.)Se avessi voluto produrre un saggio critico , ,anch’io, ccome lei, avrei parlato del suo corpo, quel corpo piccolo e robusto , da atletico calciatore, quel corpo massacrato e straziato, ultimo fotogramma fisso nella memoria.
    Non ho letto tutto di Pasolini o su Pasolini, ma abbastanza per sapere che la sua fisicità fu ingrediente fondamentale di ogni esperienza esistenziale e artistica…ho visto tutti i suoi film ed anche le interviste- inchieste per la TV.Ho letto le sue poesie.
    Quanto alla mia affermazione che l’eclettismo non gli giovò, è solo un commento , un tentativo di trovare una spiegazione ai giudizi negativi della critica più recente .
    Ho scritto, e l’ho detto, sull’onda dei ricordi, delle letture e degli studi ( Laurea in lettere classiche nel 1973) . Non sono un critico letterario . Soltanto un’appassionata lettrice, amante della letteratura , che questo amore ha cercato di trasmettere con ogni mezzo ai propri alunni.

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